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  • Sostegno all’apicoltura molisana, c’è tempo fino al 15 marzo per chiedere contributi

    Scadrà il prossimo 15 marzo il termine per richiedere il contributo a sostegno dell’apicoltura per l’annualità 2022 (det.dir. n.8576 del 30.12.2021). «Per la nostra regione il ministero delle Politiche Agricole ha messo a disposizione 77.770 euro per sostenere il settore. – spiegano da Coldiretti Molise – Il relativo bando nasce con l’intento di incentivare le azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti ed è rivolto ad apicoltori, produttori apistici e forme associate».

    Gli interventi previsti nel programma sono sostanzialmente tre: assistenza tecnica e formazione, contrasto alle malattie dell’alveare (in particolare la varrosi) e provvedimenti a sostegno del ripopolamento del patrimonio apistico.

    «L’apicoltura – spiega Giovanna Cuomo, apicoltrice socia di Coldiretti e neo Presidente dell’Associazione Agrimercato Molise di Campagna Amica Molise – è un settore in forte crescita nella nostra regione e riveste una grande importanza non solo economica, ma anche per la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente. Le opportunità economiche ed occupazionali che derivano dall’attività apistica – aggiunge – permettono, anche a chi già ha un’azienda agricola, di integrare il proprio reddito e raccoglierne i vantaggi grazie al servizio di impollinazione che l’ape svolge con impareggiabile perseveranza».

    «Il miele molisano – aggiunge la Cuomo – ha tutte le potenzialità per diventare presto un’altra grande eccellenza, apprezzata anche al di fuori dei confini regionali, grazie alle caratteristiche della nostra regione, ricca di biodiversità ma con pochi allevamenti intensivi. Attraverso il miele millefiori, in particolare, possiamo gustare davvero il territorio perché racchiude in sé un bouquet di aromi e di sapori diversi da zona a zona».

    «Non va infine tralasciato – conclude Giovanna Cuomo – che l’apicoltura viene spesso praticata anche in aree impervie, non utilizzabili per le produzioni agricole, permettendo così all’apicoltore di fungere da sentinella del territorio in caso di incendi, alluvioni o altre calamità naturali, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici in atto».

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