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mercoledì 23 Settembre 2026
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Studenti stranieri in classe, la piccola scuola di Belmonte del Sannio dà lezioni alla premier Meloni

Domenica scorsa, alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l'arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento volto a limitare la concentrazione di studenti non italiani nelle scuole del Paese.…

Domenica scorsa, alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento volto a limitare la concentrazione di studenti non italiani nelle scuole del Paese. Nella realtà, invece, soprattutto nei piccoli centri montani come quelli dell’Alto Molise, succede che proprio i bambini definiti per legge extracomunitari salvano le scuole, perché permettono di formare classi e tenere aperti plessi che altrimenti, con le sole risorse autarchiche, chiuderebbero per mancanza di numeri.

La lezione, che potrebbe essere un insegnamento anche per la premier Meloni, arriva da Belmonte del Sannio. Perché, come sottolineano dal Municipio guidato dall’inossidabile Errico Borrelli e dal suo delfino Dalio Mastrostefano, «finché suona la campanella, il paese è vivo». E parlano infatti di «splendida controtendenza della nostra scuola» gli amministratori di Belmonte. «A distanza di una settimana dall’apertura della scuola, siamo immensamente felici di condividere con tutti voi un dato prezioso e straordinario. – spiegano – Mentre troppo spesso, parlando di aree interne, si raccontano storie di spopolamento, di servizi che si riducono e di aule costrette a chiudere i battenti per mancanza di bambini, a Belmonte la storia sceglie di andare in controtendenza. Per l’anno scolastico 2026-2027 registriamo un traguardo che scalda il cuore: passiamo da sette a dodici alunni della scuola primaria. Un segnale potentissimo, impreziosito anche dall’arrivo di una famiglia extracomunitaria che ha scelto il nostro borgo per far crescere i propri figli».

Quasi raddoppiati, dunque, gli alunni, come se lo spopolamento non intaccasse la comunità belmontese. Compresa la lezione, Giorgia Meloni? Senza quella famiglia extracomunitaria probabilmente quella scuola sarebbe andata di difficoltà e non ci sarebbero stati i numeri per mantenere aperto il plesso. Non è difficile da capire, anche perché a Roma, nei palazzi del potere, applicano spesso la famosa logica dei numeri quando si tratta di tagliare servizi, a cominciare da quelli sanitari. In questo caso proprio i numeri dicono che i bambini che per legge non sono o non sono ancora italiani riescono a salvare, per il solo fatto di iscriversi, le scuole italiche che altrimenti sarebbero destinate a chiudere domattina. E chiudere una scuola, in un paese, significa perdere tutto un mondo di relazioni e anche una piccola, ma importante economia per la comunità locale.

«Questa è la dimostrazione tangibile che Belmonte è un paese vivo, attrattivo, capace di offrire un futuro alle giovani famiglie. – riprendono dall’amministrazione a guida Borrelli – La pluriclasse rappresenta per noi un valore aggiunto straordinario. È una meravigliosa bottega del sapere, una scuola a misura di bambino dove le differenze di età si fondono, i più grandi imparano a guidare i più piccoli e ogni bambino riceve quell’attenzione e quel calore unici che solo una grande famiglia sa regalare». Differenze che si fondono ancor meglio grazie ai bambini di origine marocchina. «Un pensiero speciale va anche ai nostri piccolissimi della materna, che in questi giorni hanno iniziato il loro nuovo percorso presso la scuola di Agnone. – continuano dal Municipio – A loro e alle loro famiglie va il nostro augurio più affettuoso, con la certezza che l’amministrazione comunale sarà sempre al loro fianco: per tutti, infatti, il Comune, a partire dal primo ottobre, mette a disposizione il servizio scuolabus, affinché la distanza non sia mai un ostacolo, ma solo un viaggio verso la crescita».

La riflessione finale dell’amministrazione di Belmonte del Sannio andrebbe davvero inviata all’attenzione della presidenza del Consiglio dei ministri: «Finché in un piccolo paese c’è una scuola che pulsa e una campanella che continua a suonare, quel paese non morirà mai. È il battito del nostro futuro, ed è la prova che, insieme, possiamo continuare a far vivere le nostre comunità». E sta nella parola “insieme” l’insegnamento che il piccolo centro montano dell’Alto Molise offre alla premier in carica: senza distinzioni di provenienza, di nascita, di suolo, o di carte di identità, perché i bambini sono bambini e, nel caso specifico, sono già in grado di salvare le scuole. «”Aprire i libri, salvare il mondo” scriveva Gianni Rodari, – chiudono dal Municipio – Noi, nel nostro piccolo, il nostro mondo lo salviamo così: custodendo la nostra scuola e i nostri bambini».

Francesco Bottone

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