La salute non è un costo da ridurre. È un diritto da garantire. A prescindere da dove si abbia la residenza o dove si viva. A Castelverrino come a Campobasso. A prescindere. Punto. Perché altrimenti non è più un diritto né un servizio pubblico assicurato e garantito dalla Costituzione e dallo Stato, ma diventa un odioso e discriminante privilegio. E potremmo chiuderla già qui la cronaca del partecipato sit-in di rivendicazione e di protesta andato in scena nel pomeriggio di venerdì davanti all’ingresso dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone.

Il sindaco Saia ha chiamato alle armi gli agnonesi, alla mobilitazione, e la piazza ha risposto, il popolo sovrano è sceso in strada, per rivendicare i propri diritti. Sembrano cronache dell’Ottocento e prima ancora e invece accadono nell’anno 2026 dopo la nascita di Cristo. Centinaia di partecipanti, con striscioni e manifesti, da tutti i centri dell’Alto Molise e da quelli limitrofi, anche dall’Alto Vastese, dozzine di sindaci in fascia tricolore, unico abruzzese il primo cittadino di Schiavi di Abruzzo, il veterano Luciano Piluso, giovani e anziani, donne e uomini, hanno gridato il loro diritto ad avere un’assistenza sanitaria territoriale al pari degli altri cittadini d’Italia e a prescindere da dove si voglia o si possa vivere e dal numero stesso dei residenti.

Perché un diritto costituzionalmente garantito non può dipendere dal pallottoliere, dalle tabelline o dalle calcolatrici dei ragionieri col colletto bianco e dai numeri delle prestazioni erogate. Non c’è scritto questo sulla vilipesa carta costituzionale, stracciata ogni giorno che passa da politici e amministratori che pure su di essa hanno giurato, rectius spergiurato.

Non c’erano, invece, i consiglieri regionali, né gli assessori, né i vertici strapagati dell’Asrem, quelli della direzione strategica per intenderci, e nemmeno i commissari incaricati dal Governo centrale di risanare i conti della sanità molisana riducendo non gli sprechi e gli sperperi, ma tranciando e cancellando servizi e prestazioni erogate sui territori. E forse è stato meglio così, che non si siano presentati, se non altro hanno evitato il rischio più che concreto di un linciaggio sicuramente verbale, ma forse addirittura anche fisico. C’era la Digos e anche i Carabinieri, ma avrebbero faticato a contenere la folla se qualche politicante di rango regionale avesse avuto la faccia tosta di presentarsi. Perché sono esattamente coloro che a tavolino hanno deciso che l’ospedale di area disagiata di Agnone non serve più.

«Non si valuta più la dignità umana, non si dà più valore alla vita umana, ma esclusivamente ai numeri. – ha esordito il sindaco di Agnone e presidente della Provincia, Daniele Saia – Castrataro ha dormito in tenda per cinque mesi; io avrei dovuto fare lo sciopero della fame, ma sono sicuro che le alte sfere della politica mi avrebbero fatto morire di fame appunto, senza nessun problema, segno dell’attenzione che danno ai cittadini stessi. Vogliono creare un vuoto di servizi, per poi mandarci via da questi territori, ma non la avrano vinta, perché noi siamo radici e non margine». Applausi scroscianti dalla folla (quasi) oceanica sottostante.

«Diamo inizio a questa azione giudiziaria davanti al Tar per l’annullamento del piano operativo. – ha ripreso il sindaco Saia – Un piano operativo sanitario che scontenta tutti e non rispetta i territori. Noi non vogliamo assistenzialismo, ma vogliamo il rispetto dei territori e delle persone. Come diceva don Milani, non si possono fare parti uguali tra disuguali. Se dopo diciassette anni di commissariamento della sanità non si è trovato un equilibrio economico e finanziario, evidentemente c’è qualche problema.

Tutti siamo contrari alla riconversione del “Caracciolo”: amministratori, cittadini, imprenditori. Tutte le battaglie portate avanti fino ad oggi hanno trovato orecchie sorde, ma ora troveremo il modo di farci sentire. – ha assicurato il sindaco agnonese – Oltre al ricorso al Tar abbiamo inoltrato formale diffida a tutti i soggetti decisori coinvolti e in particolare abbiamo diffidato Asrem dall’astenersi da qualsiasi attività esecutiva relativa alla riconversione dell’ospedale “Caracciolo”. Siamo vittime innocenti di un circolo vizioso di abbandono e di marginalizzazione, ma noi siamo più forti e più uniti che mai. Questo è l’inizio di un percorso, speriamo che si rendano conto dell’omicidio che stanno facendo a danno del territorio dell’Alto Molise».
Francesco Bottone