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  • Tamponi Covid al “Caracciolo”, braccio di ferro tra infermieri e Asrem

    Tamponi Covid al “Caracciolo”: i ben noti tempi biblici tipici dell’Asrem nel prendere decisioni anche banali potrebbero allungarsi ulteriormente a causa di questioni prettamente sindacali. Circa tre settimane fa il sindaco Daniele Saia, appena eletto, insieme agli assessori “sanitari” Enrica Sciullo, infermiera, e il vicesindaco Giovanni Di Nucci, già primario ospedaliero al “Caracciolo”, si sono precipitati a Campobasso per incontrare i vertici dell’Asrem al fine di ottenere quello che chiunque avrebbe già disposto alla luce della più elementare logica: attivare il servizio di raccolta tamponi per la ricerca del Covid19 anche presso l’ospedale di Agnone.

    E di ritorno dalla prima gita da sindaco a Campobasso il primo cittadino ha dato mandato di inondare l’etere, o meglio il web, con un roboante comunicato stampa che annunciava «entro pochi giorni» l’attivazione del servizio. Un obiettivo centrato il giorno dopo aver indossato la fascia tricolore. Peccato che quell’annuncio è rimasto tale, non si è concretizzato e infatti ancora oggi gli agnonesi e i residenti nell’Alto Molise sono costretti a raggiungere Venafro o Campobasso per essere sottoposti a tampone Covid.

    Il povero Saia, non sapendo che pesci prendere dopo la figuraccia rimediata, ha anche sollecitato l’Asrem, con timide uscite sui social riprese dalla stampa locale. Neanche la vicenda delle due famiglie agnonesi tenute ai domiciliari per tre settimane e il clamore mediatico successivo sono riusciti a sbloccare la pratica. L’Asrem ha attivato l’iter che porterà, non si sa quando, all’attivazione del servizio di raccolta tamponi anche al “Caracciolo”. Questo ha assicurato, nei giorni scorsi, quello che corrisponde ad una sorta di ufficio stampa del Comune di Agnone. Riassumendo: l’Asrem ha dato l’ok, ma il servizio non parte. Perché? Bisogna formare il personale, cioè gli infermieri. E’ stata questa la risposta di Asrem e Comune. Bene, ma di grazia, quante ore di formazione occorrono per rendere un infermiere già in servizio in grado di effettuare un banale tampone oro-faringeo? Non ci vorrà una laurea specialistica, di questo ne siamo certi. E allora il problema deve essere un altro.

    Infatti, scavando e contattando le solite fonti interne ospedaliere, si apprende che il problema che sta rallentando l’attivazione del servizio tamponi al “Caracciolo” è non tanto aziendale o sanitario, né tecnico, bensì sindacale. Proprio così, perché se è vero che diversi infermieri locali hanno dato la loro disponibilità ad essere formati per effettuare i tamponi, è altrettanto vero che l’avviso interno all’azienda che chiede agli infermieri di effettuare i tamponi anche a domicilio su tutto il territorio della regione Molise, cioè quello di competenza Asrem, quindi in tutta la provincia di Isernia e anche in quella di Campobasso. Insomma, la disponibilità a muoversi e fare tamponi, come Usca forse, non solo al “Caracciolo”, ma ovunque serva, anche a domicilio dei pazienti. Una “clausola” che ha un po’ turbato il personale. Troppo complicato, per Asrem, prevedere che gli infermieri del “Caracciolo” facciano i tamponi solo ad Agnone e magari a domicilio nei centri dell’Alto Molise.

    L’azienda vorrebbe spedire gli infermieri “caracciolini” anche all’estrema periferia della provincia di Campobasso, al confine con la Puglia. Questa è la clausola contestata. Il timore da parte degli infermieri formati di essere dirottati altrove, lontani da Agnone e dal “Caracciolo”. E’ dunque questo il reale motivo che sta rallentando l’attivazione del servizio. In buona sostanza l’Asrem, così facendo, ha scaricato le colpe sugli infermieri. E da fonti sindacali si apprende che è in corso una trattativa, o forse sarebbe meglio dire un braccio di ferro, tra azienda e infermieri altomolisani. L’Asrem chiede la disponibilità al movimento su tutto il territorio molisano; gli infermieri del “Caracciolo” voglio rendersi disponibili per attivare il servizio tamponi solo in ospedale, solo al “Caracciolo”. Insomma per una volta viene sfatato il mito che il personale sanitario non vuole lavorare ad Agnone, come andava ripetendo il direttore Forciniti. In questo caso gli infermieri voglio fare i tamponi solo ed esclusivamente ad Agnone.

    Francesco Bottone

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