I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Chieti, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno concluso una complessa attività di polizia giudiziaria a contrasto del fenomeno della somministrazione fraudolenta di manodopera nel settore del trasporto merci su gomma.
L’operazione ha fatto emergere un articolato sistema di frode, a carattere transnazionale, finalizzato all’evasione fiscale e contributiva: un meccanismo di caporalato transnazionale e dumping sociale che, partendo dall’Abruzzo, ha assunto proiezioni e rilevanza di carattere nazionale.

L’indagine ha preso il via dagli approfondimenti di polizia economico-finanziaria, svolti dalle Fiamme Gialle del dipendente Gruppo, diretti dal Ten. Col. Vito Casarella, dai quali sono emersi i primi fondati sospetti di impiego irregolare di manodopera extra-unionale, principalmente di nazionalità albanese, da parte di alcune società teatine che utilizzavano in modo strumentale l’istituto del distacco internazionale.
La svolta investigativa si è poi concretizzata grazie all’attivazione dei canali di cooperazione internazionale e di mutua assistenza amministrativa fiscale, coordinati dall’Organo di vertice del Corpo, in stretta sinergia con la GDT (General Directorate of Taxation) albanese.
Il distacco transnazionale è una procedura legale: un’azienda estera dà in “prestito” temporaneo i propri dipendenti (che risultano in quel momento in sovrannumero) a un’altra azienda, ad esempio italiana, per svolgere un determinato lavoro.
Per la legge italiana, a questi lavoratori devono essere garantiti gli stessi stipendi e gli stessi diritti dei lavoratori italiani.
Le indagini, svolte di concerto con gli uffici finanziari albanesi, hanno invece dimostrato che i contratti erano del tutto fittizi: le imprese estere che distaccavano personale erano in realtà mere società schermo (“letter box company”) prive di una reale struttura operativa. Servivano, quindi, solo come copertura giuridica per reclutare autisti, pagarli molto meno del dovuto e non versare imposte e contributi all’Inps, creando una concorrenza sleale tra le imprese del settore e sfruttando i lavoratori.