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mercoledì 1 Luglio 2026
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Denunciato per minacce da una donna, gli sequestrano le armi: il ritiro cautelativo in un piccolo centro dell’Alto Molise

Una parola di troppo, forse detta così senza troppa convinzione, è costata cara ad un residente in un centro dell'Alto Molise. L'uomo deteneva legalmente armi da fuoco, molte delle quali per uso caccia. Lo stesso, da quanto trapelato,…

Una parola di troppo, forse detta così senza troppa convinzione, è costata cara ad un residente in un centro dell’Alto Molise. L’uomo deteneva legalmente armi da fuoco, molte delle quali per uso caccia. Lo stesso, da quanto trapelato, avrebbe avuto una discussione con una donna al culmine della quale sarebbero volate parole grosse. La diretta interessata, una molisana, nei giorni successivi ha formalizzato una denuncia per minacce contro l’uomo. Per il solo fatto di detenere e avere nella disponibilità delle armi da fuoco, sia pure legalmente detenute, una eventuale minaccia contro terzi si configura come aggravata, considerata quindi un reato grave a tal punto da far scattare delle misure cautelative, di precauzione per essere più precisi.

Foto di repertorio

Una denuncia penale, in realtà, non comporta automaticamente la revoca del porto d’armi, ma può innescare un procedimento amministrativo di sospensione o revoca. Le autorità di pubblica sicurezza, Questore o Prefetto, hanno ampia discrezionalità nel valutare l’affidabilità del titolare e solitamente tendono a restringere e contenere il numero di civili armati sul territorio. Le denunce per reati gravi, come minacce aggravate, lesioni personali, violenza domestica o porto abusivo di armi, aumentano il rischio di revoca. Intuibilmente, infatti, questi reati suggeriscono un potenziale e ipotetico abuso delle armi, giustificando misure restrittive. L’articolo 39 del TULPS, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, consente al Prefetto di vietare la detenzione di armi a chi è ritenuto capace di abusarne, anche senza condanne penali. Una facoltà che potrebbe apparire arbitraria, perché appunto discrezionale, ma comunque finalizzata a tutelare l’incolumità e la sicurezza.

Ed è esattamente questo il caso che si è concretizzato a carico dell’uomo dell’Alto Molise, per la verità verificatosi già da qualche tempo, ma di cui si è avuta notizia solo nelle ultime ore. I Carabinieri di Agnone, competenti per territorio, hanno proceduto al ritiro cautelativo delle armi detenute dall’uomo che avrebbe minacciato la donna. Tecnicamente si tratta dunque di un ritiro cautelativo, perché l’autorità giudiziaria deve ancora accertare se le presunte minacce ci siano state o meno. In situazioni di urgenza, tuttavia, come denunce per violenze domestiche o minacce, le forze dell’ordine possono procedere al ritiro cautelativo delle armi e della licenza (art. 39 TULPS). Questo provvedimento temporaneo tutela la sicurezza pubblica in attesa di una valutazione definitiva da parte delle autorità competenti. La giurisprudenza tutela il diritto di difesa, richiedendo motivazioni solide per ogni provvedimento. Per i titolari, è fondamentale agire con trasparenza e, se necessario, ricorrere a un legale per proteggere i propri diritti.

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