“Che cosa possiamo fare, che cosa dobbiamo fare anche noi, le nostre fabbriche, le nostre industrie, i nostri cittadini per proteggere Gaia, la nostra casa naturale?”. E’ una delle domande al centro del convegno dedicato al riscaldamento climatico e al ruolo che le imprese possono giocare in questa sfida, che si è svolto alla Val di Sangro Expo di Atessa (Ch), organizzato dall’amministrazione comunale di Atessa insieme al Rotary Club Atessa Media Val di Sangro, presieduto da Augusto Caporrella, che ha introdotto i lavori e spiegato le ragioni dell’incontro, cioè “affrontare una delle questioni più urgenti del nostro tempo: gli effetti del cambiamento climatico, la necessità di intervenire e il ruolo che possono avere imprese, cittadini e territori nella transizione energetica e ambientale”.
A confronto, dunque, istituzioni, mondo scientifico, ricerca e sistema produttivo.
Al convegno hanno partecipato Francesca Mariotti, presidente dell’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile; Gregorio Sgrigna, ricercatore del CNR, e Guido Befani dell’Università degli Studi di Teramo.

BORRELLI: ‘SIAMO NOI STAVOLTA L’ASTEROIDE’
Nel suo intervento, il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli ha proposto una riflessione sul rapporto tra i grandi cambiamenti che hanno segnato la storia della Terra e la trasformazione climatica in corso, richiamando la responsabilità dell’uomo e interrogandosi sulle conseguenze che il cambiamento climatico potrà avere sul futuro della nostra società.
“Tanti spettacoli televisivi e mostre ci hanno raccontato di come i dinosauri dominarono la Terra per milioni di anni, poi un ASTEROIDE li spazzò via e i mammiferi presero il loro posto. I mammiferi in realtà vivevano già lì, come i dinosauri, da oltre 150 milioni di anni e per tutto quel tempo sono rimasti piccoli, non più grandi di un gatto domestico, e le piccole dimensioni li hanno aiutati a sopravvivere all’asteroide, a differenza di quello che capitò ai dinosauri grandi e prepotenti”.
“Oggi – ci avvertono molti scienziati – con il riscaldamento globale dovuto, in un tempo così rapido, all’intervento dell’uomo e alla crisi della biodiversità, anche i mammiferi, che devono le loro principali trasformazioni proprio ai cambiamenti climatici, rischiano di fare la fine dei dinosauri. Il clima, nella nostra epoca, sta cambiando velocemente e la colpa è di un mammifero: NOI, UOMINI COSIDDETTI SAPIENTI. Quindi, IN MOLTI MODI – dice Steve Brusatte, un ricercatore americano con bisnonni italiani, conoscitore di fossili di tutto il mondo – NOI UOMINI SAPIENTI SIAMO L’ASTEROIDE”.
“Quest’anno è suonato un altro campanello d’allarme, anzi una sirena: ad un luglio bollente si sono aggiunti altri mesi torridi. L’estate più calda di sempre, da quando esistono le rilevazioni. Nel 2030 il Pianeta, di questo passo, sarà più caldo di 2 gradi ed il 15% della popolazione mondiale sarà esposto a ondate di calore insopportabili. Entro il 2050 – dicono gli esperti – un miliardo e mezzo di persone dovranno lasciare le proprie case. Saranno migranti ambientali, migranti forzati”.
Da qui la domanda rivolta alla responsabilità dell’uomo: “Che cos’altro deve accadere affinché l’HOMO SAPIENS rinsavisca? Che cosa possiamo fare, che cosa dobbiamo fare?”
“Da qui il convegno di oggi. Un battito d’ali dalla nostra valle – ha concluso Borrelli – speriamo possa contribuire a una riflessione che deve svilupparsi in tutto il mondo”.

MARIOTTI TRA SOSTENIBILITA’ E SICUREZZA ENERGETICA
Su questo terreno si è inserito l’intervento della presidente dell’ENEA, l’avvocato Francesca Mariotti, che ha affrontato il rapporto tra cambiamento climatico, transizione energetica, sostenibilità e sicurezza degli approvvigionamenti.
“Non esiste sostenibilità senza sicurezza energetica, così come non esiste sicurezza energetica senza una visione di lungo termine fondata sull’innovazione tecnologica”.
L’attività di ricerca dell’ENEA evidenzia come il cambiamento climatico non rappresenti più soltanto una prospettiva futura, ma una realtà già presente, con effetti osservabili. I modelli climatici e le analisi dell’Agenzia consentono di studiare ad alta risoluzione l’evoluzione delle temperature, delle precipitazioni e degli eventi estremi, fornendo elementi utili per comprendere come il territorio possa cambiare nei prossimi decenni.
Tra i fenomeni evidenziati figurano l’aumento delle temperature estive, la maggiore frequenza e intensità degli eventi estremi, l’alternanza tra periodi di siccità e precipitazioni intense.
Particolarmente significativo è il tema della cosiddetta “tropicalizzazione”. Le proiezioni climatiche elaborate dai ricercatori mostrano inoltre come diverse aree del territorio italiano siano chiamate a confrontarsi con un aumento dei rischi legati a siccità, ondate di calore e fenomeni alluvionali.
Nel quadro delineato da Mariotti, la transizione energetica deve poggiare su un mix diversificato di tecnologie, comprendendo fonti rinnovabili, reti intelligenti, sistemi di accumulo, efficienza energetica e tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.
In questa prospettiva è stato affrontato anche il tema della necessità del nucleare.

SGRIGNA: INFRASTRUTTURE VERDI E NATURE BASED SOLUTIONS PER RIGENERARE AREE INDUSTRIALI
Un ulteriore contributo al confronto è arrivato da Gregorio Sgrigna, ricercatore del CNR, che ha posto l’attenzione sul ruolo delle infrastrutture verdi e delle Nature-Based Solutions (NBS) nella rigenerazione dei contesti industriali e periurbani.
La ricerca scientifica sviluppata in ambito accademico e istituzionale evidenzia infatti come una corretta progettazione del verde possa contribuire ad affrontare alcune delle principali criticità delle aree industriali, storicamente caratterizzate da ampie superfici impermeabili, cementificazione e una presenza limitata di vegetazione.
In territori come la Val di Sangro, dove le attività produttive convivono con centri abitati, aree agricole e sistemi naturali, il verde può diventare quindi non soltanto un elemento paesaggistico, ma una vera e propria infrastruttura ambientale, capace di contribuire alla resilienza del territorio.
Tra i principali benefici delle Nature-Based Solutions sono stati evidenziati: mitigazione delle isole di calore urbane, abbattimento dell’inquinamento atmosferico; miglioramento della qualità della vita
BEFANI: ‘LA TRANSIZIONE E’ ANCHE OPPORTUNITA’ ’
Guido Befani, avvocato, esperto in diritto amministrativo e docente dell’Università degli Studi di Teramo.“I vincoli ESG (Environmental, Social e Governance) sono certamente un mal di testa per le imprese e rappresentano uno dei costi, spesso occulti, della transizione ecologica. Ma la transizione non è soltanto un costo: può diventare innovazione, nuove competenze, nuove professionalità e nuovi mercati. Le imprese non devono smettere di fare impresa: hanno il compito di generare valore, crescita e utili.La vera sfida è quindi formare professionalità capaci di integrare ambiente, tecnologia, diritto e strategia aziendale. Perché la sostenibilità funziona davvero quando, da vincolo da rispettare, diventa valore da creare”.
TAVOLA ROTONDA CON HONDA, HYDRO, SOLIS, ARAP COMUNE ATESSA E CONFARTIGIANATO
Dopo i relatori, c’è stata una tavola rotonda. Presenti Marco Mari per la Hydro; Lucia Stella per Honda Italia; Daniele Giangliulli, Confartigianato Chieti; Danilo Di Florio, presidente Solis; Antonio Morgante per Arap e Giuseppe Masilli, assessore Comune Atessa che ha illustrato il nuovo Piano regolatore “green” del Comune di Atessa, con mirati interventi sul territorio. Mentre le aziende hanno portato la propria esperienza: il rappresentante Hydro di Atessa ha parlato del riciclo dell’acciaio, al 100 per cento e all’infinito. Per la Honda Italia è stato detto che da anni sono in atto operazioni tendenti a ridurre emissioni e impatto, sia a livello di stabilimento sia sui veicoli prodotti. La Solis di Casoli ha fatto dell’ambiente e della sostenibilità il proprio core business. Arap ha parlato del progetto, in via di realizzazione, di una Hydrogen Valley nell’area dismessa dell’ex Cotir in contrada Zimarino a Vasto, con una produzione stimata di circa 410 tonnellate annue di idrogeno.