Lo ha spiegato l’onorevole Patriciello: così come è oggi, con quell’assetto e quell’organico, il “San Francesco Caracciolo” di Agnone non può essere definito un ospedale. E fin qui gli agnonesi e i residenti nei centri montani ci erano arrivati anche da soli, anche prima di ascoltare le illuminanti parole del parlamentare europeo. A rincarare la dose, in scia con le dichiarazioni di Patriciello, è l’ex primario facente funzioni di Medicina del “Caracciolo”, il dottore Franco Paoletti. Lo stimato professionista e consigliere comunale agnonese, fotografa quella che è la realtà ospedaliera dall’interno, dal reparto, dal punto di vista di chi lì presta servizio.

«Oggi Agnone si può definire Ospedale? – chiede retoricamente il noto reumatologo – Numero di posti letto limitati; laboratorio ridotto a punto prelievi; una sola struttura complessa di Medicina cronicamente senza Direttore e sempre diretta da un facente funzione; una dialisi con un solo medico; una radiologia a mezzo servizio; una reumatologia ridotta ad attività ambulatoriale; no cardiologia, no chirurgia, no ortopedia “chirurgica”, no anestesia e rianimazione; un punto di Pronto soccorso che copre i turni a stento. Mi preme ricordare che l’ultimo concorso per Direttore di Struttura Complessa per il “Caracciolo” fu bandito dal Direttore Giovanni Di Pilla nel 2004, circa ventuno anni fa».
Tutte carenze e criticità ben note, da tempo, anche all’utenza dell’ospedale che comunque resta, almeno sulla carta, presidio di area particolarmente disagiata. Grazie a questo status di protezione la Regione e l’Asrem, loro malgrado, non hanno potuto chiudere definitivamente la struttura sanitaria di confine tra Abruzzo e Molise. Oltre alla fotografica di ciò che manca e di quello che non va lì al “Caracciolo”, il dottore Paoletti si spinge oltre, suggerendo, forse all’Asrem e alla stessa Regione Molise, cosa fare per tentare di rilanciare la struttura sanitaria di confine.

«Va sicuramente riprogrammata l’attività assistenziale che si può svolgere in sicurezza nel presidio di Agnone con una attività prevalentemente di post-acuzie con una particolare attenzione specialistica alla cronicità alle patologie autoimmuni, insomma ad assistenza non tempo dipendente. – spiega Paoletti – Attivare un numero di posti letto maggiore tipo lungodegenza, riabilitazione ed altre attività assistenziali di questo tipo. Anche una Casa della salute potrebbe andar bene, coinvolgendo anche i medici di assistenza primaria. Credo sia importante che si assumano a breve decisioni e scelte giuste come si dice nel nostro gergo “adeguate al caso”. Decisioni che devono essere ministeriali, regionali, aziendali».

Riconvertire l’ospedale di Agnone in una casa della salute, questa, in sintesi, la proposta di Paoletti, che assume i connotati di una replica alla proposta arrivata, nei giorni scorsi, dal giovane medico Gianluca Paglione. Quest’ultimo suggeriva, con un “piano di salvataggio” già messo nero su bianco dal consigliere regionale Andrea Greco e presentato come mozione in Regione, di inserire il “Caracciolo” nella rete formativa universitaria, in modo tale da attrarre nella struttura gli specializzandi, che sono comunque medici, tra l’altro giovani, motivati e freschi di studi, da poter utilizzare in reparto, come previsto dal sia pure contestato decreto Calabria. Un’idea, che potrebbe essere realizzata a costo zero e in pochissimo tempo se solo l’Asrem e l’Università lo volessero e ricevessero “ordini” in tal senso dalla Regione, che non ha convinto troppo lo stesso Paoletti.

«Quanti laureati in Medicina e Chirurgia ha la città di Agnone? – chiede polemicamente Paoletti – E quanti di questi hanno investito nel loro territorio?». Date le condizioni attuali, con l’ospedale praticamente in dismissione, c’è poco da “investire” sul territorio, mentre se andasse in porto un piano di rilancio basato sulla proposta di Paglione gli specializzandi arriverebbero, anche perché non potrebbero rifiutarsi di farlo. L’Asrem, al momento, fa orecchi da mercante, forse in attesa di ordini di scuderia, mentre la Regione, per ammissione dello stesso presidente Roberti, propende nettamente per la trasformazione in una casa della salute. Nell’uno o nell’altro caso bisogna «meditare a lungo e decidere in fretta» come suggeriva Napoleone, perché oltre al personale che non c’è, sull’ospedale cittadino incombono anche prossimi pensionamenti.