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  • ‘Piedibus’ in alto Molise, Erminia Battista: “Un progetto da sposare”

    di Italo Marinelli

    Erminia Battista, medico igienista, condivide con me un percorso di vita analogo, gli studi universitari a Perugia ed il successivo ritorno in Umbria dopo una esperienza molisana ma soprattutto un comune approccio di carattere sociale ed umanistico alla medicina.

    Si è distinta soprattutto per l’impegno e la passione dimostrate in alcune importanti iniziative di prevenzione della salute, a cominciare dal “piedibus”.

    La dottoressa Erminia Battista insieme al papà

    Erminia, da anni vivi e lavori a Perugia ma sei sempre legatissima alle tue origini alto-molisane.

    “Sono nata a Villacanale, durante il gelido inverno del 1957. Mia madre, partita dalla contrada Mucchi di Poggio Sannita, affrontando a dorso di cavallo una forte nevicata andò a partorire a casa di mia nonna. Credo che facessero tutto da sole, senza l’ostetrica. Allora si nasceva così”.

    La tua famiglia di origine?

    “I miei erano contadini. Mio padre, mugnaio, fu uno dei precursori della meccanizzazione agricola, uno dei primi ad utilizzare la mietitrebbia ed i miei fratelli hanno seguito le sue orme dedicandosi all’apicoltura ed alla gestione di un frantoio che oggi funziona anche come servizio sociale; i fornitori sono per lo più persone anziane che necessitano di aiuto per il trasporto del raccolto. Quando ho frequentato le elementari a Villacanale eravamo una ventina di bambini e tutti raggiungevamo la scuola a piedi. Al Liceo di Agnone si arrivava invece in corriera. Fu un periodo felice. Ricordo Vincenzino Di Lollo, Armando Bartolomeo e tanti amici. Il nostro grande spirito di gruppo ci aiutò ad affrontare un esame di maturità che fu particolarmente impegnativo perché la commissione, irritata dal furto delle tracce verificatosi a Roma, si dimostrò molto severa”.

    Umbria in Rosa” il premio ricevuto nel 2017

    Poi la laurea in Medicina a Perugia..

    “E la specializzazione in Igiene e Medicina preventiva, quando ho avuto la fortuna di avere come maestri Tullio Seppilli, padre della legge 833 del 23 dicembre1978, la data storica che vide la nascita del Sistema Sanitario Nazionale ed Antonietta Modolo. Da loro ho appreso come lo stato di salute di una popolazione è determinato non solo dalla diagnosi e cura delle malattie ma soprattutto dalla prevenzione. Ho frequentato il Centro sperimentale di educazione sanitaria, conseguendo successivamente un master”.

    Dopodiché le prime esperienze professionali in Molise…

    “Dal 1983 al 1993 tornai in Agnone, dove prima mi feci le ossa come medico pratico frequentando un pò tutti i reparti dell’Ospedale, con gli insegnamenti di Antonio Antonelli, Piero Pescetelli, Pompeo Petrella, Luigi Falasca. Il primo lavoro retribuito è stato la guardia medica passiva a Capracotta, al servizio di quattro paesi di altissima montagna, praticamente senza mezzi, con pochi farmaci comprati da me. Ricordo la grande gentilezza ed ospitalità dei capracottesi. Poi medico di famiglia ad Agnone ed infine medico di Sanità pubblica nell’Usl. Nel 1993 con la mia nuova famiglia mi sono trasferita a Perugia”.

    Dove sei conosciuta soprattutto come la “dottoressa del piedibus”.

    “La mobilità individuale è un importantissimo determinante di salute, soprattutto nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili come l’ipertensione e malattie cardiovascolari, diabete, tumori, obesità, depressione. Da referente aziendale per la prevenzione degli incidenti stradali mi resi conto conto che, raramente gravissimi ma molto frequenti, si verificavano in città concentrandosi in tre fasce orarie: l’entrata e l’uscita dalle scuole e la chiusura pomeridiana degli uffici. C’era quindi la possibilità di affrontare con lo stesso strumento almeno due problemi: la prevenzione degli incidenti stradali e la promozione di stili di vita salutari nell’infanzia, andando a scuola a piedi”.

    Un’idea semplice, quella di favorire l’attività fisica per andare a scuola, ma ricca di implicazioni.

    “L’idea del piedibus nasce nei paesi scandinavi e noi abbiamo iniziato ad applicarla in piccoli comuni come Deruta, Bastia, Castiglion del Lago, istituendo delle vere e proprie ‘linee’, ciascuna delle quali composte da 25-30 bambini e 2-3 accompagnatori volontari detti walking leader. Il percorso parte da un capolinea in prossimità di un grosso parcheggio, per esempio quello di un supermercato e si sviluppa per un percorso di circa un chilometro. Il tragitto viene tracciato con la collaborazione dei vigili urbani e l’iniziativa si caratterizza proprio per la interdisciplinarietà che mette insieme diversi protagonisti, anche in un’ottica di rigenerazione urbana. Il piedibus non è semplicemente una marcia di avvicinamento alla scuola ma durante il cammino si attuano iniziative volte a promuovere il senso di appartenenza del bambino e lo sviluppo del suo senso critico. Abbiamo fatto dei bambini anche dei ‘vigili morali’ dandogli per esempio la possibilità di emettere multe simboliche ad automobili parcheggiate sui marciapiedi. Altre azioni sono state di denunciare, con i cartelli “ne abbiamo le scarpe piene”, la cattiva abitudine di abbandonare sulle strade gli escrementi di cane o di mettere dei fiori nei greppi delle strade e delle aree verdi degradate. E’ quella che si chiama ‘guerrilla gardening’. L’adozione del piedibus è stata l’occasione per rendere le strade non solo più sicure ma anche decorose, come in alcuni sottopassaggi ridotti ad orinatoi che sono stati puliti ed abbelliti trasformandoli in sedi espositive di disegni e graffiti realizzati dai bambini.  In collaborazione con il professor David Grohmann della Facoltà di Agraria abbiamo piantato lungo il percorso del piedibus, a Perugia, piante nutrici di bruchi, come allevamenti di farfalle, simbolo di trasformazione. Anche le associazioni di quartiere hanno fornito un grande contributo, assieme agli uffici comunali ed ai vigili urbani. La salute non è semplicemente assenza di ma equilibrio fisico e psichico ed il verde, con le condizioni ambientali, ne rappresenta un elemento essenziale”.

    Avete incontrato difficoltà nel progetto?

    “Da una parte qualche problematica di carattere assicurativo, in quanto mentre i bambini sono coperti per la mezz’ora precedente e successiva all’orario scolastico gli accompagnatori necessitano di una polizza che abbiamo fornito grazie alla loro adesione ad associazioni di volontariato; dall’altra il fatto di dover garantire la massima sicurezza stradale. Da questo punto di vista il piedibus è stato una molla che ha rinforzato la sicurezza dei pedoni in generale, incentivando interventi strutturali quali la realizzazione di strisce pedonali, la riparazione di buche e la rimozione di barriere architettoniche. Per dire a una persona di camminare in città le strade devono essere sicure”.

    Ma i bambini che vanno a scuola a piedi non sono esposti all’inquinamento?

    “Sicuramente meno di quelli che andando in macchina sommano l’inquinamento intra-veicolare a quello esterno, comunque ridotto dal minore uso collettivo dell’automobile”.

    I bambini disabili sono stati esclusi dall’iniziativa?

    “No, abbiamo affrontato un problema complesso modificando, al bisogno, gli itinerari o ricorrendo all’aiuto della croce Rossa e realizzando dei “piedibus speciali” praticabili anche dai soggetti affetti da disabilità, la cui partecipazione al piedibus è stata sempre garantita”.

    L’iniziativa ha avuto tanto successo che è stata estesa agli adulti.

    “Il 17 marzo 2011, in occasione del 150° anniversario de l’Unità d’Italia, realizzammo un piedibus speciale per adulti, promuovendo l’evento su facebook. La grande ed inaspettata partecipazione ci ha indotto a replicare l’iniziativa e strutturarla nel tempo, sia nel pomeriggio per gli anziani  che nella sera  per gli adulti impegnati in attività lavorative. Questi pedibus (abbiamo raggiunto 25 linee attive con 2000 presenze a settimana) rappresentano l’occasione per lo svolgimento di attività fisica e per la scoperta e la conoscenza dell’arte e dell’architettura della città e dei paesi. Da questi piedibus per adulti vengono reclutati volontari utilissimi per la realizzazione di quelli scolastici. Storia, cultura e salute sono strettamente intrecciate tra loro. Purtroppo la pandemia ha fermato queste iniziative ma siamo pronti a riprenderle appena sarà possibile, anche perchè tra i danni indiretti del Coronavirus ci sono anche l’aumento della sedentarietà ed i disturbi psichici derivanti dall’isolamento e dalla solitudine”.

    Secondo te sarebbe possibile realizzare iniziative di questo tipo anche in Agnone?

    “Assolutamente sì. A mio avviso sarebbe meglio partire con gli adulti, sia per realizzare una mappatura del territorio che per sviluppare uno spirito comunitario riscoprendo le chiese, le botteghe artigiane, il patrimonio artistico ed architettonico, coinvolgendo successivamente tutte le età. Gli anziani hanno tante storie da raccontare, i ragazzi hanno bisogno di esprimersi. Camminando insieme possono arricchirsi reciprocamente. La mia esperienza, se necessario, è a disposizione”.

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