• Editoriale
  • Provinciale 88 Sangrina: i sindaci sfilano contro se stessi e l’onorevole Bagnai si è perso per strada

    Non è una strada di Bagdad, nonostante il suo stato lo faccia ipotizzare. E’ la strada provinciale 88 Sangrina, che dall’Abruzzo risale verso l’Alto Molise. Collega due regioni e due province, quasi tre a dire il vero, e da decenni attende interventi di messa in sicurezza. Buche, frane, smottamenti, restringimenti della carreggiata, traffico limitato, deviazioni, cantieri perenni e disagi per gli automobilisti che ogni giorno sono costretti a percorrerla.

    Questa mattina è andato in scena un teatrino tipicamente italiano. I sindaci, amministratori locali di Abruzzo e Molise, dei vari centri che sono serviti, almeno teoricamente, dalla sp 88 Sangrina, sono scesi in strada per chiedere interventi di messa in sicurezza dell’arteria di collegamento viario.

    Praticamente hanno manifestato contro se stessi, perché sono gli amministratori, appunto, quelli eletti, quelli che indossano la fascia tricolore solo perché in paese non c’è nessun altro che voglia farlo, che devono risolvere i problemi dei cittadini, per mandato appunto. Non è che il medico ha detto loro di fare i sindaci; si sono candidati, si sono fatti eleggere, spesso da tre, quattro, cinque mandati, che significa venti o trenta anni, e stanno incollati a quelle poltrone che evidentemente non sono così scomode come si vuole far credere.

    Alla fine, stringi stringi, le stanno solo scaldando quelle benedette poltrone, perché i risultati della loro azione amministrativa sinceramente non si vedono. Se è vero, come è vero, che proprio quella strada attende di essere sistemata e resa degna di uno stato liberaldemocratico dell’Occidente da decenni. Sindaci, nulla di personale, ma contro chi siete scesi in strada, di grazia? Contro voi stessi? Contro l’inutilità della vostra azione amministrativa?

    Tra i tanti sindaci scappati non di casa, ma dai Municipi della vallata del Sangro, mimetizzato quasi tra cotanti amministratori locali, addirittura un parlamentare della repubblica. Non lo conosce nessuno ovviamente, perché pare sia piemontese o forse toscano, ma grazie ad una legge elettorale ignominiosa, che calpesta la sovranità del popolo, è stato eletto (nominato sarebbe la parola esatta, ndr) in Abruzzo.

    Ci risulta, come confermato dalla immancabile spilletta di Alberto da Giussano che svettava sulla sua onorevole giacca, che sia della Lega, quella di Salvini per capirci, quella stessa dalla quale anche il generale Vannacci è scappato a gambe levate.

    Deve essersi perso l’onorevole Bagnai, già senatore della repubblica, deve aver sbagliato strada; non c’è altra spiegazione possibile. Qual è, altrimenti, il senso della sua presenza, questa mattina, sulla sp 88? Ma lo sa, ad esempio, l’onorevole toscano che in Alto Molise il viadotto “Longo”, quello sul fiume Sente, è chiuso al traffico da otto anni abbondanti? Dove è stato fino ad oggi l’onorevole leghista? A Pontida? A Legnano?

    E lo sa, l’onorevole Bagnai, che il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che ha competenza, si fa per dire, anche sul viadotto Sente, è il leader del suo partito, il vicepremier Matteo Salvini? Lo sa, Bagnai, l’onorevole paracadutato in Abruzzo dalla Lega Nord, che da otto mesi circa la pratica della ri-statalizzazione della sp 87, con annesso ponte Sente, è chiusa dentro un lussuoso cassetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attesa che la premier Meloni si decida a firmarlo? Si deve essere perso, per forza, non c’è altra spiegazione plausibile che possa giustificare la sua onorevole presenza, questa mattina, a Sant’Angelo del Pesco.

    Francesco Bottone

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