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lunedì 12 Ottobre 2026
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Tartufo bianco pregiato, crolla la produzione in Alto Molise: colpa della siccità e del cambiamento climatico

Spesso quando si parla di tartufo bianco pregiato il pensiero va subito ad Alba, in Piemonte, ma gli addetti ai lavori conoscono la verità: l'Abruzzo e il Molise, ed in particolare il territorio di mezzo tra le due…

Spesso quando si parla di tartufo bianco pregiato il pensiero va subito ad Alba, in Piemonte, ma gli addetti ai lavori conoscono la verità: l’Abruzzo e il Molise, ed in particolare il territorio di mezzo tra le due regioni rappresentato dall’Alto Molise appunto, detengono la quasi totalità della produzione e quindi del mercato del tartufo. Una risorsa che andrebbe messa in filiera, ma che invece viene lasciata deliberatamente in mano alla “gestione” dei tartufai, per insondabili motivi. La stagione di cerca e raccolta è appena iniziata e i primi dati, raccolti dalle associazioni di categoria, raccontano di un importante impoverimento della risorsa, con un vero e proprio crollo stimato intorno al trenta per cento in meno. La siccità ha ridotto drasticamente la produzione, questo dicono i tartufai esperti che battono i boschi dell’Alto Molise e del confinante Vastese.

«Le nostre montagne e i boschi sono tra i più grandi produttori e fornitori di Tuber magnatum Pico a livello nazionale ed internazionale. Gran parte del prodotto che finisce nei ristoranti stellati di New York, Londra o Tokyo parte da qui, anche se spesso viene “etichettato” altrove. Le stime iniziali della vigilia purtroppo sono state superate dalla realtà sul campo. A pochissimi giorni dall’apertura ufficiale della stagione di raccolta del tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico), l’Osservatorio Indipendente rileva una situazione complessa: il calo della produzione non si attesta sui livelli ipotizzati, ma va ben oltre il trenta per cento inizialmente stimato, risentendo pesantemente della grave e prolungata siccità estiva su tutto il territorio regionale» spiega Berardo di Giandomenico a nome dell’associazione che opera sia in Abruzzo che in Molise. A questo scenario di forte contrazione del prodotto si aggiunge l’attenzione rivolta all’andamento del mercato locale.

«Diversi cavatori stanno infatti segnalando quotazioni d’acquisto che non appaiono proprio in linea con i valori di riferimento nazionali, registrando uno scostamento rispetto all’andamento delle principali borse ufficiali italiane, come Alba o Acqualagna, dove il bianco pregiato viaggia su medie importanti. – continua Berardo di Giandomenico – Raccogliamo con attenzione le segnalazioni dei raccoglitori locali. In un’annata così difficile dal punto di vista climatico, con una disponibilità di prodotto fortemente ridotta, i prezzi sul territorio dovrebbero riflettere pienamente la rarità del tartufo. Questo divario rispetto alle piazze nazionali evidenzia la storica mancanza di trasparenza e di strumenti ufficiali di tracciamento, penalizzando il valore del lavoro svolto nei boschi». Una risorsa sempre più scarsa, perché risente del cambiamento climatico e della riduzione delle precipitazioni, con prezzi “ballerini” che andrebbero invece adeguati alla disponibilità della materia prima. L’Osservatorio indipendente mette poi il dito nella piaga: «Oggi la legge impone l’obbligo di indicare in etichetta la regione di provenienza e il luogo di raccolta. – spiega Di Giandomenico – Una norma sacrosanta, che rischia però di essere depotenziata dalla piaga storica del sommerso. La compravendita fuori tracciamento danneggia l’economia legale, il territorio e gli stessi operatori onesti».

E in Alto Molise non mancano certo i tartufai improvvisati, come dimostrano le operazioni messe in atto con una certa frequenza dai Carabinieri forestali. E’ proprio il sommerso che mette a repentaglio il patrimonio di quello che viene definito l’oro bianco e influisce negativamente anche sui prezzi pagati al dettaglio.

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