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giovedì 15 Ottobre 2026
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La lapide della pace scatena una guerra, Fidas diffida il Comune: «Non nel monumento ai caduti, va collocata altrove»

Una lapide per la pace scatena una guerra in Agnone. Il paradossale problema è nato perché il docente in pensione Francesco Mazziotta, noto pacifista, vuole far installare, all'interno del monumento ai caduti della cittadina alto molisana, una lapide…

Una lapide per la pace scatena una guerra in Agnone. Il paradossale problema è nato perché il docente in pensione Francesco Mazziotta, noto pacifista, vuole far installare, all’interno del monumento ai caduti della cittadina alto molisana, una lapide inneggiante alla pace. Il manufatto dovrebbe essere collocato all’interno del monumento ai caduti appunto, come già avvenuto in altri Comuni di zona. La posa in opera della lapide, tuttavia, prevede alcune modifiche del monumento medesimo, al fine di realizzare un adeguato sostegno, e proprio qui nascono i problemi e le obiezioni.

Il docente in pensione Francesco Mazziotta, noto pacifista

Nella giornata di ieri, infatti, la locale sezione della Fidas, l’associazione dei volontari donatori di sangue, ha protocollato in Comune una richiesta di riesame manifestando ufficialmente la propria opposizione all’autorizzazione e alla installazione del nuovo gradino presso il monumento ai caduti di piazza Unità d’Italia. Il presidente del sodalizio, Riccardo Di Pasquo, in un primo momento aveva acconsentito alla realizzazione della targa recante la frase di Papa Francesco che richiama alla pace nel mondo, «poiché non gli era stato illustrato il progetto reale, – spiegano dalla Fidas Agnone – che invece prevedeva la sostituzione del gradino esistente, con un altro gradino di dimensioni eccessive e assolutamente in contrasto con l’architettura complessiva dell’area monumentale, progettata e finanziata dalla Fidas stessa».

Il consiglio dell’associazione di donatori, esaminata la questione in dettaglio, ha deliberato unanimemente con parere negativo rispetto all’installazione di tale manufatto, confermando nel contempo la propria «non contrarietà alla collocazione dello stesso in un’altra area urbana». Il monumento ai caduti è soggetto a tutela quale bene di interesse storico, artistico e culturale, «per cui, – continua il presidente Di Pasquo – qualsiasi alterazione o modifica non autorizzata o non idonea sotto il profilo della tutela architettonica costituisce una violazione delle norme vigenti in materia di conservazione del patrimonio pubblico». Chiara, dunque, la posizione della Fidas, che in passato ha finanziato la realizzazione del monumento ai caduti. La lapide per la pace sarebbe stata gradita, ma non se la sua collocazione comporta delle modifiche architettoniche al monumento ai caduti.

Insomma, che la mettano altrove, questa, in sintesi la posizione di Fidas, che infatti chiede ufficialmente al Comune, nella persona del sindaco Saia o dei dirigenti competenti per materia, di riesaminare la documentazione presentata dal professor Mazziotta e di non rilasciare alcuna autorizzazione, concessione o nulla osta alla installazione del nuovo gradino presso il monumento ai caduti. Fidas chiede anche di disporre l’immediata sospensione di qualsiasi procedura o lavoro eventualmente già avviato relativo alla esecuzione di modifiche architettoniche del monumento ai caduti. Inoltre l’associazione invita i soggetti promotori dell’iniziativa ad individuare, d’intesa con gli uffici preposti, un’ubicazione alternativa che «non alteri il contesto monumentale esistente».

E fin qui le richieste, poi il presidente Di Pasquo avverte che «qualora il Comune dovesse procedere o acconsentire alla realizzazione dell’opera in violazione della tutela architettonica dell’area e in contrasto con la posizione espressa dalla scrivente associazione finanziatrice, si adiranno senza ulteriore preavviso le competenti autorità giudiziarie e gli organi di tutela del patrimonio artistico e monumentale, per l’annullamento dei relativi atti, il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento di tutti i danni materiali e morali arrecati».

Francesco Bottone

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