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  • Esami intramoenia sospesi, anche lo screening prenatale nelle mani dei privati

    Sospensione esami intramoenia, il disservizio va avanti da quasi due mesi. La denuncia arriva dai medici specialisti, ma anche dai pazienti. E a risentirne sono in particolare i piccoli ospedali periferici, come ad esempio il povero “Caracciolo” di Agnone, o meglio i pazienti che ad esso fanno riferimento. Tra gli esami sospesi, non si capisce per quale motivazione burocratica, c’è il Bi-test, un esame per lo screening prenatale. Il Bi-test o test combinato o Ultra-screen è un esame di screening prenatale non invasivo che permette di calcolare con alta attendibilità la probabilità di rischio di alcune anomalie cromosomiche del feto, come per esempio la sindrome di Down.

    La ginecologa Sammartino

    Il problema, spiegano i ginecologi, è che essendo sospesa la possibilità di effettuare il Bitest in ospedale, al “Caracciolo” appunto, ma anche presso il “Veneziale” di Isernia, di fatto le gestanti rinunciano allo screening prenatale, con tutto i rischi che intuibilmente ne potrebbero conseguire. «Tra l’altro si tratta di esami previsti dai famosi Livelli essenziali di assistenza» sottolinea la ginecologa di Agnone, Annalidia Sammartino. E così i ginecologi si sono sentiti dire dai colleghi dei laboratori analisi di non inviare più le pazienti in gravidanza al primo trimestre perché quell’esame non può più essere effettuato. Un danno per le pazienti, un rischio per i bambini che nasceranno e per gli stessi ginecologi, che si trovano tra l’altro nella imbarazzante situazione di dover consigliare alle gestanti di rivolgersi presso laboratori privati.

    «In sostanza nella regione Molise, già dalla fine di marzo, sono stati sospesi tutti gli esami di laboratorio che si fanno, o meglio si facevano in regime di intramoenia. – riprende la ginecologa Sammartino – Mentre alcuni esami si possono comunque fare con il ticket, altri non sono codificati nell’elenco di quelli previsti dal sistema sanitario nazionale e quindi semplicemente non vengono più fatti». Sintetizzando: la paziente non può fare il test, pur volendo, salvo mettere mano al portafogli e rivolgersi al privato. Ed è appunto il caso del prelievo di sangue per il Bi-test. I ginecologi chiedono ai vertici della sanità regionale la motivazione, ammesso che ci sia, della sospensione degli esami in regime di intramoenia, che perdura ormai, è opportuno ricordarlo, dalla fine di marzo.

    «O in alternativa, – suggerisce la dottoressa Sammartino, alla quale non interessa tanto fare polemica, ma risolvere un problema e ottenere servizi per i pazienti – che questo esame specifico, particolarmente importante per le gestanti, venga codificato tra quelli erogati dal sistema sanitario nazionale, in modo tale che le pazienti possano farlo nel pubblico con la semplice l’impegnativa del medico di base. L’unica alternativa possibile, ad oggi, – aggiunge amareggiata la dottoressa Sammartino – è di far ricorso ad un laboratorio privato, per chi può permetterselo. Questo significa, ad esempio, che da Agnone devo inviare le mie pazienti a Vasto o a Isernia, nei laboratori privati, dove tra l’altro questo esame costa il doppio se non addirittura il triplo di quello che avrebbero pagato in regime di intramoenia». Al “Caracciolo” le gestanti dell’Alto Molise avrebbero pagato trenta euro per sottoporsi allo screening prenatale, oggi invece sono costrette a fare cento chilometri per raggiungere i laboratori privati a Vasto e sganciare anche ottanta euro. Un altro servizio sanitario importante che è venuto meno per ragioni presumibilmente burocratiche che tuttavia restano incomprensibili. Intanto a destra e a sinistra si continua a blaterare di combattere lo spopolamento, di favorire la natalità e persino di potenziare l’ospedale di area particolarmente disagiata di Agnone. Peccato che i fatti dimostrino l’esatto contrario. 

    Francesco Bottone

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