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  • Quando le regole diventano abbandono della sanità nelle aree interne, la protesta di Ricci e Centracchio

    Riceviamo da Emilio Ricci, Sindaco di Scapoli, e Giuseppe Centracchio Consigliere Provinciale (Consigliere Comunale di Scapoli), la seguente nota:

    Quando le regole diventano abbandono della sanità nelle aree interne

    C’è un punto oltre il quale le riorganizzazioni non sono più riforme, diventano arretramenti. Ed è esattamente il punto in cui oggi si trovano i Comuni della provincia di Isernia. La provincia di Isernia, così com’è oggi, non è un caso “neutro” dentro le norme nazionali: è esattamente il caso limite per cui quelle norme, se applicate in modo rigido, producono un corto circuito sistemico.

    Un territorio che va dalla pianura alla montagna, fatto di piccoli comuni, popolazione anziana, distanze reali, strade di difficile percorrenza, fragilità sociali. Un territorio che non può essere trattato come un dato statistico. Eppure è quello che sta accadendo.

    Mentre il Pronto Soccorso del Veneziale di Isernia è ormai allo stremo, con i pochi medici e infermieri costretti a turni massacranti e una pressione assistenziale crescente, si ipotizza di colpire proprio ciò che oggi tiene in piedi l’equilibrio più fragile del sistema: la sanità di prossimità e le guardie mediche.

    È un paradosso che non possiamo accettare. Si parla di razionalizzazione mentre l’emergenza è già al collasso. Si invocano numeri e standard mentre i cittadini restano soli di notte. Si dice di voler proteggere il sistema, ma lo si espone a un carico ancora più insostenibile. Nei comuni delle aree interne della provincia di Isernia, la guardia medica non è un servizio marginale. È spesso l’unico presidio sanitario disponibile nelle ore notturne e festive. È il primo volto dello Stato quando un anziano sta male, quando una famiglia è in difficoltà, quando c’è bisogno di una valutazione, di una parola, di una decisione responsabile.

    Ridimensionare le guardie mediche, toglierle o allontanarle significa una sola cosa: spostare tutto sul un Pronto Soccorso aggravando una situazione già al limite. Significa più chiamate, più richieste di ambulanze, più accessi impropri, più lavoro e più stress per il poco personale rimasto. Significa aumentare il rischio clinico per le persone più fragili.

    Questo non è un effetto “collaterale” di una riorganizzazione. È una conseguenza prevedibile.

    Per comunità come Scapoli, e per molti altri piccoli comuni della provincia, questa scelta equivale a togliere sicurezza, a rendere le cure più lontane, a dire implicitamente che vivere i nostri territori, vivere in Molise significa avere meno diritti. È così che si alimenta lo spopolamento. È così che si spezza il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

    La sanità non può essere gestita solo con la logica dei numeri, soprattutto in territori che stanno già pagando un prezzo altissimo in termini di isolamento e declino demografico. Le aree interne non chiedono privilegi, chiedono attenzione, rispetto e soluzioni adeguate alla loro realtà.

    Non si può parlare di riorganizzazione mentre si lascia un territorio senza presidi.

    Non si può parlare di equità mentre si aumentano le distanze.

    Non si può parlare di tutela dell’emergenza mentre si indebolisce tutto ciò che serve a contenerla.

    Chiediamo con forza che ogni decisione sulle guardie mediche e sull’assistenza territoriale venga fermata e ripensata, partendo dalle reali necessità della Provincia di Isernia e dalle condizioni drammatiche in cui oggi opera il Pronto Soccorso.

    Chiediamo a tutti i sindaci della Provincia, di qualsiasi colore politico, perché la sanità non ha colore, di intraprendere, tutti insieme, azioni unitarie, anche coinvolgendo associazioni di categorie, ordini professionali, sigle sindacali e tutti coloro che tengono alla sanità pubblica, per fare fronte comune contro questa scelta scellerata che va contro il diritto fondamentale alla salute, il diritto ad avere cure mediche di qualità e perché la salute non deve essere una variabile legata ai costi e alla posizione geografica.

    Perché quando la sanità arretra, non arretra solo un servizio: arretra lo Stato.

    E questo, nelle aree interne, non possiamo più permettercelo.

    Emilio Ricci
    Sindaco di Scapoli

    Giuseppe Centracchio
    Consigliere Provinciale (Consigliere Comunale di Scapoli)

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