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venerdì 16 Ottobre 2026
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Prezzi agricoli in calo, costi di produzione in aumento e caro gasolio mettono a rischio il reddito delle imprese

Una delegazione di CIA Chieti-Pescara sarà a Roma il 21 ottobre, davanti a Montecitorio, per partecipare alla seconda fase della mobilitazione nazionale promossa da CIA Agricoltori Italiani, avviata il 13 ottobre e che riprenderà dal 20 al 22…

Una delegazione di CIA Chieti-Pescara sarà a Roma il 21 ottobre, davanti a Montecitorio, per partecipare alla seconda fase della mobilitazione nazionale promossa da CIA Agricoltori Italiani, avviata il 13 ottobre e che riprenderà dal 20 al 22 ottobre. Al centro della mobilitazione, una questione che CIA denuncia da anni: i costi di produzione pesano sulle imprese, i prezzi agricoli in diversi comparti diminuiscono e le famiglie continuano a pagare di più per fare la spesa.

Una battaglia portata avanti con continuità, anche attraverso la manifestazione nazionale del 26 ottobre 2023, alla quale CIA Chieti-Pescara era presente. Da allora le iniziative sindacali non si sono fermate, ma le difficoltà strutturali restano irrisolte.

I NUMERI: PREZZI AGRICOLI IN CALO, COSTI E ALIMENTARI IN AUMENTO

Gli ultimi dati ISMEA di settembre 2026 registrano una diminuzione del 3,5% dei prezzi agricoli all’origine rispetto a un anno prima, con flessioni del 42% per l’olio d’oliva, dell’11,4% per la frutta e dell’11,3% per il vino. L’andamento non è uniforme: gli ortaggi, ad esempio, segnano un aumento del 44,2%.

Sul fronte dei costi, l’ultimo indice ISMEA disponibile, relativo ad agosto, registra un +8,4% per i mezzi correnti di produzione delle coltivazioni agricole, con +11,4% per il frumento, +7,2% per l’olivicoltura e +6,4% per la frutta.

Intanto, secondo le stime preliminari ISTAT di settembre, i prezzi degli alimentari non lavorati aumentano del 5,5%, mentre l’inflazione generale raggiunge il 4,2%.

IL CASO DELL’OLIO: PRODUZIONE ITALIANA, IMPORTAZIONI E GIACENZE

Il comparto olivicolo è emblematico delle contraddizioni del mercato. Secondo i dati ISTAT riferiti al 2025, l’Italia ha prodotto circa 379 milioni di litri di olio d’oliva, ne ha esportati 298 milioni e ne ha importati 565 milioni: un volume di importazioni pari a circa una volta e mezza la produzione nazionale.

A settembre 2026, ISMEA rileva per l’extravergine un prezzo medio all’origine di 4,81 euro al chilogrammo, in calo del 49,4% su base annua. Una media di mercato che non va confusa con la quotazione specifica dell’olio 100% italiano.

Secondo il rapporto Frantoio Italia, al 30 settembre risultavano inoltre 195.044 tonnellate di olio in giacenza, il 46,7% in più rispetto a un anno prima.

Un mercato nel quale convivono produzione nazionale di qualità, forti importazioni, esportazioni e giacenze importanti, mentre molte famiglie, alle prese con bilanci sempre più difficili, sono spinte a privilegiare il prezzo rispetto all’origine del prodotto.

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