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  • Ospedale declassato, Di Lucente: «Nulla è ancora definitivo, confido nei nostri parlamentari»

    «Prendo atto dell’adozione del Programma Operativo Sanitario 2026–2028 da parte della struttura commissariale guidata da Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, ma non posso nascondere le mie forti perplessità rispetto alle scelte che riguardano il presidio ospedaliero di Agnone».

    E’ quanto dichiara l’assessore regionale Andrea Di Lucente in merito al declassamento del “Caracciolo” di Agnone ad ospedale di comunità.

    «Ma nulla è ancora definitivo. – spiega Di Lucente – Ora il piano passa al vaglio dei Ministeri competenti. Confido quindi, in un intervento deciso del presidente Roberti e dei nostri rappresentanti parlamentari affinché, nel confronto con il Governo, possano introdurre correttivi utili a garantire, almeno in parte, servizi aggiuntivi per l’Alto Molise».

    «Non è pensabile immaginare per l’ospedale di Agnone una configurazione di ospedale di comunità, senza un adeguato presidio di emergenza-urgenza. – aggiunge l’esponente della maggioranza che è la della stessa parte politica dei commissari alla sanità che hanno declassato l’ospedale – Agnone rappresenta un punto di riferimento per un territorio vasto e montano, e le aree interne hanno bisogno di servizi concreti e sicuri. Questa deve essere una battaglia comune, che unisce istituzioni e territorio, ma ognuno nel rispetto del proprio ruolo. Gli sforzi e i risultati ottenuti in questi mesi rispetto al Caracciolo non possono e non devono essere vanificati da scelte commissariali basate soltanto su calcoli e tagli».

    «Le preoccupazioni dei sindaci e dei cittadini sono comprensibili, – chiude Di Lucente – tuttavia, le soluzioni si costruiscono sui tavoli istituzionali, nel confronto con Roma e nelle sedi competenti. Da parte mia, come componente del governo regionale, continuerò a lavorare con senso di responsabilità e determinazione affinché l’Alto Molise non venga penalizzato e si possa trovare un punto di equilibrio che salvaguardi la dignità e la sicurezza delle nostre comunità».

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