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sabato 8 Agosto 2026
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Morti sul lavoro, Università delle Generazioni: “Tolleranza zero per chi non garantisce la sicurezza agli operai”

Fin dalla sua costituzione nell’ottobre 1993, l’Università delle Generazioni ha sempre trattato il tema delle morti e degli infortuni sul lavoro, proponendo (tra tante altre iniziative) di intitolare ponti, gallerie, strade ed altri luoghi per ogni lavoratore deceduto.…

Fin dalla sua costituzione nell’ottobre 1993, l’Università delle Generazioni ha sempre trattato il tema delle morti e degli infortuni sul lavoro, proponendo (tra tante altre iniziative) di intitolare ponti, gallerie, strade ed altri luoghi per ogni lavoratore deceduto. Ad esempio, il 2 maggio 2011, per suo interessamento, è stato intitolato all’agnonese Francesco Paolo Longo il ponte sul fiume Sente che congiunge il Molise con l’Abruzzo ed è uno dei più alti in Europa a più campate.

La stessa Università delle Generazioni si dice lieta che sia stato finalmente deciso di dedicare ufficialmente l’8 agosto di ogni anno come “Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori”. Tale data trae spunto da una delle più gravi stragi di lavoratori sul posto di lavoro, quale è stata quella nella miniera belga di Marcinelle dove (giusto 70 anni fa, mercoledì 8 agosto 1956) morirono 262 minatori di 12 nazionalità (di cui 136 italiani di varie regioni, specialmente di Abruzzo, Puglia, Marche, ecc.).

” Riguardo le morti sul lavoro e nelle infrastrutture – sostiene Domenico Lanciano, fondatore dell’Università delle Generazioni) ci vorrebbe “tolleranza zero” come per la criminalità, poiché la “sicurezza” deve essere considerata sacra come la vita stessa di ognuno di noi e dei nostri cari. Infatti, nella costruzione e nella manutenzione delle opere pubbliche, specialmente delle grandi infrastrutture come ponti e gallerie, bisogna superare il concetto (invalso in talune mentalità ingegneristiche) che è normale prevedere una percentuale minima di morti in caso di incidenti gravi. E se in quell’incidente ci capitiamo noi stessi o nostri molto cari familiari?… Bisogna tenere presente questo e puntare ad eliminare qualsiasi situazione di rischio. Ritengo che sarebbero stati più solerti i responsabili del ponte Morandi di Genova se avessero calcolato che tra i 43 morti ci potevano essere loro stessi o loro figli, spose, genitori, fratelli, amici! Così nelle gallerie, molte delle quali sono prive di illuminazioni, areatori e quanto altro possa salvare la vita in caso d’incendio o d’altra emergenza nel buio o ad altissime temperature, a séguito di autocisterne in fiamme. Perciò vanno mobiliate tutte le coscienze!

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