Il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, definisce la perdita del diritto alla salute come «una sorta di decreto di espulsione» per i cittadini dell’Alto Molise. Il consigliere comunale Giovanni Amedeo Di Nucci, ex primario dell’ospedale di Agnone, denuncia che questo progetto porterà a una «catastrofe». Sono solo due passaggi della puntata di “Presa Diretta“, girata in Alto Molise e che andrà in onda questa sera su Rai 3 in prima serata. La trasmissione di inchiesta e di approfondimento fa le pulci alla sanità molisana, commissariata da decenni nel pubblico e sbilanciata verso il settore pubblico, che pure eroga servizi di alto livello.

Tra le questioni sviscerate dai giornalisti di Rai 3 la querelle del “San Francesco Caracciolo” di Agnone che i commissari Di Giacomo e Bonamico vogliono pervicacemente trasformare in un ospedale di comunità, declassandolo dall’attuale status di ospedale di area particolarmente disagiata. Non si tratta di una mera questione linguistica, di definizione, perché l’ospedale di comunità è, nei fatti, una struttura sanitaria per pazienti cronici, non per le acuzie quindi, a gestione infermieristica e soprattutto non prevede un Pronto soccorso.

In buona sostanza si chiude l’ospedale di Agnone e dell’Alto Molise, per risparmiare quattro spicci, bilancio Asrem alla mano, trasformandolo in una sorta di poliambulatorio. La cosa potrebbe anche funzionare, ma la casistica nazionale dice che funziona solo se strutture simili vengono attivate in prossimità di un ospedale vero e proprio, perché comunque bisogna garantire a tutti i cittadini, anche a chi vive a Capracotta o a Belmonte del Sannio, l’accesso alle cure e soprattutto il servizio di emergenza urgenza, quello che fa la differenza tra essere salvati o morire. E magari il servizio di “presa Diretta, su una rete nazionale e in prima serata, contribuirà a far ravvedere i due commissari governativi pagati con i soldi dei contribuenti per lasciare i residenti nei centri dell’Alto Molise senza assistenza sanitaria, rectius ospedaliera.

«In Molise il disavanzo sanitario persiste dopo 17 anni di commissariamento. – spiegano nell’anteprima del servizio i giornalisti di “Presa Diretta” – L’Alto Molise è un territorio isolato, con pochi abitanti, collegamenti scarsi e fenomeni di dissesto idrogeologico che rendono ancora più difficile il quotidiano. Ora il nuovo Piano sanitario regionale vuole declassare l’ospedale locale, quello di Agnone, che non curerà più i pazienti acuti, ma solo quelli meno gravi diventando un ospedale con infermieri e senza pronto soccorso. Un risparmio per la Regione, ma un colpo gravissimo per la serenità del territorio».

A dare concretezza a queste considerazioni le interviste con i cittadini e con gli amministratori locali. Duro, da par suo, il sindaco di Capracotta, Candido Paglione: «Quando viene meno la possibilità di accedere ad un diritto fondamentale, che è quello alla salute e alle cure mediche, è evidente che questo equivale quasi ad una sorta di foglio di via per i cittadini. Se posso dire, in maniera ancora più forte, equivale ad un decreto di espulsione: andatevene!».

Parole pesanti, quelle di Paglione, ma saldamente ancorate alla realtà di chi vive tutto l’anno, non solo per dieci giorni d’agosto, in un Comune a mille e quattrocento metri di altitudine, dove la neve si misura in metri, non in centimetri, e che dista dal primo ospedale tre quarti d’ora, nelle migliori condizioni ideali di viabilità e meteo. Il consigliere comunale di maggioranza, ex medico ospedaliero al “Caracciolo”, rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti di “Presa Diretta”, parla di un altro problema: l’isolamento territoriale. Il ponte sul Sente, che collegava l’Alto Molise con l’Abruzzo, resta chiuso per «imminente rischio crollo» da otto anni abbondanti, e il resto della viabilità, nei mesi scorsi, ha subìto pesanti danni, con frane e smottamenti generalizzati.

«Che cosa succederà a quest’area se l’ospedale verrà declassato?» chiede la giornalista. E il dottore Di Nucci, senza troppi giri di parole, risponde: «Sarà la catastrofe, perché non ci saranno i medici di base a sufficienza, non ci saranno i medici del 118 in numero sufficiente, non ci saranno medici in grado di gestire una situazione di acuzie. Sarà una catastrofe, sarà un pericolo per tutti vivere qui».

Sul declassamento dell’ospedale “Caracciolo” pende, dinanzi al Tar del Molise, il ricorso presentato dai Comuni contro quanto previsto dai commissari ad acta per la sanità. A dicembre i giudici amministrativi dovranno decidere nel merito, dopo aver dato la sospensiva. Intanto la situazione è congelata, ma la struttura sanitaria di confine perde smalto, attrattiva e credibilità. Nell’attesa la vicenda diventa di rilievo nazionale grazie alla puntata di “Presa Diretta” che andrà in onda questa sera su Rai 3.
Francesco Bottone