• News
  • L’apiario di comunità di Castel del Giudice scende a valle

    L’apiario di comunità di Castel del Giudice rilancia e raddoppia. L’esperienza di apicoltura comunitaria portata avanti da qualche anno nel piccolo centro montano dell’Alto Molise scende a valle estendendosi lungo la vallata del Trigno, a confine tra le due regioni Abruzzo e Molise. In collaborazione con il Comune di Roccavivara e l’associazione Volape, infatti, l’apiario di Castel del Giudice ha patrocinato un corso di approccio all’apicoltura appunto.

    «Impara a fare l’apicoltore da chi sa fare l’apicoltore. – spiegano gli organizzatori – Il corso targato Volape permetterà di essere formato dai migliori docenti sul territorio italiano per intraprendere al meglio il percorso dell’apicoltura». Il percorso formativo, che partirà a giorni, prevede lezioni teoriche in videoconferenza e cinque lezioni pratiche negli apiari didattici di Castel del Giudice, Roccavivara, ma anche Pozzilli, Mirabello, Cassino e Caiazzo.

    L’apicoltura di oggi e di domani; Biologia del super-organismo Alveare; Principi di allevamento razionale; I nemici delle api; il miele, tecniche di conduzione apistica, sono alcuni degli argomenti che verranno affrontati nel corso delle lezioni da remoto. Tra i docenti il professor Antonio De Cristofaro, entomologo dell’UniMol, che parlerà della « scoperta dello spazio d’ape e l’adozione del favo mobile, che hanno sancito l’avvio dell’apicoltura razionale». «L’avvento della Varroa – spiega il noto entomologo – ha determinato il passaggio nell’apicoltura moderna. I cambiamenti climatici, la riduzione dei pascoli nettariferi, l’inquinamento ambientale, la globalizzazione dei nemici delle api, ci stanno portando velocemente verso l’apicoltura del futuro».

    «Gli apicoltori non allevano api, allevano alveari. – aggiunge l’altro relatore, il biologo Emilio Caprio, professore associato dell’università degli studi di Napoli, facoltà di Agraria – Un concetto che è alla base di tutte le tecniche di allevamento. Se poi, aggiungiamo anche la considerazione che alleviamo “animali selvatici“, viene conseguenziale intuire l’importanza di conoscere bene l’animale che intendiamo allevare».

    «In apicoltura, ad eccezione che per la lotta alla Varroa, non sono registrati farmaci terapeutici. – spiega il veterinario Luciano Ricchiuti, dell’ IZS Abruzzo Molise e componente della Task Force MinSalute su Aethina Tumida – L’unica vera difesa sanitaria degli alveari, è rappresentata dall’applicazione delle buone prassi di allevamento. Dobbiamo conoscerle in ogni loro aspetto».

    E ancora, nel team di relatori di peso, Riccardo Terriaca del Conaproa, Salvatore Ziliani apicoltore, Raffaele Dall’Olio biologo, Gennaro Di Prisco entomologo, Pier Antonio Belletti, agronomo, Floriana Carbellano, tecnico apistico e direttore della rivista “L’APIcoltore Italiano”, Sonia Petrarca, agronomo, Pier Antimo Carlino, agronomo. Per informazioni 3791835729 o email petrarca.s@conaproa.it.

    Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

    Rispondi