• In evidenza
  • Vaccini ad Agnone, Greco: «Scelte illogiche, segnalerò alle autorità preposte»

    «Umiliato, sbeffeggiato, depredato. L’ultimo affronto all’ospedale ‘Caracciolo’ è stato quello di indicare il centro vaccinale a Palazzo ‘San Francesco’. Per carità, in un momento drammatico l’azione che deve accumunarci è la somministrazione di vaccini, a più persone e nel più breve tempo possibile. Tuttavia non considerare l’ospedale di Agnone quale sede logistica della campagna vaccinale è un errore».

    Andrea Greco, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, entra nel dibattito pubblico in merito all’opportunità di scegliere la sala del Consiglio comunale come centro vaccinale al posto dell’ospedale cittadino.

    «Nella fase iniziale della campagna vaccinale, in Molise sono stati previsti 12 centri vaccinali, oltre al PalaUnimol. Tutti sono all’interno di strutture ospedaliere o peri-ospedaliere, così come indicato dal piano nazionale (Decreto del Ministero della Salute il 2 gennaio 2021) e dal piano regionale. – riprende Greco – Infatti, per citare qualche esempio, si va dalla casa della salute di Castelmauro al ‘Cardarelli’ di Campobasso, passando per l’ospedale di comunità di Venafro, fino ai poliambulatori di Frosolone e Trivento. Ad Agnone, in barba al Decreto Ministeriale e alle indicazioni del piano regionale, le operazioni vengono eseguite nello stesso palazzo dove si tengono le riunioni del Consiglio comunale. Si tratta di un contesto suggestivo in termini storico-architettonici, ma ahimè non è il massimo del confort per i nostri anziani. Il sito è in pieno centro storico, ci si arriva con stradine anguste ed è difficile da raggiungere anche per i mezzi di soccorso. Ora qualcuno deve spiegarmi perché si è preferita questa soluzione ad un luogo di cura per antonomasia, con un Pronto soccorso operativo H24. A mio avviso, si tratta di una decisione contro ogni logica.


    Eppure il Decreto del Ministero della Salute dice chiaramente: “Nella fase iniziale della campagna vaccinale si prevede una gestione centralizzata della vaccinazione, con l’identificazione di siti ospedalieri o peri-ospedalieri e l’impiego di unità mobili destinate alla vaccinazione delle persone impossibilitate a raggiungere i punti di vaccinazione”. Il Decreto prosegue poi sottolineando che “con l’aumentare della disponibilità dei vaccini, a livello territoriale potranno essere realizzate campagne su larga scala, walk-in per la popolazione, presso centri vaccinali organizzati ad hoc”.


    In altre parole, nella fase iniziale bisogna avvalersi di strutture sanitarie, anche per una maggiore tutela della salute dei cittadini, che potrebbero andare incontro a reazioni e necessitare di assistenza ospedaliera.
    A tutto ciò, si aggiunge la vicenda riportata dalla stampa delle vaccinazioni a volontari e personale amministrativo. Non intendo polemizzare, ma al tempo stesso non posso non considerare quanto prevede il Ministero della Salute: i vaccini vanno garantiti ad operatori sanitari, operatori e ospiti delle Rsa, ultraottantenni e categorie protette. Allora quali criteri sono stati adottati per vaccinare il personale amministrativo?


    Il problema sta nel piano vaccinale regionale, che estende oltremodo la platea dei beneficiari. Una contraddizione che segnalerò alle autorità preposte. Sulla vicenda è necessario fare chiarezza, per rispetto soprattutto delle persone fragili. Ho contattato la responsabile del piano vaccinale, il sub commissario Ida Grossi, che mi ha confermato di non sapere nulla di quanto accade in alto Molise. La stessa Grossi mi ha detto anche di essere convinta che le operazioni di vaccinazione si stessero effettuando nel luogo più titolato a farlo, ovvero nell’ospedale cittadino. Spiazzato dalla risposta, sono passato in Asrem per chiedere lumi ed ho appreso che la scelta del centro vaccinale è stata condivisa con l’amministrazione comunale. In attesa di conoscere per vie ufficiali tutta la verità, rilancio l’opportunità di utilizzare il ‘Caracciolo’ come centro vaccini. Un ospedale che andrebbe potenziato, perché offre servizi sanitari in un’area disagiata, dove la popolazione ha bisogno di risposte certe e non delle solite promesse mai mantenute.


    Il messaggio trasmesso è terribile. Immagino i tecnici, gli stessi che da anni vogliono vedere il ‘Caracciolo’ chiudere i battenti dire: un ospedale dove non è possibile fare nemmeno i vaccini, che ospedale è?
    Voglio comunque ringraziare tutti i volontari impegnati in queste settimane nella campagna vaccinale. Ma ribadisco: non capisco perché siamo gli unici in Italia a non aver utilizzato un ospedale e tutto il suo personale nella fase iniziale della vaccinazione».

    Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

    Rispondi