L’Agnone calcistica è in lutto per la scomparsa di Andrea Russo (nella foto in basso con Liberatore e Nicola Bomba), tra i più forti e amati interpreti del calcio granata degli anni Ottanta. Nato nel 1953 a Sant’Antonio Abate, nel Napoletano, Russo ha lasciato un segno profondo non solo per il suo valore tecnico, ma per l’intensità con cui ha vissuto e onorato la maglia dell’Olympia.

Prima di approdare ad Agnone aveva militato nell’Aesernia di Pontarelli, in serie C2. Il suo arrivo in granata è ormai parte della leggenda: un acquisto reso possibile grazie a una colletta della dirigenza, al termine di una riunione fiume conclusasi alle tre di notte. Un gesto che racconta un calcio d’altri tempi, fatto di passione autentica e di sogni condivisi.
A Russo sono legate stagioni rimaste scolpite nella memoria collettiva: su tutte quella delle 14 vittorie consecutive nel campionato 1984-85 e l’indimenticabile epilogo della stagione successiva, il 4 maggio 1986. Davanti a oltre duemila spettatori, l’Olympia superò per 2-0 l’Aurora Ururi nell’ultima e decisiva giornata, conquistando uno storico salto in Promozione campana. Le reti di Giammattei e Antenucci suggellarono una giornata epica, che aprì per la prima volta alla città le porte di un campionato di altissimo livello.

Centrocampista prima, difensore poi, Andrea Russo si distinse sempre per intelligenza tattica, qualità tecnica e una rara eleganza nel gioco. Fu uno dei pilastri di quell’undici guidato da Nicola Bucci e Gino Cerimele (Di Pasquo, Liberatore, Fazioli, Russo, Melloni, Giammattei, Cimino, Patriarca, Antenucci, Marinelli, Fratangelo) capace di entrare nella storia sportiva agnonese.
Appesi gli scarpini al chiodo, Russo non ha mai reciso il legame con Agnone dove lo si incontrava spesso per motivi di lavoro. Vi ha conservato amicizie fraterne, come quelle con Mauro Marinelli e con il capitano Antonio Melloni, e l’affetto sincero di un’intera comunità e tifoseria che lo hanno sempre considerato uno di casa.
Alla famiglia giunga il cordoglio della redazione de l’Eco e, in particolare, del direttore Maurizio d’Ottavio.
Ciao Andrea, e grazie per averci fatto sognare con il tuo calcio pulito, elegante e autentico.