«Io sono qui semplicemente per ribadire il nostro impegno, accanto ai nostri sindaci, a contestare la lenta e strisciante privatizzazione della sanità pubblica a cui ci opporremo con forza. Per difendere il diritto alla salute che sta scritto all’articolo 32 della nostra Costituzione. Quell’articolo dice che ogni cittadino ha diritto alla salute a prescindere dal portafogli che ha in tasca, ma purtroppo noi oggi sappiamo che non è così. Perché se vuoi smantellare la sanità pubblica non c’è bisogno di cambiare le leggi, basta togliere le risorse al pubblico, declassificare gli ospedali. Ecco, noi ci opporremo con forza, insieme a voi che state sui territori».

Sono le parole pronunciate da Elly Schlein, segretaria nazionale del Partito democratico, davanti all’ospedale “Caracciolo” di Agnone, nel pomeriggio di martedì. Non si è persa, la parlamentare dem, è arrivata di proposito in città e si è fermata, per una breve visita, presso la Pontificia fonderia Marinelli di Agnone, prima di incontrare la stampa, i sindaci di zona e i cittadini davanti all’ingresso dell’ospedale simbolo della lotta delle aree interne al diritto alle cure e alla sanità.

«Difenderemo la sanità pubblica universalistica, – ha continuato l’onorevole Schlein – quella immaginata da persone straordinarie come Tina Anselmi. Sappiamo che non tutti i problemi della sanità nascono con questo Governo di Giorgia Meloni, – ha precisato – bisogna fare anche autocritica. Dopo la pandemia si era ricominciato a mettere più soldi sulla sanità, invertendo la rotta e arrivando alla media europea del sette per cento. La nostra proposta di legge chiede di fare esattamente questo, non la luna, cioè di arrivare alla media europea nella sanità pubblica. E abbiamo fatto vedere al Governo dove prendere i soldi, per assumere e pagare di più medici ed infermieri che mancano. Negli ospedali pubblici ne mancano tanti di medici e infermieri e questo vuol dire che le liste di attesa si allungano all’infinito. Allora chi ha i soldi va nel privato, chi non li può spendere rinuncia a curarsi. E questo vuol dire negare dei diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione, che non possono dipendere da dove nasci, da dove vivi e dove decidi di abitare. Vogliamo invertire la rotta e sappiamo che la sanità del futuro è quella del territorio, quella più vicina alle case delle persone, soprattutto nelle aree interne. Se invece riusciamo a rafforzare i presidi di cura nei territori, come qui ad Agnone o ad Isernia, saremo in grado anche di evitare gli affollamenti nei Pronto soccorso degli ospedali maggiori».

Altro che tagliare servizi e declassare l’ospedale cittadino, come vorrebbero fare i commissari ad acta inviati da Roma a demolire la sanità territoriale molisana; la posizione di Schlein è chiara e va in direzione “ostinata e contraria”. Il problema è che questo indirizzo politico arriva solo oggi che il Pd è all’opposizione nel Paese, mentre quando ha governato, insieme ad altri partiti e movimenti, non ha fatto nulla di diverso rispetto agli attuali decisori.

«Sappiamo anche che le aree interne meritano un rilancio, altro che inesorabile declino come ha scritto in un documento questo Governo. – ha ripreso la segretaria Pd – Questo non è un destino, è una resa; e noi non siamo gente che si arrende. Abbiamo scritto una proposta di legge, a mia prima firma, per il rilancio delle aree interne, ascoltando i sindaci e la popolazione, i territori. L’unico modo per contrastare l’abbandono e lo spopolamento è portare servizi. Ad esempio dobbiamo pagare meglio i medici, gli infermieri, gli insegnanti che lavorano nelle aree interne, perché altrimenti non ci vengono a lavorare. Per rendere attrattiva la vita in questi territori bisogna avere il coraggio di dire azzeriamo, temporaneamente, IRPEF e IRAP, così diamo una spinta al rilancio economico, perché non è la stessa cosa aprire una bottega artigiana ad Agnone o farlo in centro a Roma. La buona politica cosa fa? Vede bisogni diversi e mette in campo risposte diverse, perché dare a tutti la stessa cosa non cancella le diseguaglianze».

Lo prescrive anche l’articolo 3 della Costituzione, quando impone la rimozione di tutti gli ostacoli alla effettiva uguaglianza dei cittadini; ma la domanda è quando lo fate? Poi la Schlein, un fiume in piena, ha toccato un altro tema cruciale per la montagna, quello dei cosiddetti servizi ecosistemici: «Le aree interne e montane danno tanto al resto del Paese in termini di risorse naturali, ma non prendono indietro abbastanza, nessun riconoscimento economico per quello che danno. Prevediamo anche risorse per l’acquisto della prima casa nei piccoli centri montani. Nella nostra proposta di legge abbiamo messo due miliardi e sette, subito, per migliorare la mobilità, le strade e le infrastrutture, per la prevenzione del dissesto idrogeologico».

Idee chiare che alla luce della più elementare logica possono funzionare a beneficio delle aree interne; ma le risorse, più prosaicamente i soldi, dove sono, dove si prendono nel bilancio dello Stato? «Semplice, – ha risposto Schlein a questa obiezione – li prendiamo da un progetto sbagliato e dannoso come il ponte sullo Stretto di Messina. Adesso è il momento di riscattare il futuro di questi territori e non ci può essere un futuro per il Paese se non c’è un futuro per le aree interne e montane».

E ancora il “diritto a restare”: «Mentre ci hanno ossessionato per anni sull’immigrazione, non hanno fatto niente sulla emigrazione, di tanti giovani che di fronte a contratti precari fanno la scelta di andare altrove verso altri paesi d’Europa. E allora ci batteremo per un salario minimo, perché oggi anche chi lavora è povero. Le priorità del Partito democratico sono queste, non veniamo a raccontare frottole o favole, perché non siamo così. Non c’è miglior programma che attuare, articolo per articolo, la nostra Costituzione». La domanda dei cittadini resta questa: quando lo fate?
Francesco Bottone