Troppo spesso il tema dei cambiamenti climatici viene percepito come qualcosa di lontano dal nostro quotidiano: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione di territori remoti, gli incendi che devastano altre parti del mondo. E anche un aumento di un grado della temperatura media può sembrare poca cosa. Un grado in più: che sarà mai?
In realtà, quando si parla di temperatura media, quel grado non rappresenta semplicemente una giornata un po’ più calda. Significa modificare equilibri, stagioni e cicli naturali. E per chi vive e lavora la terra tutto questo assume immediatamente una dimensione concreta: significa siccità e stress idrico, fasi vegetative anticipate, eventi meteorologici estremi e calendari agricoli che non sono più quelli conosciuti e tramandati per generazioni.
I cambiamenti climatici, dunque, non riguardano soltanto i ghiacciai. Riguardano anche noi. E riguardano ciò che ogni giorno arriva sulle nostre tavole.
Un esempio arriva quest’anno dai vigneti molisani e, in particolare, dai soci della Cantina Sociale San Zenone di Montenero di Bisaccia, storica cooperativa vitivinicola aderente a Confcooperative Molise.
«Viaggiamo con oltre quindici giorni di anticipo rispetto ai calendari ordinari, con evidenti problemi di natura organizzativa sia per il lavoro in campagna sia per quello in cantina – afferma il presidente della Cantina San Zenone, Adamantonio Flocco –. Stiamo lavorando insieme ai nostri tecnici e ai nostri enologi affinché questo anticipo non incida sulla qualità dei vini. Il punto fondamentale è individuare, vigneto per vigneto, il momento corretto per la raccolta».
L’anticipo della stagione, infatti, non significa necessariamente una vendemmia di minore qualità, ma impone maggiore attenzione e capacità tecnica. Temperature elevate possono accelerare alcuni processi di maturazione e rendere più complesso individuare il momento ottimale della raccolta.
«La maturazione tecnologica delle uve, legata principalmente all’equilibrio tra zuccheri e acidità, può non procedere con gli stessi tempi della maturazione fenolica – sottolinea l’enologo della Cantina San Zenone, Mauro Confalonieri –. Per questo è necessario monitorare costantemente l’evoluzione delle uve e intervenire con le opportune scelte agronomiche ed enologiche».
Secondo le valutazioni tecniche effettuate finora dalla Cantina, quantità e qualità della produzione potrebbero mantenersi sostanzialmente in linea con quelle dello scorso anno, a condizione che vignaioli e cantina riescano a governare adeguatamente questa fase particolarmente delicata della stagione.
Ed è proprio qui che, secondo Confcooperative Molise, emerge una delle contraddizioni più evidenti del dibattito sui cambiamenti climatici.
«Ciò che sta accadendo quest’anno nei vigneti racconta molto più di tante conferenze sul clima – afferma il presidente di Confcooperative Molise, Riccardo Terriaca –. Racconta di un settore agricolo già fortemente sotto pressione per le note difficoltà di mercato e che, contemporaneamente, è costretto a modificare tempi, organizzazione e tecniche produttive per adattarsi a condizioni climatiche sempre meno prevedibili».
«Si parla molto di resilienza – prosegue Terriaca – ma nelle nostre campagne la resilienza non è una parola da utilizzare comodamente nei convegni o nei salotti delle grandi città. È cambiare programmi, lavorare di più, investire, rischiare. È competenza, fatica, passione e restanza. È la scelta quotidiana di uomini e donne che continuano a produrre nonostante tutto e, continuando a farlo, mantengono vivi i nostri territori».
Una funzione che va ben oltre il valore economico della produzione agricola.
«Dietro una bottiglia di vino molisano – concludono all’unisono Terriaca e Flocco – non ci sono soltanto uva, cantina e mercato. Ci sono vigneti coltivati, colline curate, comunità che rimangono, lavoro che resiste. C’è un paesaggio che qualcuno continua ogni giorno a presidiare e custodire anche per tutti noi. Per questo la capacità di adattamento dei nostri agricoltori va sostenuta, non semplicemente celebrata. Se il cambiamento climatico è ormai una questione strutturale, strutturali devono diventare anche le risposte della politica: ricerca, innovazione, gestione della risorsa idrica, strumenti di prevenzione e sostegno agli investimenti».