Loading…
sabato 3 Ottobre 2026
In evidenza

Zootecnia, Paglione: «Non possiamo limitarci a gestire il declino, dobbiamo creare condizioni per un nuovo sviluppo»

«Prima delle aree interne, credo che sia la zootecnia ad essere stata marginalizzata negli ultimi decenni. Siamo a Capracotta, invece, per affermare il contrario, cioè per dire quanto è importante riaffermare la centralità della montagna e della zootecnia.…

«Prima delle aree interne, credo che sia la zootecnia ad essere stata marginalizzata negli ultimi decenni. Siamo a Capracotta, invece, per affermare il contrario, cioè per dire quanto è importante riaffermare la centralità della montagna e della zootecnia. L’Italia, oggi, ha una grande opportunità che si chiama montagna. E non soltanto per i servizi ecosistemici che la montagna offre, ma per il fatto di poter invertire una tendenza, quello dello spopolamento, ma soprattutto per rivalutare tutto ciò che fa bene all’ambiente. Un ambiente abitato non soltanto dagli uomini, ma anche dagli animali, quelli allevati, fa bene alla zootecnia perché dà valore a quel lavoro di “restauro ambientale” che ogni giorno gli animali al pascolo producono. Bisogna, allora riportare gli animali al pascolo e rendere economicamente vantaggiosa l’attività di allevamento, perché questo significa garantire un futuro diverso e migliore a questi territori».

E’ un vero e proprio manifesto politico questa dichiarazione di Candido Paglione, sindaco di montagna e medico veterinario, che ha accolto in paese, sul “tetto” dell’Alto Molise, qualcosa come trentuno istituzioni, tra Università, istituti zooprofilattici, mondo della ricerca, associazioni agricole e degli allevatori ed enti locali. Una giornata di approfondimento e di studio sul mondo dell’allevamento e della zootecnia, appunto, all’esito della quale è nata quella che è stata denominata “Rete per l’Appennino“. Con un obiettivo preciso: mettere in comune conoscenze, esperienze e buone pratiche per rilanciare la zootecnia e l’allevamento nelle zone montane e marginali del Paese. Anche come strumento efficace e concreto per contrastare lo spopolamento e la desertificazione economica di intere zone. Parte da Capracotta, dunque, un nuovo approccio, su scala nazionale, alla zootecnia.

«Abbiamo scelto di chiamare questo impegno comune “La Carta di Capracotta”, – spiega il sindaco Candido Paglione, che è anche un medico veterinario – perché vogliamo che da qui parta un percorso concreto. Parlare di zootecnia in questi territori significa infatti parlare di lavoro, economia locale, presidio del territorio, manutenzione del paesaggio e tutela della biodiversità. Significa affrontare una questione che non possiamo più rimandare: il contrasto all’abbandono, non soltanto dei paesi, ma anche delle campagne, dei pascoli e delle montagne». Per questo, secondo Paglione, è stato importante mettere intorno allo stesso tavolo il mondo scientifico e accademico con le istituzioni e con chi ogni giorno lavora concretamente sul territorio, sporcandosi le mani. «Riuscire a portare a Capracotta cattedratici di tutta Italia ha e deve avere un valore, una valenza importante: significa evidentemente che questo è un tema avvertito e sentito dal mondo scientifico. E’ necessario che ci siano gli studi, quelli approfonditi e accademici, che sappiano indicare una strada da percorrere alla politica. Perché sono anni che rincorriamo la possibilità di avere un quadro per il domani, un’idea di sviluppo, ma diventa ogni giorno sempre più complicato».

Servono ricerca, innovazione e nuove opportunità economiche per chi sceglie di restare, per chi vuole tornare e per chi intende investire nelle montagne dell’Appennino. Ed è necessario snellire la burocrazia, che imbriglia e tarpa le ali a qualsiasi idea imprenditoriali prima ancora di nascere. La “Carta di Capracotta”, dunque, non vuole essere soltanto un documento, ma un impegno condiviso a trasformare idee e conoscenze in proposte concrete e in politiche capaci di sostenere chi vive e lavora nei territori più fragili del Paese.

«Con un pizzico di ambizione dico che spero davvero che venga scritta la “Carta di Capracotta”, – ha continuato Paglione – anche per il ruolo e la valenza simbolica che il nostro Comune può avere, visto che in qualche misura ha fatto la storia della zootecnia italiana. Non è un ritorno al passato, ma è riprendere un’attività antica, piena di cultura e di storia, di valori economici e umani, e proiettarla però in un contesto moderno. E si può fare davvero, perché abbiamo gli strumenti per farlo. Ci vuole buona volontà e soprattutto dei legislatori attenti, nazionali ed europei, che comprendano quanto è importante il ruolo dell’allevatore e degli animali che pascolano nei nostri territori». Il sindaco-veterinario ha poi inteso ringraziare tutti i partecipanti e, in modo particolare, il professor Fabio Pilla dell’Università del Molise, insieme ai tanti docenti delle numerose Università presenti, i ricercatori, i tecnici e i rappresentanti delle organizzazioni agricole e zootecniche che hanno scelto Capracotta per questo importante momento di studio e di lavoro. «La crisi demografica ci impone di cambiare prospettiva: non possiamo limitarci a gestire il declino, dobbiamo creare le condizioni per un nuovo sviluppo. – ha chiuso Paglione – La zootecnia può essere una parte importante di questa strategia. Da Capracotta abbiamo iniziato a costruire questo percorso insieme». 

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

Lascia un commento