Superare la logica dei numeri e far prevalere, invece, la logica dei territori. L’appello arriva dal sindaco di Capracotta e presidente dell’Uncem Molise, Candido Paglione, in merito all’annunciato declassamento dell’ospedale di Agnone. Temi e istanze che il sindaco di montagna ripete da decenni, completamente inascoltato e lasciato solo dalle istituzioni che invece rispondo alla sola logica elettorale: se porti tanti voti vali qualcosa e ti spettano diritti; se riesci ad esprimere pochi voti non vali niente e non conviene nemmeno assicurare quei diritti basilari di cittadinanza che pure tutti dovrebbero avere in base alla costituzione.

Perché sulla carta fondante l’ordinamento italiano non c’è scritto da nessuna parte che si avranno diritti come sanità, istruzione, viabilità e via elencando in base a dove si vive, se a Capracotta o a Campobasso, a Termoli o a Castelverrino. Paglione, con questo suo intervento costituzionalmente orientato, cerca di rimettere in carreggiata il tema della giustizia sociale in ultima analisi.

«Il nuovo Programma Operativo Sanitario della Regione Molise, inviato ai Ministeri competenti, rischia di colpire ancora una volta le aree interne e montane, già segnate da anni di tagli. – accusa il presidente Uncem Molise – Come ricordava Don Lorenzo Milani, “non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra diseguali”. Applicare criteri uguali a territori profondamente diversi significa creare nuove disuguaglianze».

Ed è esattamente quello che hanno fatto i commissari ad acta decidendo a tavolino, solo in ossequio alla logica dei numeri, che nei centri montani dell’Alto Molise un ospedale propriamente detto, con un pronto soccorso in grado di fare la differenza tra restare in vita o morire, non serve. Non ci sono i numeri, dicono. La statistica e le questioni da ragionieri, contro la politica e la giustizia sociale. Ma d’altro canto né Bonamico né Di Giacomo vivono sui monti dell’Alto Molise, quindi non si rendono conto cosa significhi essere considerati cittadini di quart’ordine.

«Davanti all’ospedale “Veneziale” un sindaco dorme in tenda da oltre due mesi per difendere la sanità pubblica. – riprende Candido Paglione – A Isernia, lo scorso mese, quasi diecimila cittadini hanno partecipato a una fiaccolata storica per il diritto alla salute. Dopo oltre tre lustri di commissariamento è giusto che la politica, finalmente, riprenda il suo ruolo e chiarisca, una volta per tutte, cosa fare per rendere pienamente esigibile il diritto alla salute per tutti i cittadini molisani».

E ancora: «Serve, per questo, un intervento legislativo chiaro e definitivo proprio per superare la logica dei numeri e dei tagli lineari, e far prevalere, invece, la logica dei territori, che devono vedersi riconosciuto concretamente il diritto alla salute senza legarlo alla densità demografica. La vera uguaglianza, infatti, non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel garantire a ciascuno le condizioni per esercitare gli stessi diritti». Una lezione di diritto costituzionale, anzi di filosofia del diritto, quella impartita da Paglione ai commissari ad acta. «Senza giustizia sostanziale – chiude il primo cittadino del Comune simbolo della montagna molisana – non c’è coesione e senza coesione non c’è futuro per le nostre comunità».
Francesco Bottone