Tre giorni di profumi, sapori e incontri. Agnone diventa la capitale dei formaggi con Casearia, la fiera-mercato che cresce di anno in anno e che ormai fa parlare di sé ben oltre i confini regionali. Dietro questa macchina perfetta c’è lui, Giuseppe Di Pietro, presidente e anima dell’evento. Lo incontriamo per farci raccontare il dietro le quinte di un successo che, a quanto pare, è solo all’inizio.

Giuseppe, terzo anno consecutivo per Casearia e numeri in crescita. Quanto ha influito la nuova location sul successo dell’evento?
“Direi che è stata determinante. Non avremmo potuto aprire in queste condizioni senza un nuovo spazio. Ma non è solo una questione logistica: la nuova location ci ha permesso di offrire una disposizione più professionale, sia per gli espositori sia per i visitatori. Qui si possono apprezzare meglio i prodotti, assaggiarli, testarli, e vederli esposti come meritano. L’esperienza cambia completamente”.
All’inaugurazione c’è stata la “benedizione”, del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Un segnale importante?
“Assolutamente sì. Il ministro ha promesso che il prossimo anno sarà con noi. Questo dimostra che c’è un sentimento positivo attorno alla manifestazione. Non solo: quest’anno è venuto anche Peppone Calabrese, il conduttore di Linea Verde e Camper, che ha voluto esserci perché considera Casearia ormai un brand. Se ne parla molto in Italia, tra gli appassionati e nel settore: è diventato un punto di riferimento”.
Avete produttori da tutta Italia, isole comprese. E i locali? Come hanno risposto?
“I produttori del territorio ci sono, quelli che devono esserci non mancano. Naturalmente speriamo che sempre più aziende locali colgano questa opportunità. L’obiettivo di Casearia è chiaro: creare un movimento a favore del Molise, come è successo in Toscana con il Chianti. Quando in America dici “Chianti”, tutti capiscono di cosa parli. Ecco, noi vogliamo che quando si parla di formaggi del Molise si pensi a Casearia. Serve un marchio forte, una narrazione che diventi marketing indotto per valorizzare la regione”.
Istituzioni e classe politica vi hanno supportano?
“L’assessorato all’Agricoltura e l’ARSARP (Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo, Rurale e della Pesca, ndr) sono partner dell’evento, grazie anche all’impegno dell’assessore Salvatore Micone che ha creduto a questa iniziativa già due anni fa. Oggi è al nostro fianco con azioni reali. Questo sicuramente fa la differenza”
A livello organizzativo, qual è stata la sfida più grande?
“Lo spazio, senza dubbio. Questa prima esperienza ci ha insegnato che ne serve ancora di più. Poi c’è il tema del marketing, curato da mio figlio Erasmo e da un team di ragazzi straordinari. Dietro le quinte c’è un gruppo di tecnici e professionisti che risolvono problemi in un lampo. Tutto si può affinare, ma il bilancio è positivo”.

I giovani? Sono arrivati o la fiera resta “di nicchia”?
“Non ci lamentiamo: circa il 30-35% dei visitatori erano under 35. Considerando che il settore non è proprio mainstream, è un dato incoraggiante. E il dopofiera li incuriosisce parecchio”.
In conclusione, l’agricoltura e la zootecnia possono essere ancora due motori per l’Italia e per il Molise?
“Assolutamente sì. Prendiamo il Parmigiano Reggiano: ha generato un indotto enorme, dando vita a un’economia intera attorno alla filiera. Oggi quel marchio fattura oltre 3 miliardi nel mondo. Perché non può accadere anche qui? Casearia è il primo passo”.
