Una bambina ucraina, in fuga dalla guerra, è stata ospite, per qualche settimana, di una famiglia di Castiglione Messer Marino, nell’ambito di un progetto internazionale. Sofia, questo è il suo nome, ha frequentato per poco più di un mese le aule del locale istituto scolastico, alla ricerca di una “normalità” che la guerra ha cancellato nel suo paese. Ora è ripartita e ha lasciato a tutti, alla famiglia che l’ha ospitata, ai suoi compagni di scuola e alle stesse maestre, un insegnamento disarmante: «La pace è dove non c’è male».

Quello che segue è il messaggio di saluto a Sofia scritto dalla famiglia di Castiglione che l’ha accolta con tutto l’amore possibile.
«Sei partita dolce piccola grande Sofia. L’unica certezza era quella che ”il progetto” sarebbe terminato, che ci saresti mancata tanto, ma non sapevamo cosa sarebbe successo. L’entusiasmo lasciava spazio alla paura, al timore che non saremmo stati all’altezza di quello che ci attendeva. Ma poi mi ripetevano e mi ripetevo che avremmo dovuto seguire solo il cuore. Dal primo giorno che sei arrivata ‘nella nostra casa, ti abbiamo spiegato che c’erano delle regole da rispettare, ma nessuno ”comandava”, poiché in questa casa comandavano il cuore e l’amore.
Non è stato facile, all’inizio, eri spaventata, eravamo spaventati. Una bambina di sette anni, che ha vissuto gli ultimi quattro in un paese martoriato dalla guerra, che parlava una lingua diversa. Nel momento in cui sei scesa dall’autobus, ci siamo innamorati di te, anche se io incontrando il tuo sguardo smarrito ho pensato che avevo preteso troppo da noi e non ce l’avremmo fatta. Hai pianto, e quando una mattina ho pianto anch’io, tu mi hai portato il fazzoletto perché mi asciugassi le lacrime, da quel momento ho capito che eri un dono, che le tue giornate dovevamo essere solo sorrisi.
E ci siamo riusciti. Hai fatto sonni tranquilli, hai riso, hai sorriso, hai giocato, hai visto il mare, il cielo blu, sei stata felice, sei riuscita ad “essere bambina”. Hai capito che oltre la guerra, c’è una speranza, che ci sono anche persone che amano, non solo odio, sai che hai e avrai sempre un posto sicuro dove poter tornare sempre.
Ci siamo divertiti tanto ,tutti e tre, sono stati settanta giorni di puro amore e serenità. Ringrazio me stessa e il mio grande amore, mio marito, senza di lui, tutto questo non sarebbe stato possibile. Ringrazio le nostre famiglie, hanno amato e accolto Sofia in maniera strepitosa, le hanno donato amore incondizionatamente. Ringrazio l’associazione che ci ha permesso di far parte di questo progetto.
Ringrazio la scuola, le maestre della classe seconda, che ci hanno veramente aiutato tanto, sia dal punto di vista umano che didattico. I compagni di classe. Ho visto Sofia frequentare la scuola con il sorriso. Ringrazio te Sofia, chiamandoti la mia stella stella (mi sono sempre sforzata di non chiamarti amore mio, perché mi sembrava irrispettoso verso la tua mamma).
Ti ringraziamo Sofia per averci regalato tanto amore, per averci raccontato della guerra, del cielo sempre grigio, della danza abbandonata, della scuola, quando è possibile, frequentata con la paura degli aerei russi, del freddo, del buio, del niente, con gli occhi di una bimba di sette anni.
Ti amiamo piccola grande Sofia. Ci saremo sempre per te, l’accoglienza non è ospitalità, ma è un atto di amore. Sei stata nutrimento puro per il cuore e l’anima».