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  • I cacciatori a Conte: «Nei boschi, da soli, si rispettano ancor meglio i protocolli anti-covid»

    Si tratta di un’attività all’aria aperta, principalmente realizzata in forma singola e in spazi aperti, lontano dai centri urbani e dalle aree antropizzate, nel rispetto delle distanze interpersonali richieste dalle norme anti-covid, ma è stata vietata. Sono queste alcune considerazioni in premessa messe nero su bianco dalla Cabina di Regia Unitaria del Mondo Venatorio, quindi dalle associazioni venatorie, in una lettera aperta indirizzata al premier Conte e ai ministri competenti in materia venatoria.

    «Non riusciamo a comprendere qualsiasi aprioristica limitazione all’attività venatoria, che invece necessità di attenzione e riconoscimento della sua utilità sociale ed economica» scrivono, all’unisono, le associazione venatorie a livello nazionale.

    «Da una analisi comparata con gli altri stati europei (fonte sondaggio FACE Europa di metà novembre), risulta che in nessun altro paese membro UE sono previste restrizioni o divieti alla caccia, ma solo raccomandazioni per il suo corretto esercizio nel rispetto dei
    protocolli anti-covid. – insistono i presidenti nazionali delle associazioni di categoria – Sia il Governo che le singole Regioni dovrebbero riconoscere il ruolo “sociale” assolutamente insostituibile dei cacciatori nella gestione della fauna, in particolare per il contenimento e la prevenzione dei danni all’agricoltura e sulle strade causati dalle specie
    problematiche, e quello di unico presidio nei confronti delle zoonosi come la peste suina, in grado di arrecare danni irreparabili alla nostra economia».

    Tra l’altro, aggiungono, «i cacciatori per poter esercitare la loro legittima attività, pagano ogni anno tasse di concessione governativa e regionale che risulterebbero del tutto o parzialmente non giustificate a fronte di limitazioni/restrizioni imposte alla caccia».

    In chiusura la Cabina di Regia chiede «la possibilità che la caccia possa continuare ad essere esercitata, anche nelle zone “rosse” e “arancioni” in tutte le sue forme, nel pieno rispetto dei protocolli anti-covid», «ritenendo che non vi siano cause di rischio nell’andare nei boschi o in zone poco o non abitate con il proprio ausiliare per godere di un’ora di aria e ritrovare una serenità che oggi è difficile mantenere».

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