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mercoledì 2 Settembre 2026
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Aree interne e nuove possibilità di futuro: i vescovi parlano, ma nessuno li ascolta

SIR - Non territori marginali, ma luoghi capaci di custodire legami, memoria e fede popolare e di aprire nuove possibilità di futuro. È il volto delle aree interne emerso dall’incontro dei vescovi, riuniti a Benevento, presso il Centro…

SIR – Non territori marginali, ma luoghi capaci di custodire legami, memoria e fede popolare e di aprire nuove possibilità di futuro. È il volto delle aree interne emerso dall’incontro dei vescovi, riuniti a Benevento, presso il Centro “La Pace”, con una trentina di presuli. Dai lavori è emersa la necessità di abitare questo tempo con speranza, tessendo alleanze tra Chiesa, istituzioni e società civile.

L’appuntamento, promosso dal 2021, punta a condividere buone prassi e individuare nuove prospettive per le comunità chiamate a confrontarsi con trasformazioni pastorali, sociali e demografiche; il percorso ha portato, nel 2025, alla firma di una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, con l’invito ad “avviare un percorso plurale e condiviso” capace di generare “un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico”.

Al centro del confronto odierno – introdotto da mons. Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento, e mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno – anche il ruolo delle comunità cristiane, chiamate a tutelare il patrimonio di relazioni e valori dei territori, contrastando l’individualismo. Una visione che riguarda la stessa “forma di Chiesa” nelle aree interne, valorizzando il ruolo dei battezzati e di comunità capaci di assumersi responsabilità, anche dove non è possibile garantire stabilmente la presenza di un parroco. I lavori si sono conclusi con una riflessione del card. Matteo Zuppi, presidente della Cei.

Il tradizionale appuntamento ha permesso di fare un bilancio di quanto fatto a partire dal 2021 e – grazie agli spunti offerti dalla relazione introduttiva di Mons. Mariano Crociata, Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno – di evidenziare che “non è più tempo di pensare una azione pastorale avulsa dalle dinamiche territoriali, economico-sociali e culturali che interessano i nostri fedeli e le nostre comunità”, facendo eco anche all’espressione, “semplice ed efficace”, di Leone XIV, il quale ha ribadito che “l’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale” (Magnifica humanitas, n. 42).

A dare concretezza alla riflessione sono state anche le buone prassi condivise durante i lavori. Le esperienze di L’Aquila, Forlì e Cagliari hanno mostrato, da prospettive differenti, come la ricostruzione del tessuto comunitario, la corresponsabilità dei laici, la collaborazione con le istituzioni e la promozione del lavoro possano dare risposte alle fragilità delle Aree interne. Esperienze diverse, accomunate dalla capacità di attivare le risorse locali, creare alleanze e avviare processi capaci di generare fiducia e nuove opportunità.

Nella seconda parte del Convegno, i Presuli si sono confrontati sul modo in cui dare continuità ed efficacia al ricco percorso, che ha assunto, nel corso degli anni, uno spessore nazionale. I Presuli hanno ritenuto utile proseguire il loro impegno: a tal fine è stato designato un gruppo di tre Vescovi (Mons. Felice Accrocca, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno; Mons. Benoni Ambarus, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico; Mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti), in rappresentanza delle diverse aree geografiche del Paese, col compito di individuare, insieme alla CEI – che in questi anni è stata sempre presente e attenta alla problematica, con la presenza costante dei suoi vertici agli incontri e con il progressivo coinvolgimento di alcuni suoi Uffici –, temi, forme e luoghi del prossimo Convegno.

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