«L’approvazione della riforma proposta dal centrodestra alla legge 157/1992 è un importante passo in avanti per una gestione moderna ed efficace della fauna selvatica. I cacciatori sono tra i primi coadiuvanti nel mantenimento del nostro habitat e della biodiversità, non a caso ricoprono il ruolo di bioregolatori, ruolo riconosciuto da questa legge, ma anche a livello europeo e in un certo modo anche dalla Corte costituzionale».

Così in una nota, l’onorevole Maria Cristina Caretta di Fratelli d’Italia, Vicepresidente della Commissione agricoltura a Montecitorio.
«Dal 1992 a oggi il mondo è cambiato, così come la consistenza della fauna selvatica sul territorio nazionale. Specie una volta marginali ora si trovano a dilagare senza controllo, con danni e disagi per i nostri agricoltori. – riprende Caretta – Gli ungulati come i cinghiali sono arrivati a crescere e diffondersi al di fuori di ogni forma di censimento, scatenando una vera e propria emergenza, ulteriormente aggravata dal diffondersi della peste suina africana. Per un periodo sono stati adottati strumenti di emergenza che rimangono confinati ad una logica di mera emergenza, con questo provvedimento invece procediamo a fare un ‘tagliando’ alla normativa nazionale, introducendo novità normative finalizzate a prevenire le emergenze, anziché rincorrerle. Questo viene fatto introducendo a pieno titolo il concetto di gestione della fauna selvatica. La riforma si è inoltre detta necessaria per via del cambio di assetto di poteri tra Regioni e Province dovuto alle modifiche del Titolo V della Costituzione prima e della Legge Delrio per le province dopo. Gli allarmismi della sinistra sono incomprensibili e strumentali, impegnati a gettare fumo negli occhi e avallare una situazione di disagio e pericolo per troppi anni lasciata inascoltata. Ora avanti per l’approvazione definitiva alla Camera».