C’è un’Italia che resiste nonostante lo spopolamento ed è fatta di piccoli Comuni, a volte perfino ostici da raggiungere, dove il mercato non investe perché non ci sono margini di guadagno, “aree a fallimento di mercato” le chiamano, ma le persone che restano si organizzano, fondano associazioni e cooperative e mantengono vivi i luoghi e l’identità dei territori, soprattutto quelli montani definiti “marginali”. Ospite della puntata di “Siamo Noi“, trasmissione di Tv2000, l’emittente televisiva della Conferenza episcopale italiana, oltre a monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, anche Lino Gentile, il sindaco del Comune altomolisano di Castel Del Giudice.

«La Chiesa è una delle poche agenzie educative che è rimasta in modo capillare presente sul territorio. – ha sottolineato monsignor Felice Accrocca, reduce dall’incontro a Benevento dei vescovi delle aree interne appunto – Anche noi facciamo fatica, anche se ogni paese mantiene la sua parrocchia, non sempre riusciamo a mantenere un sacerdote in ogni piccolo centro. Assistere impotenti alla morte di intere aree non è accettabile, perché è profondamente nocivo per l’intero Paese. Se muoiono quelle aree interne si impoverisce tutta l’Italia». Recentemente è nata una commissione episcopale che si interessa da vicino del fenomeno dello spopolamento. «Stiamo lavorando, insieme agli altri vescovi, per mettere in rete le esperienze positive, per ispirare e coordinare un confronto con altre istituzioni che operano nelle aree interne».

Lino Gentile, presente in studio, ha smentito i dati e le previsioni secondo le quali Castel del Giudice, entro il 2021, sarebbe dovuto scomparire, proprio a causa dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione. Non solo non è stato così, ma Castel del Giudice è diventato un piccolo Comune sempre più attrattivo, attivo e portabandiera della rigenerazione delle aree interne, che dunque è possibile a patto che la politica metta gli amministratori e le comunità locali nelle condizioni di poter fare. «Il primo passo da fare, – ha spiegato Gentile in studio – è liberarsi dell’atteggiamento negativo, del pessimismo rinunciatario. Il secondo è creare delle alleanze, perché in una piccola comunità sono assolutamente necessarie, quindi tra pubblico e privato, ma anche con le competenze, perché senza competenze non si riescono a calare le risorse sul territorio in modo efficace. L’altra alleanza importante è quella con il territorio, ma la cosa fondamentale, che spesso viene richiamata anche da monsignor Accrocca, è dimostrare che i piccoli Comuni e le aree interne possono effettivamente essere utili al Paese. Non siamo un pezzo di Italia da accompagnare all’oblio, ma siamo un pezzo di Paese sul quale puntare per nuove ipotesi di sviluppo e anche di servizi. E noi, a Castel del Giudice, lo abbiamo dimostrato con tante iniziative: la prima è stata quella di rigenerare la vecchia scuola trasformandola in struttura socio sanitaria che dà accoglienza alle persone deboli, ma anche posti di lavoro; trasformare i terreni abbandonati ed esposti a rischio idrogeologico in impianti agricoli produttivi, come i meleti e il luppolo per la birra agricola; trasformare le vecchie stalle del paese in un albergo diffuso».

Per poter vivere nelle aree interne, tuttavia, non servono solo casa e lavoro, ma c’è bisogno di servizi essenziali, a partire da quelli sanitari e anche di trasporti che funzionino e connettano i piccoli centri con quelli maggiori. Temi sui quali da sempre Lino Gentile insiste e presenta istanze alle istituzioni che dovrebbero assicurare quei servizi di cittadinanza che non devono dipendere dal numero degli utenti, perché altrimenti si trasformano in privilegi, non più in servizi universali appunto. «A Castel del Giudice abbiamo sempre pensato di scommettere sulla marginalità e valorizzare gli spazi e paradossalmente il cambiamento climatico può rappresentare una opportunità per le aree interne e i piccoli Comuni. – ha aggiunto il primo cittadino – Le aree interne possono trasformarsi in “rifugi climatici” e su questo noi puntiamo molto, anche pensando di accogliere le persone anziane. Abbiamo puntato sul “senior housing”, cioè un modello abitativo innovativo pensato per persone over 65 autosufficienti che desiderano vivere in appartamenti privati indipendenti, ma all’interno di contesti dotati di aree comuni, servizi di supporto e attività ricreative per favorire la socializzazione. Sono a disposizione delle persone che voglio fuggire dalla solitudine e dal caldo delle città e vivere invece in un contesto più adatto alla vita sociale. Proprio in questi giorni – ha chiuso il sindaco Gentile – abbiamo completato sei abitazioni, assistite da domotica e telemedicina, pronte ad ospitare chi vuole fare questa esperienza di venire a vivere in un piccolo Comune dell’Appennino molisano».
Francesco Bottone