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  • Il monito di monsignor Marcianò dall’Alto Molise: «Con la guerra si perde tutto e tutti»

    Enea Del Matto, ultimo reduce della seconda guerra mondiale, centodue anni, seduto in chiesa accanto al Questore di Isernia e alla vicaria del Prefetto e a decine di ufficiali tra generali, colonnelli, e ancora sottufficiali, militari dell’Esercito e delle altre forze armate e di Polizia. La piccola parrocchia di Pescolanciano trasformata in una sorta di quartier generale delle Forze armate. L’occasione è stata fornita dalla visita di monsignor Santo Marcianò, ordinario militare dell’Italia, per la commemorazione dei centoventi anni della nascita del beato don Carlo Gnocchi, cappellano degli Alpini. A fare gli onori di casa, ovviamente, don Francesco Corazzari, che ha accolto nella sua piccola chiesa alti ufficiali delle Forze armate e tutte le autorità civili e militari che hanno ritenuto di dover prendere parte all’evento. Per tutta la settimana corrente la parrocchia di Pescolanciano ospita una reliquia di don Gnocchi e la solenne apertura del periodo di preghiera è spettata proprio all’ordinario militare per l’Italia, monsignor Marcianò.

    «Pregare per la Patria e per la pace nel mondo, ne abbiamo bisogno soprattutto in questi giorni di crisi internazionale» ha esordito il parroco don Corazzari all’inizio della solenne celebrazione eucaristica, prima di cedere la parola all’illustre ospite. «Questo sacerdote appassionato ci parla di Patria e di pace, sono categorie che si stanno un po’ offuscando. – ha spiegato monsignor Marcianò nel corso dell’omelia – Il Papa ci parla di “guerra a pezzetti“, che coinvolge continuamente parti del mondo, ma proprio per effetto della globalizzazione ne soffre tutta l’umanità con effetti devastanti. Donare e donarsi, è il titolo della settimana di preghiera per i centoventi anni della nascita di don Gnocchi che state celebrando. Non si tratta semplicemente di dare qualcosa, ma di dare e donare noi stessi.

    Don Gnocchi ha donato se stesso per alleviare il dolore innocente durante la campagna di Russia o in Albania. La sua testimonianza oggi ci interroga, mentre continua la terza guerra mondiale a pezzetti, con la crisi in Ucraina che ci fa sentire imminente il pericolo di un serio conflitto. Nella guerra non si dona nulla, ma si perde solo e si perde se stessi. Ce lo insegna don Gnocchi: la carità non ha mai un perché, ma un per chi; non perché lo faccio, ma per chi, a vantaggio di chi lo faccio, di quale povero lo faccio. E quel povero è Cristo stesso. Badate bene, non si fa la carità, ma si vive la carità. Servire, non farsi servire, questo è l’insegnamento di don Gnocchi e del Vangelo. Servire, questo è il segreto della Pace, come ben sapete voi uomini e donne in divisa».

    E al termine della solenne celebrazione il reduce di guerra Enea Del Matto ha dato lettura, con voce ferma e decisa, della preghiera per la Patria, con tutti i presenti in divisa sugli attenti.

    Francesco Bottone

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