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  • Tamponi Covid, Asrem annaspa: dieci giorni reclusi in casa per un risultato che non arriva

    «L’Asrem c’è: processati oggi 904 tamponi». Sono le entusiastiche parole del direttore generale dell’azienda sanitaria del Molise, Oreste Florenzano. Un entusiasmo autocelebrativo che però cozza con la realtà raccontata dai molisani, alle prese con le stringenti procedure finalizzate al contenimento dell’epidemia da Covid 19. Capita infatti che alunni di ogni età, al primo colpo di tosse o al primo starnuto, vengano di fatto espulsi dalla scuola e posti ai domiciliari, per giorni e giorni, in attesa dell’esito del tampone. Solo con un tampone negativo, infatti, si può sperare di rientrare in aula. Ed è qui che le cose si complicano.

    Il direttore generale dell’Asrem, Oreste Florenzano

    Sarà che il numero dei tamponi da processare è aumentato esponenzialmente dopo la riapertura delle scuole, perché i pediatri, giustamente, non vogliono rischiare, certo è che l’Asrem non sta dando prova di rapidità nel fornire l’esito dei test. La storia, una delle tante, arriva da un paese della provincia di Campobasso, raccontata da un papà esasperato: «Ho passato l’intera giornata di martedì, dalle 9 alle 18.30, e la mattinata di mercoledì, dalle 8.30 alle 11.30, a cercare di contattare la Asrem per avere l’esito di un tampone Covid fatto cinque giorni prima a mio figlio a causa di mezza giornata di febbre avuta altri cinque giorni prima».

    Cinque giorni, tanto è passato dalla richiesta di tampone da parte del pediatra a quando il prelievo è stato effettuato, questo racconta il genitore. Riassumendo: cinque giorni a casa con sintomi influenzali lievissimi, in isolamento fiduciario e quindi in attesa di essere sottoposti a tampone e altrettanti per avere l’esito del test. Totale dieci giorni persi a scuola e dieci giorni persi al lavoro da almeno uno dei genitori che ha assistito materialmente il minore.

    E tra l’altro il risultato, negativo, è stato comunicato solo dopo una miriade di telefonate su numeri Asrem fissi e mobili ai quali non risponde mai nessuno.

    «E’ da sottolineare che i medici e gli infermieri che lavorano alla raccolta dei tamponi non hanno colpe, lavorando tra l’altro in condizioni che definire disagiate è un eufemismo. – continua il genitore molisano – Eventuali responsabilità probabilmente sono da rintracciare nella gestione della logistica e dell’intercomunicazione dei risultati tra i vari soggetti coinvolti. Probabilmente chi è demandato a gestire le risorse non è stato in grado di organizzare un sistema che mette in comunicazione in modo rapido ed organizzato i medici di base che richiedono i tamponi con l’unità che deve poi provvedere a contattare i pazienti per raccoglierli e con il laboratorio analisi che li processa ed infine con l’unità che deve, o meglio dovrebbe, comunicare l’esito al medico di base ed al paziente».

    In sostanza l’Asrem può processare anche mille tamponi al giorno, ma i risultati, direttore Florenzano, vanno forniti entro 24 o al massimo 48 ore, non dopo dieci giorni. Anche perché con i tempi così dilatati diventa anche difficile ricostruire l’eventuale catena dei contatti in caso di positività. Probabilmente c’è qualcosa da rodare e da sistemare, che ne dice direttore Florenzano?

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