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  • Turismo: chiese chiuse ad Agnone, Comune e diocesi sul banco degli imputati

    Ci fermano, ci contattato per segnalarci l’impossibilità di visitare le innumerevoli chiese del centro storico, inestimabile patrimonio della cittadina. Sono i turisti, in prevalenza provenienti dal Nord, che non riescono a capacitarsi di come si possa tenere chiusi veri e propri capolavori architettonici che a loro volta custodiscono opere d’arte, tesori, sculture, dipinti risalenti all’epoca medievale e rinascimentale. Una vicenda, quella delle chiese chiuse, che si ripete di anno in anno e alla quale nessuno riesce a porre rimedio.

    La chiesa di San Francesco

    Nei mesi estivi poi il problema si ripropone in tutta la sua gravità. Una storia imbarazzante che fa arrossire di vergogna semplici cittadini, ma anche commercianti e titolari di botteghe artigiane il più delle volte chiamati a fare spallucce davanti alle domande dei turisti sul perché di questa manchevolezza.

    Resta impensabile come in una Città d’arte, terra di Santi, Bandiera Arancione, denominata l’Atene del Sannio, accada tutto ciò. Inconcepibile come a distanza di anni Comune e Diocesi di Trivento non siano state in grado di stipulare uno straccio di intesa per appaltare un servizio capace di garantire visite guidate nelle 11 chiese presenti all’interno delle mura. In passato nemmeno la visita di un critico d’arte come Vittorio Sgarbi, che ne ha esaltato la bellezza, è riuscito a far capire il valore e le possibili ricadute economiche.

    Il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi in visita a San Marco

    Intanto L’Eco online ha voluto toccare con mano la realtà e nella mattinata di ieri, sabato 17 luglio, ha girovagato in lungo e largo per le viuzze del centro storico dove, in presenza di testimoni, ha confermato le segnalazioni di decine e decine di turisti, in particolare camperisti, che rappresentano il miglior passaparola in giro per l’Italia e nel mondo.

    A parte San Pietro, l’Annunziata e Sant’Emidio, le altre chiese erano tutte con il portone sbarrato. Uno schiaffo in faccia, un cazzotto nello stomaco a chi con sacrifici e abnegazione investe i propri denari in attività ricettive, di ristorazione o artigianali. E pensare che secondo una recente ricerca dell’Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) il turismo religioso in Italia pesa l’1,5% sul totale dei flussi turistici, di cui il 2% sulla domanda internazionale e l’1,1% sulla clientela italiana, per un totale di 5,6 milioni di presenze turistiche, di cui 3,3 milioni di presenze straniere.

    Numeri che dovrebbero far capire la valenza di un fenomeno ‘snobbato’ in alto Molise, dove a capolavori d’arte e architettura, fa da contraltare un’offerta inesistente – a parte qualche eccezione – per una cittadina che ha la pretesa di punture sull’offerta turistica.

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