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  • Emergenza Covid in Molise, Andrea Greco: “Ecco cosa avrei fatto io”

    Intervista del direttore di PrimopianoMolise Luca Colella al consigliere regionale e capogruppo del MoVimento 5 Stelle Andrea Greco.

    Emergenza Covid. Greco governatore del Molise con la sanità commissariata. Cosa avrebbe fatto e cosa farebbe oggi?

    La prima cosa che avrei fatto sarebbe stato ricercare la massima collaborazione con la struttura commissariale e coi ministeri. Non di certo ingaggiare una guerra interistituzionale sulle spalle dei cittadini, come ha fatto Toma. Bisognava far sedere attorno a un tavolo sindaci, tecnici e l’intero Consiglio regionale, per elaborare di concerto un piano strategico. Piano che doveva guardare verso due direzioni: l’imminente crisi pandemica, con i suoi prevedibili picchi, e la crisi economica, anch’essa abbondantemente preannunciata. Per quanto riguarda la crisi pandemica, bisognava lavorare da subito sulle due reti, quella territoriale e quella ospedaliera. Riuscire a dare assistenza a i nostri conterranei nel proprio domicilio era il primo obiettivo da perseguire. Un forte rafforzamento della rete territoriale, che invece è stata lasciata allo sbando, era doveroso ed ha fatto la differenza in altre realtà, anche europee. Per quanto riguarda la rete ospedaliera, non avrei avuto dubbi nell’individuare il Vietri di Larino quale Centro Covid. I mesi estivi potevano essere sfruttati per adeguare quella struttura, anche anticipando le somme già messe a disposizione dal governo nazionale. Questo ci avrebbe permesso di mantenere il Cardarelli, hub regionale, perfettamente operativo e, soprattutto, libero dal Covid.

    Sul Covid hospital, se avesse potuto, cosa avrebbe deciso?

    Non avrei perso neanche un secondo: mi sarei confrontato con la struttura commissariale e, ne sono certo, anche di concerto con i ministeri, avremmo deciso di comune accordo che Larino era senza dubbio la scelta migliore per fronteggiare l’emergenza. Paradossalmente, in questa grande disgrazia, avremmo potuto trarre anche un vantaggio: avere a disposizione una struttura di 10.000 metri quadri ci avrebbe permesso di curare in sicurezza i nostri 300.000 abitanti e non solo. Avremmo avuto decine di posti letto in più di terapia intensiva, altre decine di posti di malattie infettive, la riabilitazione delle post-acuzie e un adeguato laboratorio analisi. Per non parlare degli spazi da destinare a Covid hospital per gli asintomatici, cosa che a tutt’oggi manca. In altre parole, potevamo fare del Vietri un polo al servizio di più regioni, in perfetto spirito di solidarietà. Ci si oppone spesso il problema del personale, ma quello che andrà impiegato nell’ospedale da campo del Cardarelli non poteva forse essere utilizzato per far funzionare il Vietri? Ma, soprattutto, potevamo cogliere l’occasione per reclutare altro personale visto che, dopo dodici anni, è possibile finalmente assumere grazie allo sblocco del turnover. Sicuramente avrei lasciato gli ospedali di Termoli, Isernia e Campobasso liberi dal Covid, col Caracciolo in ausilio per smaltire le lunghissime liste d’attesa per la day surgery, che purtroppo i nosocomi molisani non riescono a svolgere e al ss. Rosario di Venafro finalmente avrei riconosciuto ciò che resta scritto solo sulla carta. In poche parole, non avrei abbandonato tutti i molisani bisognosi di altre cure. Così facendo, il Molise sarebbe stato particolarmente virtuoso nel separare i percorsi Covid e no Covid.

    Per Larino il dg dell’Asrem ha più volte spiegato che sarebbero serviti svariati milioni. In ogni caso la bontà del progetto non è stata valutata tale dal Ministero che ha preferito l’ex hospice del Cardarelli.

    Innanzitutto mi sento di smentire le previsioni economiche: sarebbero bastati 7 milioni di euro per adeguare al meglio il Vietri. Il governo ne aveva già stanziati più di 9. Non è assolutamente vero, poi, che il Ministero avrebbe bocciato il Piano Covid di Giustini. La verità è ben più complessa: i dirigenti sanitari nominati da Toma hanno perorato la causa del Cardarelli Centro Covid presso i tavoli ministeriali. Il Presidente, più di una volta ha espresso anche palesemente la sua contrarietà al Vietri Centro Covid, in aula ha capito che sarebbe stato bocciato dalla sua stessa maggioranza. Ora forse si è reso conto di aver preso un granchio ed ha perciò cercato di mettere una pezza con la presunta bocciatura. È inutile prendersi in giro: le Regioni, nel dialogo col Ministero, hanno il loro peso. La sanità, del resto, è una materia ripartita ed è anche comprensibile che la parola di un presidente di Regione venga seriamente presa in considerazione nella gestione di una pandemia. Si tratta di leale collaborazione, ma c’è anche un ostruzionismo tacito se s’incrinano i rapporti tra le istituzioni. Non era il momento per il braccio di ferro ed è stata presa per buona la visione di Toma. Fossi stato in Giustini, mi sarei dimesso dopo questa imposizione, che vogliono far passare come scelta sua.

    A proposito di Regione commissariata, è ancora convinto che la sanità debba essere gestita da uno “specialista” mandato da Roma?

    Ogni giorno che passa sono sempre più convinto che non serva uno specialista, bensì un pull di professionisti per risolvere gli annosi problemi della nostra sanità. È tutto da rivedere, dalle gare d’appalto agli affidamenti di servizi (alcuni in proroga dall’89), passando per le reti territoriale ed ospedaliera, fino ai concorsi. Avevo espresso dubbi sin dalla prima ora circa le possibilità che una o due persone avrebbero potuto risolvere tutti questi problemi. Una squadra di esperti, con le mani libere, potrebbe davvero rivoluzionare le scelte degli ultimi decenni, riportando la sanità pubblica al centro della nostra programmazione.

    Ha visto che brutta storia in Calabria?

    La brutta storia della Calabria inizia dalla magistratura per finire con la sanità. Questo vuol dire che il malcostume, purtroppo, affonda i propri tentacoli in tutti gli ambiti della società, è un più generale problema di classe dirigente.

     Il governo ha varato un decreto cosiddetto “Calabria bis” perché si è accorto che i commissari hanno bisogno di una struttura. Ma lei da un governo nazionale non si aspetta qualcosa in più? Si può varare una legge sui commissariamenti senza prevedere una struttura di sostegno per i commissari?

    Certamente mi aspetto di più, è nella mia natura, ma su questo punto mi aspetto di più anche per il Molise. Una ‘struttura commissariale’, per definizione, deve avere ‘poteri commissariali’, ovvero la possibilità di rimuovere gli ostacoli. Dovrebbe essere conferito ai commissari il potere di soppiantare in blocco anche la dirigenza Asrem, per evitare vergognose guerre intestine e rimpalli di responsabilità. Se in Molise la politica ha fallito, facendo della gestione sanitaria una terra di conquista, di clientele e di mercificazione dei diritti, è sacrosanto che lo Stato si sostituisca alla Regione. Se l’obiettivo è garantire quei diritti costituzionali che una politica inadeguata non è stata in grado di garantire, ben vengano i commissariamenti.

    Le dispiace se affermo che le aspettative generate dal Movimento 5 Stelle alla vigilia della nomina dei commissari sono state disattese?

    Non mi dispiace, anzi mi dà la possibilità di farle presente che, senza i commissari esterni, determinate dinamiche malate non si sarebbero mai scoperte. Che poi, a mio avviso, i commissari dovevano essere più incisivi nell’esercizio dei loro poteri non è un mistero. Ma resta il dato innegabile che hanno fatto luce su aspetti realmente oscuri, come la gestione del debito. E anche in risposta alla pandemia, il commissario Giustini aveva indicato la scelta giusta con il primo Piano Covid. Ancora una volta, è stata la politica ammalorata di questa regione a remare contro i propri cittadini.

    Ma le ricorda le roboanti dichiarazioni (sue e di tutto l’establishment pentastellato) o le devo rinfrescare la memoria?

    Le ricordo e le rivendico. Se la politica insipiente non si fosse messa di traverso, a quest’ora avremmo un Centro Covid efficiente.

    Cosa non ha funzionato?

    La continua battaglia di Toma e degli uomini da lui nominati nei confronti della struttura commissariale. Invece di collaborare e offrire ai cittadini i migliori servizi possibili, hanno preferito dichiarare guerra su ogni fronte, isolando i commissari e, con loro, le speranze dei molisani di avere una sanità più equa e attenta ai loro bisogni. Non ha funzionato che, invece di rimboccarsi le maniche, hanno preferito giocare allo scaricabarile, dimostrando irresponsabilità assoluta. Hanno voluto ‘fare politica’ sulla pelle della gente.

    Non crede che escludere Toma dalla gestione della sanità lo abbia politicamente rafforzato?

    Sinceramente è un problema che non mi sono mai posto. L’unica mia ossessione è riuscire a fornire servizi migliori per i cittadini. Effettivamente, se avessimo voluto affossare Toma sarebbe bastato fargli fare il commissario. Per il livello di incoscienza che ha dimostrato in ambito sanitario, difficilmente avrebbe distinto un clistere da una siringa. Sarebbero bastati 15 giorni per fare di lui il simbolo della cattiva gestione in ambito sanitario. Basti pensare che, pur essendo commercialista, la Corte dei Conti gli contesta un disavanzo di 14 milioni. Figuriamoci cos’avrebbe potuto fare mettendo mano nella sanità. Ma non abbiamo mai anteposto la guerra politica, la possibilità di mostrare le lacune dell’avversario, alla salute dei cittadini.

    All’ex commissario Cotticelli si rimprovera, tra l’altro, di non aver potenziato le terapie intensive. Toccava però farlo al commissario Arcuri, che per tutta l’Italia, Molise compreso, ha chiuso le procedure solo qualche giorno fa (ultimi giorni di ottobre). Arcuri, il supercommissario scoperto da Romando Prodi e che resiste ai governi. E poiché tempo libero a disposizione ne ha, lo hanno nominato pure commissario per il vaccino Covid…

    Queste domande me le aspetterei da Donato Toma, non da lei direttore. Che il governo avesse garantito gli investimenti per le terapie intensive, e per tutte le necessità in ambito sanitario, era chiaro sin dai primi decreti. Con una collaborazione ai tavoli ministeriali, a quest’ora sarebbe stato tutto pronto, anche mediante un’anticipazione delle somme se necessario. Invece, ci troviamo a fare i conti con almeno 6 mesi di ritardo, che potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte per molte persone. I casi dei cittadini morti nei pronto soccorso sulle barelle sono la fotografia di una Regione malata e sono l’espressione più bassa che l’amministrazione possa offrire. Quanto ad Arcuri, non ho mai auspicato l’accentramento di tanti incarichi in una sola persona. Va detto però che Arcuri gestisce i poteri commissariali con decisione, senza guardare in faccia nessuno. Forse questo può dare fastidio. In ogni caso non lo invidio, non dev’essere facile sentire il peso di tanta responsabilità.

    Un commento sul rinnovo dell’Ufficio di Presidenza?

    Nei giorni scorsi son venute fuori, chiare, le alleanze per le elezioni del 2023, con Facciolla che strizza l’occhio all’Udeur, ai Popolari e a tutta la galassia di ‘politici immortali’ che hanno il solo obiettivo di salvaguardare le proprie poltrone. Ma non è una novità, non mi stupisce e non m’interessa. Poi, in questo momento, parlare dei giochetti di potere è un insulto ai cittadini che stanno affrontando una tragedia senza precedenti.

    L’indice Rt sembra calare, in Molise più che altrove. Come se lo spiega?

    Come si ottiene un Rt basso? Basta non contare gli infetti. Si veda quanti ospiti positivi o potenzialmente tali ci sono delle Rsa, ad esempio, dove si muore senza che nessuno vada a fare i tamponi. Si verifichi quanto denunciato da tanti sindaci, che parlano di un sistema quantomeno inefficiente, per non dire opaco, di conteggio dei tamponi antigenici. Non sono i numeri a preoccuparmi, bensì il livello di risposta dell’intero sistema sanitario regionale, le persone abbandonate senza assistenza, i medici che si fanno in quattro in assenza di un necessario ricambio.

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