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sabato 25 Luglio 2026
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Nasce “Archivio Fotografico Molisano”: il realismo magico racconta la regione che non esiste

Esiste un Molise fatto di paesi, montagne, riti, personaggi e memorie. Ed esiste un altro Molise, immaginario ma sorprendentemente credibile, dove l'ordinario si piega appena all'impossibile. È questo il territorio esplorato da Archivio Fotografico Molisano, progetto fotografico collettivo…

Esiste un Molise fatto di paesi, montagne, riti, personaggi e memorie. Ed esiste un altro Molise, immaginario ma sorprendentemente credibile, dove l’ordinario si piega appena all’impossibile. È questo il territorio esplorato da Archivio Fotografico Molisano, progetto fotografico collettivo che attraverso il linguaggio del realismo magico e dell’intelligenza artificiale costruisce un archivio di immagini dedicate a una regione che sembra reale e, allo stesso tempo, non è mai esistita.

Dietro il profilo Instagram non c’è un singolo autore, ma un collettivo che utilizza la fotografia, spesso vintage e personali, come strumento di narrazione, ricerca e riscrittura del paesaggio culturale molisano. Le immagini imitano il linguaggio del reportage italiano tra gli anni Sessanta e Settanta: fotografie apparentemente ritrovate, scatti d’archivio, documentazioni di eventi improbabili raccontati con assoluta naturalezza.

Il progetto prende spunto da elementi autentici della storia regionale. Fatti, personaggi, tradizioni, leggende, opere d’arte, architetture, feste popolari, archeologia, paesaggi e riferimenti letterari costituiscono una base rigorosamente documentabile sulla quale si innesta una sottile alterazione della realtà. Una cassa armonica lungo il tratturo, gli abitanti di Capracotta raccolgono l’ultima neve dell’anno per conservarla in cassette comunali, un caciocavallo enorme sul portone del castello Pignatelli, una piscina gonfiabile compare al centro dell’anfiteatro di Sepino.

L’obiettivo non è costruire immagini fantastiche, ma suggerire un dubbio: e se queste fotografie appartenessero davvero a un vecchio archivio dimenticato? È proprio questa ambiguità a caratterizzare il progetto. L’impossibile non invade la realtà, ma vi si deposita con discrezione, fino a diventare plausibile.

Il profilo si inserisce in una riflessione contemporanea sul rapporto tra fotografia, memoria e identità dei luoghi, alla luce dello sviluppo dall’intelligenza artificiale che ridefinisce l’estetica contemporanea attraverso la simulazione e la rielaborazione algoritmica del visivo, dialogando idealmente con la tradizione della fotografia italiana di paesaggio e con quella sensibilità che trasforma l’ordinario in occasione di stupore. Tra le referenze il reportage italiano degli anni ’60 e ’70 (Mario Giacomelli, Berengo Gardin, Mario Cresci, Luigi Ghirri nelle immagini più documentarie); la fotografia vernacolare degli archivi familiari italiani; il realismo magico, dove l’evento impossibile viene registrato senza enfasi. Il Molise diventa così un laboratorio dell’immaginazione, dove il patrimonio culturale locale continua a essere riconoscibile pur aprendosi a narrazioni inattese.

In poche settimane Archivio Fotografico Molisano ha iniziato a costruire un universo coerente, capace di attirare l’attenzione di appassionati di fotografia, arte contemporanea e cultura del territorio. Ogni immagine rappresenta un invito a guardare il paesaggio con occhi diversi, ricordando che ogni luogo possiede una parte invisibile fatta di racconti, possibilità e memorie ancora da immaginare.

Più che inventare un Molise fantastico, il collettivo prova a restituire quello che avrebbe potuto essere: una regione che non esiste, ma che forse abbiamo sempre visto senza accorgercene.

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