«E’ un giorno triste per la mia comunità, sono fermamente convinto che non è stato fatto abbastanza per salvare la nostra scuola». Sono le parole di Francesco Lombardi, ex sindaco di San Pietro Avellana ed ex consigliere comunale di opposizione perché “defenestrato” ovvero decaduto. Il tema è quello della chiusura, per la prima volta nella storia del piccolo centro montano dell’Alto Molise, della locale scuola elementare. Il crollo delle nascite e l’assenza di bambini ha causato questo esito che non è certamente un buon segnale per l’intera comunità. Un processo inevitabile, ma forse non troppo, perché infatti il dibattito locale alimenta polemiche e accuse all’indirizzo dell’amministrazione comunale guidata da Simona De Caprio.

«Non possiamo far finta che sia un evento inevitabile davanti al quale l’amministrazione comunale non avrebbe potuto fare nulla. – commentano in paese – Vogliamo sapere che cosa è stato fatto per salvare la scuola». Le domande indirizzate alla sindaca continuano: «C’è stato un serio progetto di orientamento per convincere le famiglie a iscrivere i propri figli a San Pietro Avellana? Dove sono i servizi aggiuntivi capaci di rendere la nostra scuola più attrattiva? Ci sono stati tentativi di portare bambini dai comuni vicini? Ci sono state le proposte per il trasporto, per l’accoglienza, per i servizi alle famiglie? C’è stata capacità di inventare soluzioni, di cercare opportunità, di bussare a tutte le porte pur di impedire che l’ultima scuola del paese venisse chiusa? Noi non l’abbiamo vista. E oggi ne paghiamo le conseguenze».

Se mancano bambini per formare le classi è piuttosto complicato mantenere una scuola aperta, ma dalle domande poste all’amministrazione comunale pare che qualcosa, invece, si potesse fare e non è stato fatto. La chiusura della scuola segue, di pochi mesi, un altro episodio che ha lasciato il segno nella comunità di San Pietro Avellana: la casa famiglia evacuata e quindi chiusa nella primavera scorsa. «Ogni volta che una porta si chiude, San Pietro Avellana perde un pezzo della propria identità, dei propri servizi e del proprio futuro. – continuano i residenti – Questo non è amministrare il declino, è accettarlo, anzi, questo vuol dire accelerarlo. Un paese già colpito dallo spopolamento avrebbe bisogno di una amministrazione che facesse di tutto per attirare famiglie, bambini, servizi e nuove opportunità. Invece assistiamo alla progressiva desertificazione del paese». «Noi non ci stiamo, – continuano – perché la scuola non è semplicemente un servizio pubblico, ma è il simbolo di un paese che vuole continuare a vivere. E oggi quel simbolo viene cancellato. La cosa più grave è che una scuola che chiude non è una porta che si può semplicemente riaprire domani. Quando una scuola viene chiusa, le famiglie si organizzano altrove. I bambini crescono altrove. I servizi vengono spostati altrove. Le persone si abituano a vivere senza di essa. Una scuola che chiude non riapre mai più».

E si dicono «arrabbiati» molti cittadini di San Pietro Avellana, perché il paese «non merita di essere accompagnato lentamente verso lo spopolamento». «Arrabbiati perché mentre altri piccoli comuni cercano ogni soluzione possibile per attirare famiglie e mantenere aperte le scuole, qui sembra prevalere la rassegnazione. – continuano – Dall’Unità d’Italia ad oggi, quelle porte hanno rappresentato una certezza per il nostro paese. Oggi quelle porte sono chiuse. E questa non è una semplice giornata triste. È una pagina nera nella storia di San Pietro Avellana. E chi governa un paese deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Perché un paese non muore in un solo giorno, ma muore ogni volta che si lascia chiudere una porta e si fa finta che non sia successo nulla». Parole e accuse sottoscritte e condivise anche dall’ex sindaco Lombardi.

Nel tentativo di chiarire quanto accaduto abbiamo contattato telefonicamente la sindaca Simona De Caprio, la quale, forse impegnata, ha rinviato le spiegazioni ai prossimi giorni. L’unico commento che la stessa sindaca ha postato sui propri canali social è di questo tenore: «Fare politica sulle spalle dei più piccoli è una vergogna. E chi lo fa deve vergognarsi».
Francesco Bottone