«Nella rete ospedaliera abbiamo la possibilità di mantenere la dialisi con il medico, ma non possiamo avere un punto dialisi se non c’è un pronto soccorso. Ci stanno togliendo dei diritti e i cittadini resteranno senza tutele. Vedi questi anziani, che hanno contribuito a costruirlo l’ospedale, e ti senti come se di li avessi traditi. Con i miei colleghi abbiamo resistito a tante cose, ma questa fine non ce la meritavamo».

E’ il passaggio dell’intervista rilasciata dall’assessore comunale al Sociale, Enrica Sciullo, alle telecamere di “Presa Diretta“. La troupe della nota trasmissione televisiva di inchiesta ha realizzato un servizio tra Agnone e Isernia per raccontare le difficoltà di accesso alle cure sanitarie e le conseguenze della crisi ultradecennale del sistema sanitario regionale. Tra le persone intervistate, appunto, l’assessora comunale della Giunta Saia, Enrica Sciullo, che è anche infermiera presso l’ospedale “Caracciolo”, quello che i commissari vogliono declassare e quindi smantellare.

«Qui in Alto Molise un ospedale di area disagiata non è un favore al territorio, è l’argine pubblico contro l’abbandono» commenta la giornalista Francesca Nava, che ha realizzato il dettagliato servizio. «Ci stanno cancellando in maniera scientifica. – riprende Enrica Sciullo, tra le lacrime per la rabbia e l’impotenza contro i cosiddetti decisori politici – E non abbiamo neanche l’elisoccorso; non c’è rimasto niente. Se non c’è un posto dove correre, in caso di necessità, e allora come la garantisco la sicurezza di un territorio?». Poi la troupe si sposta verso il “vecchio” ospedale nuovo, quello i cui lavori sono iniziati e non sono mai stati portati a termine e ora è l’ennesima opera incompiuta, altri soldi pubblici, dei cittadini, buttati al macero. A scortare la giornalista e l’operatore è l’ex cappellano del “Caracciolo”, don Francesco Martino, che è anche un pubblicista.

«E’ costato circa dodici miliardi di lire, – ha spiegato il sacerdote – all’epoca, e parliamo del 1990. Gli anni d’oro dell’ospedale di Agnone, durante i quali c’era un’attività chirurgica elevata, venivano dall’Abruzzo e dal Lazio a operarsi. E non lo abbattono, rimane così». La visita continua all’interno dell’ecomostro, un «monumento allo spreco diventato una discarica», dove ci sono rifiuti speciali di tipo sanitario, macchinari, presidi medici, referti con dati sensibili, suppellettili, strumentazioni, ricette, così, alla mercé di chiunque passi, senza che nessuna istituzione muova un solo dito per bonificare, ma anche solo mettere in sicurezza quel sito, un ex cantiere edile ormai abbandonato da decenni.

«Stiamo tornando verso questo sistema che funziona così: il pubblico si limita ad acquistare le prestazioni sanitarie dal privato. Il problema è che il privato prende solo ciò che è vantaggioso, non prende tutta l’assistenza sanitaria. In Molise il privato è finanziato dal pubblico, quindi si cercano sempre più quote del pubblico per garantire la loro attività convenzionata. Ci vogliono dei correttivi, ma serve un serio esame di coscienza da parte di tutte le forze politiche». Il sospetto, dunque, è che si continui a tagliare nel pubblico, ridimensionando e chiudendo reparti e servizi, al solo fine di avere l’alibi per poi alimentare il privato, che pure funziona ed eroga servizi di alta qualità. I due settori possono sicuramente convivere, ma non l’uno a danno dell’altro, perché altrimenti a rimetterci sono solo i cittadini. Il problema cruciale che don Martino denuncia alle telecamere di “Presa Diretta” è rappresentato dall’extra budget: prestazioni sanitarie che i privati convenzionati erogano oltre i tetti di spesa fissati.

Il commissariamento della sanità sarebbe dovuto servire proprio a mettere ordine nei conti pubblici, invece dopo diciassette anni di soldi spesi per le indennità di carica dei commissari governativi, nulla è cambiato, anzi, si è andati sempre peggio e il paradosso è che mentre si continuano a tagliare reparti e servizi nel pubblico, «milioni di euro di fatture per prestazioni extra budget erogate dai privati restano al centro di contestazioni e contenziosi» sottolinea la giornalista Francesca Nava. Tutto il servizio d’inchiesta ruota attorno alla domanda: come vengono spesi e controllati i soldi della sanità pubblica in Molise? Soprattutto il fiume di denaro che dalle casse pubbliche va verso il privato convenzionato. L’inchiesta giornalistica, destinata a scuotere non solo le coscienze di molti, è disponibile in replica su Raiplay.
fb