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  • La panchina «imbrattata» di arcobaleno che porta a galla i pregiudizi dei bigotti intolleranti

    Riceviamo dall’associazione Giovani per Agnone Democratica e volentieri pubblichiamo:

    Come Giovani per Agnone Democratica sentiamo il bisogno di esprimerci in merito all’articolo pubblicato sul nuovo numero del mensile l’Eco dell’Alto Molise (a pagina 5 del link, ndr) cartaceo, relativo all’installazione della panchina arcobaleno presso il Belvedere Ripa.
    Il pezzo, titolato “Attenzione passa la Ronda!”, scritto da un autore anonimo, rimarca l’inutilità di aver colorato una panchina con i colori dell’arcobaleno in difesa dei diritti della comunità LGBT+.

    Nel testo si legge che «persino la nostra Agnone, dove ancora si respira un’aria di “sani” valori tradizionali, si è dotata di una panchina arcobaleno, atta a celebrare le diversità di “genere”».
    L’affermazione ci fa riflettere, innanzitutto per il riferimento ai “sani valori tradizionali”, inserito nel testo come se questi si contrapponessero al significato dell’installazione.
    Lo scrittore anonimo, inoltre, si mostra evidentemente irritato più dal segnale di tutela dell’autodeterminazione, che significa proprio il rispetto di tutti i generi e di tutti gli orientamenti sessuali, che dal “deturpamento” che i colori causerebbero nel Belvedere.
    Proseguendo nell’articolo si legge: «Se tutti fossimo attenti a non ferire l’altro inutilmente, allora tutte queste distinzioni non sarebbero più necessarie. Non ci sarebbe più bisogno di troppe giornate specifiche. E neppure di imbrattare le panchine».


    Condividiamo pienamente; non dovrebbero più esistere discriminazioni basate sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’etnia, sulle proprie condizioni di salute o sulla religione, ma purtroppo, oggi, non è così: ci sono ancora oggi troppi casi di persone vittime di attacchi, anche violenti, dettati dal proprio sesso, dal proprio orientamento sessuale e altro ancora.
    E allora, caro scrittore anonimo, forse è ancora importante ribadire la necessità di educare gli intolleranti; è ancora importante “imbrattare” le panchine con i colori dell’arcobaleno. Infatti, una panchina non può annullare l’intolleranza, però, almeno, può farla venire alla luce quando è nascosta dietro ridicoli alibi; e dietro la parola “normalità” usata per indicare l’eterosessualità nel suo articolo c’è ancora un mondo di convinzioni da rivedere, di pregiudizi da scardinare.


    Nascondersi dietro la retorica della tradizione, del rispetto universale tanto per le persone quanto per gli oggetti, per esprimere la propria posizione in merito a tematiche come l’omosessualità, ci convince ancora di più che non abbiamo superato un bel niente.
    Proprio per questo bisogna continuare a combattere, a portare avanti queste battaglie che sono e saranno necessarie finché ci sarà chi punta il dito contro l’arcobaleno, senza vedere il nero che c’è all’orizzonte.

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