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  • La bandiera nera a Sirte

    Sirte, capitale della omonima regione, proprio al centro del golfo della Sirte –   e dal cui porto, grandioso, verosimilmente partono le masse di profughi in fuga dall’Africa centrale, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Etiopia, dalla Nigeria, dal Kurdistan, e persino dalla Turchia; una città in cui confluisce un grande fiume artificiale, opera grandiosa di Gheddafi, in sostanza un acquedotto che raccoglie le acque carsiche, del centro Libia, per trasportarle e distribuirle per usi alimentari ed agricoli in tutto il  territorio dello sterminato paese; la città natale di Mohammed Gheddafi, l’uomo che si tenne molto lontano da essa, vivendo in una tenda nel deserto, e che fu barbaramente ucciso durante la c.d. rivoluzione libica, dopo i bombardamenti, ordinati da Sarkozy e con l’appoggio, assai controverso, dell’allora capo dello Stato italiano –   è improvvisamente balzata al centro delle inquietudini più profonde dell’Europa, già scossa, avvertita ed impaurita dalle ondate di profughi in fuga dalle già citate regioni più tormentate dell’Africa e del Medio Oriente.

    Che cosa è accaduto?

    L’Isis è riuscita a conquistare buona parte delle coscienze e ad intercettare tutti i disagi e le sofferenze delle popolazioni dell’enorme Stato – che si è frantumato in centinaia di tribù dopo la caduta di Gheddafi, ognuna con delle regole opposte e tra le quali è sempre mancato un segno di unità, assicurata soltanto dal pugno duro di Gheddafi (come Saddam Hussein teneva quelle dell’Iraq) – e ad issare la bandiera nera, nel palazzo più alto di Sirte.

    La uccisione di Gheddafi, osannato, venerato, dal popolo, vistosamente scortato dalle sue veneri in giubba coloniale (le portò anche a Roma in una kermesse, che rasentò il ridicolo e lo sbalorditivo) rappresentò il disfacimento, di schianto, di quel fragile, difficile, complesso equilibrio di quelle tribù.

    La sua fine fu terribile: fatto barbaramente a pezzi dalle sue stesse tribù.

    In questo dissolvimento ha potuto agevolmente pescare e mestare l’Isis.

    Questa situazione ha imprevedibilmente rappresentato il “ventre molle” delle conquiste dell’Isis e del progressivo avvicinamento del c.d. “Stato islamico” alle coste meridionali dell’Europa e più precisamente a quelle della Trinacria, poste a soli 350 Km. dalle spiagge del golfo della Sirte.

    L’obiettivo, l’ambizione e la temerarietà dell’Isis, sono quanto mai evidenti: attaccare l’Europa, il Cristianesimo, le sue istituzioni più importanti, vulnerabili come hanno dimostrato i recenti vulnus a Parigi e ad Amsterdam : insomma spingere lo Stato Islamico ad una delle sue invasioni più spettacolari ed ambiziose: la conquista dell’Europa.

    Non vi è in effetti nessuna possibilità di successo per conquistare territori così vasti se non con il consenso delle popolazioni, che si lasciano facilmente convincere e depredare della loro coscienza .

    L’Isis, perciò, non è un fenomeno tanto di conquista militare, quanto di conquista delle genti medesime che vi abitano.

    Se non si riesce a capire questo fenomeno non si riuscirà mai a trovare le armi più efficaci per contrastarlo e resistergli.

    Effettivamente non può esservi un serio convincimento che i bombardamenti, che qualcuno propugna, possano essere risolutivi in questa fase pericolosamente emulativa e vincente della organizzazione Isis, contro cui anche gli stati arabi hanno compreso la necessità di opporvisi, di combatterlo, anche con le armi, così come sta facendo l’Egitto di Abd al-Fattah al-Sisi,  la Siria di  Bashar al-Assad,  naturalmente l’Iraq di Fu’ad Ma’sum, parte dell’ Arabia Saudita ed altri, trovando la condivisione persino di parte della Palestina e precisamente di Ramallah in Cisgiordania, oltre naturalmente Israele.

    Insomma, è un teatro grandissimo, una parte sconfinata di pianeta che presenta una sola caratteristica in comune e che, poi, in radice è la vera causa contro il terribile contenzioso arabo: il petrolio.

     Qual’è oggi la situazione?

    Buona parte dell’Europa meridionale con al centro l’Italia, accerchiata a nord Est dalla temibile escalation Ucraina, con le sue possibili guerre stellari tra le due grandi potenze del pianeta (Usa e, oggi, Russia), a sud est, dalle inquietanti ripercussioni che la crisi economica greca produce su tutti i paesi dell’Europa, da tutto quello che accade nel medio oriente, ha oggi di fronte, a pochi kilometri dalle sue coste, come detto, la incredibile, imprevedibile verità della possibile aggressione dell’Isis.

    Mille nuovi modi ed atipici di aggressione, del tutto diversi dalle guerre tradizionali: le bambine che si fanno esplodere nelle moschee, nei supermercati (orribile!), le allucinanti decapitazioni di Cristiani copti, che ha, poi, scatenato l’ira dell’Egitto, ma, udite, udite l’assalto delle coste italiane attraverso una sorta di pirateria che nessuno poteva immaginare, una confusione tra le moltitudini di fuggiaschi verso l’Italia, di terroristi, ovvero di uomini senza fede e senza cultura, con un solo obiettivo programmato: fare strage e nuovi deserti.

    Alti ufficiali della marina militare italiana, sono preoccupati per questo.

    Temono di trovare neo barconi di fuggiaschi, oggi, addirittura, costretti a emigrare dopo essere raggruppati e radunati in alcune baracche lungo le spiagge libiche, frustati, sottoposti ad ogni genere di tortura (getti di acqua ghiacciata sui loro corpi seminudi, costretti a salire sui barconi) temono la presenza di mitragliette e kalashnikov.

    Spettri di antichissima storia dei crociati, i bombardamenti iracheni, afghani, pakistani, l’individuazione del rifugio di Bin Laden attraverso i droni, la sua uccisione, la diffusione in mare, alimentano confusamente e tragicamente l’odio contro la civiltà, reputata tout cort dall’Isis nemica, ovvero quella occidentale, europea, americana.

    Sconcertante l’accusa contro Gentiloni, Ministro degli Esteri italiano: “ti colpiremo crociato”, e, ancor più inquietante l’idea, per quanto folle, di colpire il cuore della chiesa Cristiana, ovvero il Vaticano.

    E allora? I dromedari a San Pietro, ad abbeverarsi alle fontane di Roma, con la sola variante della mutazione di specie da erbivori a carnivori??

    Il vuoto in piazza San Pietro tra le colonne del Bernini, mentre il Papa, dall’alto della sua finestra più alta, continua a raccontare le sue storie al vuoto della Piazza.

    Troppo cruda e quasi visionaria questa rappresentazione di un teatro immaginario? (non so!).

    Inquietante il documento diffuso via internet dall’Isis, nel quale, in un perfetto, italiano, tradotto verosimilmente dall’inglese, l’ultimo califfo – dopo il Califfato turco che sembrava definitivamente caduto il  turco, 4 marzo 1924 – il nuovo Califfo comunica alla moltitudine invisibile del suo popolo sostenitore, strategie, tatticismi, fornisce grafici sulla portata delle adesioni al suo regime, invitando i giovani, in particolare dell’Europa – il “ventre molle” dell’adescamento e delle sue conquiste – ad aderire alla causa dell’Isis.

     Franco Cianci

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