L’Atc Vastese informa i cacciatori che «oggi ci è pervenuta la segnalazione da parte di un nostro cacciatore relativa all’abbattimento di una lepre che presentava evidenti alterazioni fisiche sul corpo. Sentita la ASL Veterinaria, ci è stato consigliato che, qualora si verificassero altri casi simili, è necessario far pervenire l’animale integro presso il Centro Veterinario di Vasto, per gli opportuni accertamenti diagnostici presso l’Istituto Zooprofilattico. Tale procedura si rende particolarmente necessaria in questo periodo, vista la diffusione della mixomatosi e di altre patologie a cui è soggetta la lepre. Si raccomanda di non consumare le carni e di maneggiare l’animale con guanti».
Per la prima volta è stata rilevata nel nostro Paese la presenza dell’ha-Myxovirus (noto anche come Toledo-MYXV), un ceppo ricombinante del virus della mixomatosi capace di infettare non solo i conigli, ma anche le lepri, specie colpita sporadicamente da questa malattia.

Comparso per la prima volta in Spagna nel 2018 come esito di un evento di ricombinazione genetica, il ceppo si è progressivamente diffuso in Portogallo, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria. L’arrivo in Italia conferma dunque un trend di diffusione già in atto in Europa da qualche anno.
La forma clinica è sovrapponibile alla malattia classica e si manifesta con lesioni nodulari su testa, occhi, naso, zampe e regione anogenitale, edema e congiuntivite che nei casi più gravi può portare a cecità, oltre a lesioni polmonari. Essendo il virus fortemente immunosoppressivo, favorisce spesso coinfezioni batteriche secondarie, che risultano frequentemente la vera causa di morte degli animali. La trasmissione avviene sia per contatto diretto sia tramite insetti vettori come zanzare, pulci e mosche, motivo per cui la malattia ha un andamento tipicamente stagionale. Non essendoci ancora immunità di popolazione, si può ipotizzare che serviranno dai 3 ai 5 anni prima di raggiungere una protezione diffusa nella popolazione selvatica.
La malattia può essere trasmessa anche alle popolazioni di coniglio, domestico e selvatico, con eventuali implicazioni di carattere economico ed ecologico. Inoltre, essendo annoverata tra le malattie di categoria E, è soggetta a notifica obbligatoria e sorveglianza secondo la normativa europea. Risulta dunque importante una sorveglianza attiva e passiva, tramite l’analisi di carcasse rinvenute morte e di campioni prelevati durante l’attività venatoria, in modo da monitorarne la diffusione e applicare tempestivamente le corrette misure di controllo.
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