• News
  • Selezione e controllo paralizzati, cinghiali padroni incontrastati dei campi

    Uliveti devastati dai cinghiali, ma al momento si può solo stare a guardare. Le foto, queste in particolare arrivano da frazione San Martino di Schiavi di Abruzzo, mostrano una realtà comune a tutto il territorio del Vastese, del Chietino e dell’intero Abruzzo.

    Branchi di cinghiali sempre più numerosi, da venti, trenta animali, devastano le colture agricole avvicinandosi, senza timore alcuno, anche ai centri abitati. La caccia in braccata è chiusa da settimane, la caccia di selezione non è ancora partita per non meglio precisati motivi e ritardi in capo agli Atc, e la Regione Abruzzo non ha ancora adeguato la legge regionale alle recenti sentenze. Basterebbe un rapido doppio passaggio in commissione prima e in aula successivamente per adeguare la legge regionale a quanto richiesto dai giudici e poter dare l’avvio alle operazioni di controllo della specie cinghiale avvalendosi della collaborazione dei cacciatori opportunamente formati, tra l’altro a costo zero. Al momento può operare solo la Polizia provinciale, una manciata di uomini in tutto il territorio, solo la metà dei quali ha un porto d’armi e sa usare, più o meno, una carabina. Risultato: paralisi degli abbattimenti.

    E mentre gli Atc dormono sonni tranquilli, con l’alibi della pandemia magari, e sembrano quasi ritardare deliberatamente il più possibile l’avvio della caccia di selezione (che tra l’altro ha scopi diversi dal contenimento della specie, ndr), la Regione Abruzzo non è da meno in termini di immobilismo e sonnolenza e infatti non ancora mette mano alla revisione, o meglio all’adeguamento della legge regionale.

    L’assessore regionale Emanuele Imprudente (Lega)

    Si è limitata, in Giunta, a prorogare il piano di prelievo vigente, ma di fatto, praticamente, non si spara un colpo. E le immagini che arrivano dal territorio ovviamente lo confermano. Assessore Emanuele Imprudente, a che punto siamo con l’adeguamento della benedetta legge regionale in materia di controllo della fauna selvatica? Perché si preferisce pagare i danni provocati dalla fauna alle colture anziché gestirla con un piano di gestione faunistico-venatoria?

    Francesco Bottone

    Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

    Rispondi