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  • In ricordo di Filippo

    Monet sei tu

    Nulla è senza il contributo della passione.Fare la differenza è non scadere nell’indifferenza.Due frasi,due slogan.Due polmoni,i tuoi. Immagazzinavi aria in queste parole e inondavi chiunque ti circondasse con energia,dinamismo e luce. Scrivere di te è la cosa più facile per me non per una scontatezza di argomenti,ma perché mi riesce semplice scrivere di te con la musica alle orecchie. La stessa musica che in fondo e dall’inizio aveva segnato il nostro primo incontro da Monet.Ci guardavamo con aria circospetta,ti ricordi? Ma in entrambi scaturiva un sorriso elettivo,quasi come avessimo suggellato dall’inizio,e dico dall’inizio per dire da subito,quel sottile filo che univa le nostre essenze artistiche.E devo dire che hai sempre fatto la differenza come recita il secondo slogan.Anche come dicevi questa frase.E come la ripetevi.La ripetevi tante di quelle volte che spesso mi veniva da riderci su con spontaneità senza ironia,ci credevo e ci credo anch’io. La differenza è quello che hai creato in questa piccola ma grande comunità.Hai saputo cogliere da subito la radice di una passione vera e di un’arte,il senso della radice,il senso di appartenenza ad una collettività. Hai fatto leva con naturalezza sui tuoi modi di porti e di essere,umili dentro,raffinati e estrosi fuori.Sì,eri estroso. Anch’io lo sono. Ma sappiamo benissimo entrambi che l’estro non è né una barriera né uno snobismo.E’ un modo dell’essere. Forse l’essere stesso.Ed è coraggio.Ed è libertà.Tanto.Mi rimane ancora impresso il tuo ultimo status su What’s up ‘Io con te’,riferendoti suppongo,sicuramente,al nido d’amore che intendevi costruirti con la tua ragazza con spirito di nobiltà e di conquista.E sì.Perché chi più di un artista sa quanto è difficile costruire le fondamenta di un rapporto fino alle tegole.Con fierezza.Tegola a tegola,fino al tetto.Con verità e rispetto.La tua essenza sapeva proprio di ‘mura domestiche’,le stesse di partenza di cui avevamo modo di palpare il profumo nel tuo salone,insieme al tuo team e ai tuoi genitori soprattutto.L’altra parola chiave della tua artisticità era ‘famiglia’.Anche di noi tutti tuoi amici volevi fare una grande famiglia,e di questa famiglia amicale farne tu l’ala protettiva e raggiante.Ma l’impatto più decisivo a lasciarci tuttora un vuoto dentro era la tua musica.La tua musica era un ballo fatto di gesti,suoni e ritmi caraibici.Che ti trascinavano.Volente o nolente.Tra tutti i tuoi utensili del mestiere.Io mi sentivo proprio a casa.Si parlava,si scherzava.E credo questo sia il fondamento dell’amicizia più autentica,quel disinteresse che si situa tra due visi,tra due registri comunicativi diversi ma tanto uguali.E l’arte è proprio questo,il visionario che diventa reale.Quello che sto scrivendo.Come nella marea.E l’arte ha bisogno di tanto spazio per esprimersi,la creatività in sé ha bisogno di spazio per esprimersi,ne so qualcosa.Tu come riuscivi a trovarlo questo spazio?Lo trovavi nella quotidianità di un evento,di uno spacco di vita vissuta,da una battuta,da un entusiasmo del giorno.Hai dato vita ai minimal dei calciatori,ai tagli londinesi ultimamente concepiti dai trend,al classic,al wild fino ad arrivare alle acconciature delle spose.Le spose,le donne.La donna era origine e punto d’arrivo quasi in un moto circolare nella tua vita.La donna,la mamma,la sposa.Una triade al bacio nella tua arte.Nella tua vita.Sono in tantissime a dichiarare di essere state risollevate con gioia da te,ad essere spronate,ad essere esaltate nella loro femminilità.E poi la donna genera il bambino.Un altro tassello basilare per te.Per l’arte e l’artista in generale.L’artista è un po’ il bambino di se stesso,fatto di emozioni,incanti e meraviglie.Un bambino che non cresce per certi versi.Il bambino ‘tocca’ un mondo e lo vede.E crea,cioè ce lo ripropone come lo vede,filtrato dal di dentro.Non mi permetto di calcare la mano parlando del rapporto con Fulvia,la tua mamma,ma si evinceva ad occhio nudo che c’era un’intesa forte,fatta di fiducia,amore e stima reciproca.In ogni artista ci sono mille persone,l’artista è un po’ un palazzo in cui ci sono tantissimi condomini.Ed è il nostro cuore a gestirli.Ed è qua che si infittisce la trama di tessitura tra due artisti.Sapevamo noi di capirci al volo su quale artificio creare anche per stupire,magari in un mio stage canoro.Tu ti sei sempre spinto oltre il tuo studio,oltre un aggiornamento con me.Avevi avviato quello sperimentalismo tipico di chi osa.Perché arte è osare.Tentare.E io te lo concedevo.A priori sapevo qualsiasi cosa fosse venuto fuori mi sarebbe piaciuto.Perché dettato da un’essenza simile alla mia,espressiva e persuasiva.Ed io per sinestesia a volte ho tratto delle ispirazioni un po’ warholiane nella composizione,anche da questo,tra le mie svariate ispirazioni.Sei stato un maestro anche nella mia musica,anche se non te l’ho mai detto.E’ questa la bellezza dell’arte.Dal nulla si crea tutto.Con trasporto e con passione,come dicevi tu.Tante volte mi sono chiesto il perché della parola Monet come denominazione della tua attività dalle origini.Monet è l’acqua di una rugiada dove navigano le ninfee.E non solo.Monet sei tu,perché ognuno può essere qualsiasi cosa se lo vuole con fedeltà e credo.Ognuno può essere un’opera d’arte,un po’ alla maniera dannunziana.Io sono stato i tuoi tagli,e quindi sono stato te in tutto e per tutto.Se potessi fermare la crescita dei miei capelli lo farei,ma non si può.Sarà difficile anche per me ritrovarmi in questa dimensione,mi ci vorrà del tempo.Mi ci vorrà un po’.O forse non ne uscirò mai da questo stato in merito ai miei capelli.Resto sospeso tra un ricordo,una lacrima trasparente e un sorriso per sempre.Resto sospeso,perché ho capito quanto tu fossi importante e istruttivo,quanto tu fossi essenziale per tutti noi.E resto sospeso,come un’alga nel mare.E questo naufragare è dolce,eterno in eterno sin dal primo giorno,

     

                                                                                                                                              Francesco Consilvio

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