I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ancona, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Ancona hanno dato esecuzione, nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Ancona in data 12 ottobre 2026. Il provvedimento ha disposto la custodia in carcere per 8 dei principali indagati e l’interrogatorio preventivo per ulteriori 5 indagati.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona ha disposto, altresì, il sequestro impeditivo di 3 società e il sequestro preventivo di beni per oltre 57 milioni di euro.
Parallelamente, sono state eseguite oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di pubblici ufficiali, enti pubblici, professionisti e imprenditori.

L’indagine – eseguita avvalendosi di diversificati strumenti investigativi (intercettazioni telefoniche ed ambientali, indagini finanziarie, esame documentale ed escussioni in atti, ecc..) – si è inizialmente incentrata sulla figura di un soggetto di cui sono emersi risalenti rapporti con ambienti ‘ndranghetistici calabresi (in particolare con la famiglia Avignone di Taurianova e Cittanova (RC) e Crea di Rizziconi(RC), quest’ultima già interessata da precedenti indagini nelle Marche in quanto giudiziariamente riconosciuta come mandante dell’omicidio, avvenuto a Pesaro nel 2018, del fratello del collaboratore di giustizia Gerolamo BRUZZESE. Il predetto si è insediato in maniera silente a Sassoferrato (AN) nella fine degli anni ’90 e si è, poi, affermato come imprenditore edile nelle Marche. Le sue società sono state utilizzate sia come subappaltatrici per fornire manodopera nei cantieri della ricostruzione post sisma 2016, ma anche per alimentare un sistema di fatture false per circa 8 milioni di euro, al cui pagamento è seguita la retrocessione in contanti, che è servita in parte per trasferire denaro verso due esponenti delle cosche reggine. Di qui il riconoscimento da parte del G.I.P. della frode fiscale con l’aggravante prevista dall’art. 416 – bis.1 c.p. per aver agevolato le cosche di ‘ndrangheta. Sono stati contestati i delitti di cui agli artt. 2,8,10-quater, del d.lgs. n.74/2000e delitti di bancarotta fraudolenta.
Gli approfondimenti svolti hanno condotto anche al disvelamento di una serie di corruttele legate ai finanziamenti pubblici nel settore della sanità e dell’edilizia universitaria in relazione a procedure/affidamenti di diversi enti pubblici(Regione Marche, ERDIS Marche e Università di Camerino).