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domenica 15 Marzo 2026
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Cacciatori nel mirino: è proprio la braccata che fa aumentare il numero dei cinghiali

«Il cacciatore ha un interesse contrapposto all’eliminazione definitiva del problema cinghiale, all’eradicazione di questa presenza invasiva; al cacciatore interessa mantenere invece quel giusto livello di consistenza della specie, al fine di perpetuare il suo privato divertimento». Sauro Presenzini,…

«Il cacciatore ha un interesse contrapposto all’eliminazione definitiva del problema cinghiale, all’eradicazione di questa presenza invasiva; al cacciatore interessa mantenere invece quel giusto livello di consistenza della specie, al fine di perpetuare il suo privato divertimento».

Sauro Presenzini, presidente del WWF Perugia, entra a gamba tesa nel dibattito che sta infiammando il mondo venatorio e quello agricolo praticamente ovunque dalle Alpi alla Sicilia. L’emergenza cinghiali è generalizzata, in tutta Italia, e le Regioni stanno tentando di contrastarla con quella che appare lo strumento più economico: utilizzando i cacciatori. Ma è qui che casca l’asino, o meglio il cinghiale, perché secondo il Wwf la caccia, o almeno la braccata, non può essere la soluzione, ma è addirittura la causa stessa del problema. 

«Intensificare la caccia al cinghiale, – spiega Presenzini – non è una soluzione, non solo perché non fa altro che premiare chi sta alla radice del problema, ma anche e soprattutto perché crea un vero e proprio circolo vizioso. È stato dimostrato, infatti, con l’esperienza ma anche con studi scientifici, che quanto più è alta la pressione venatoria, tanto più aumenta la fertilità degli animali. La caccia colpisce la popolazione in modo diverso dalla morte naturale, destrutturandola e innescando risposte compensative, tra cui appunto un maggior tasso riproduttivo. Il numero di cinghiali in Italia è in costante aumento e le cause sono legate all’essere umano. Il prelievo concentrato sulle classi adulte, provoca quella che i tecnici faunistici chiamano destrutturazione della popolazione di cinghiali, aumentano esponenzialmente le classi 0 e 1, cioè i piccoli; sono proprio loro a fare più danni all’agricoltura, perché si muovono di più e soprattutto mangiano di più. La tecnica di prelievo denominata “braccata” fa più danni che altro, anche perché disturba l’altra fauna ed è pericolosissima come dimostra la casistica di incidenti, anche mortali. La braccata, essendo un prelievo affatto selettivo, ha come risultato l’abbattimento concentrato sulle classi adulte. Il motivo è intuibile a tutti. Se dal folto della macchia, sbucano inseguiti dai segugi, una scrofa da 100 kg e 6 o 7 cinghialetti da 10-15 kg, un qualsiasi cacciatore sparerà alla scrofa, perché il bersaglio è più grande e dunque più facile da colpire e perché la carne a disposizione sarà molta di più».

Per queste stesse ragioni, dunque, il prelievo con metodi selettivi potrebbe funzionare, perché concentrandosi sulle classi 0 e 1 tende a ricomporre quella destrutturazione dei branchi di cui parlano i tecnici. Insomma, più che la caccia in generale è la braccata a finire nel mirino… forse i cacciatori dovrebbero prendere atto di questo e regolarsi di conseguenza, magari anche mostrando meno ostilità nei confronti delle tecniche di prelievo selettivo.

  • alcune delle foto pubblicate sono state tratte dalla pagina facebook del Wwf Perugia

 

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