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martedì 6 Ottobre 2026
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Frane in Alto Vastese, Menna: «Solo passerelle, nemmeno un euro trasferito, mi incateno davanti a Palazzo Chigi»

I territori colpiti dalle frane di marzo e aprile scorsi, quelli a cavallo tra l'Abruzzo e l'Alto Molise, «sono stati abbandonati dal Governo Meloni». L'atto di accusa arriva dal presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna. L'omologo del…

I territori colpiti dalle frane di marzo e aprile scorsi, quelli a cavallo tra l’Abruzzo e l’Alto Molise, «sono stati abbandonati dal Governo Meloni». L’atto di accusa arriva dal presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna. L’omologo del presidente Daniele Saia, che al contrario preferisce tenere un profilo polemico basso sul tema della viabilità, non le manda certo a dire al Governo centrale.

«Le strade sono interrotte o gravemente dissestate. I cittadini rischiano di rimanere ancora più isolati questo inverno. Servono risorse adeguate per la Provincia di Chieti, servono interventi concreti e servono adesso. I cittadini attendono risposte» dichiara alla stampa Menna. Dallo scorso aprile, infatti, quando il territorio a cavallo tra Abruzzo e Molise è stato messo in ginocchio dalla compromissione generalizzata della rete viaria, non si è fatto quasi nulla per ripristinare la viabilità, salvo interventi in somma urgenza posti in essere dalla Provincia di Isernia o dagli stessi Comuni di zona. Poche risorse ed interventi tampone, come il passaggio in frana realizzato sulla ex statale Istonia, altrimenti nota come “mulattiera”, ma degli annunciati finanziamenti, quelli relativi alla dichiarazione dello stato di calamità dichiarato dalla premier Meloni, davvero non c’è traccia.

Daniele Saia al momento tace, non sbatte i pugni e non ribalta scrivanie, ma l’inverno non è poi così lontano e gli interventi tampone realizzati in somma urgenza non potranno reggere alle intemperie. «Io continuerò a protestare, a scrivere tramite i canali ufficiali, a farmi sentire. – dichiara al contrario il presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna – Sto valutando anche di incatenarmi sotto Palazzo Chigi, fino al momento in cui inizieranno ad arrivare tutti i fondi necessari per restituire sicurezza e serenità ai cittadini». Una protesta plateale, dunque, quella annunciata dal presidente Menna, che rende ancor più imbarazzante il silenzio del suo omologo Saia. Quest’ultimo prese parte, nelle settimane immediatamente successive alla fase di maltempo di marzo aprile, ad un Consiglio provinciale straordinario che si tenne a Castiglione Messer Marino. In quella occasione i due presidenti presero l’impegno di lavorare in stretta sinergia per fare in modo di intercettare i fondi necessari a ripristinare la viabilità collassata dell’intero territorio. Qualcosina è stato fatto, ma sempre in termini di interventi tampone in somma urgenza, non certo definitivi né risolutivi.

«Centocinquanta milioni di euro per andare a ripristinare situazioni problematiche in tanti Comuni, strade interrotte, centri e territori isolati. – continua nel suo atto di accusa il presidente Menna – Faccio appello affinché il Consiglio dei Ministri mandi le risorse necessarie. Fino ad oggi ha inviato solo elicotteri, sono state fatte diverse “passeggiate”, ma nessun  euro è stato trasferito alle Province. E la situazione potrebbe diventare ancora peggiore quest’inverno, con il concreto rischio che molti Comuni restino isolati. Continuerò ad urlare, a protestare, e anche ad incatenarmi sotto il Consiglio dei Ministri fino a quando non arriveranno le risorse che ci consentiranno finalmente di restituire serenità a queste comunità e a questi cittadini».

Annunci di milioni e milioni di euro, passerelle e passeggiate sui siti in frana, come le chiama Menna, ma i trasferimenti da Roma non arrivano. E sono ancora fermi al palo, tra l’altro, i lavori di messa in sicurezza del viadotto “Longo” sul Sente. Anas, nei giorni scorsi, sollecitata dalla stampa locale, ha comunicato la ripresa degli interventi entro metà mese di ottobre, dopo la pausa estiva. Una lunga pausa estiva, che mal si concilia con gli otto anni di perdurante chiusura del ponte tra Castiglione Messer Marino e Belmonte del Sannio. E forse proprio per denunciare questa situazione che è divenuta ormai tragicomica, qualcuno, nei giorni scorsi, ha posizionato un fantoccio all’imbocco del viadotto. Quel pupazzo riassume, in una sola immagine realistica, e meglio di mille parole, l’atteggiamento del Governo e delle istituzioni a vario titolo rispetto al diritto alla mobilità di un intero territorio divenuto ostaggio della politica e delle promesse non mantenute.

Francesco Bottone

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