Tra i cento formaggi più buoni del mondo selezionati da TasteAtlas spicca, quasi come una firma d’autore, il nome del Caseificio Di Nucci di Agnone, che porta l’Alto Molise nell’élite mondiale dell’arte casearia. È un riconoscimento che, pur non citando espressamente la stracciata, richiama idealmente proprio quel “nastro” di latte filato che è diventato il simbolo più identitario di questo lembo d’Appennino. TasteAtlas, piattaforma internazionale dedicata alle cucine tradizionali, ha pubblicato la classifica “Top 100 Cheeses in the World 2025”, frutto di milioni di recensioni della propria community globale di appassionati, filtrate per evitare voti sospetti o “patriottismi” di parte. In cima alla graduatoria si colloca la Graviera Naxou, formaggio delle Cicladi, seguita dall’icona italiana Parmigiano Reggiano, mentre sul podio sale anche il portoghese Queijo de Azeitão, a conferma di una competizione giocata tra territori ad alta intensità di tradizione. Tra le prime posizioni trovano spazio anche la Mozzarella di Bufala Campana, la Graviera Kritis, il Queijo Serra da Estrela, il Pecorino Sardo e la Burrata, che insieme disegnano una mappa del gusto in cui Mediterraneo e Atlantico si intrecciano. La classifica, più che un verdetto assoluto, è una fotografia aggiornata dei gusti globali: uno specchio di come i formaggi radicati nei territori sappiano parlare un linguaggio universale.

A rilanciare la graduatoria è il sito Food Affairs, magazine digitale dedicato all’enogastronomia che ha presentato la lista dei cento formaggi evidenziando il primato greco e il ruolo di punta dell’Italia. Nell’articolo, la classifica TasteAtlas è raccontata come un grande “sondaggio mondiale del palato”, in cui Francia e Italia si misurano con nuove capitali del gusto, dal Portogallo al Brasile, fino agli Stati Uniti. Food Affairs sottolinea come il valore della lista stia nella massa critica di recensioni della community, più che nel giudizio di una giuria ristretta, rendendo il ranking uno strumento utile a cogliere tendenze, curiosità e traiettorie future dell’export caseario. In questo quadro, la presenza di realtà artigianali come il Caseificio Di Nucci assume il peso di una “firma” capace di far emergere territori ancora fuori dai circuiti più scontati del turismo gastronomico.

La comparsa del Caseificio Di Nucci tra i migliori al mondo non è un colpo di fortuna, ma l’ultimo capitolo di una storia che inizia nel 1662, quando il capostipite Lonardo Di Nucci, pastore e casaro, è attestato negli archivi come produttore di formaggi della transumanza. Da allora, per dieci generazioni, la famiglia ha tramandato l’arte della pasta filata, fino all’attuale sede produttiva di Agnone, nel cuore dell’Alto Molise, riconosciuta come “Azienda Storica Nazionale” e annoverata tra le imprese più antiche del Paese. Oggi il caseificio, guidato dalla famiglia con Franco Di Nucci in prima linea, i figli Francesco, Serena e Antonia, lavora latte molisano a latte crudo e continua a modellare a mano caciocavalli, scamorze e soprattutto la stracciata, un formaggio fresco a nastro che condensa in pochi giorni di vita la memoria di secoli di civiltà pastorale. È proprio questa cifra artigianale, fatta di gesti antichi e di filiera corta, a rendere credibile l’ingresso di Di Nucci nella geografia globale dei formaggi d’eccellenza, al pari di grandi cooperative europee e storici marchi internazionali.

La stracciata, secondo l’atlante dei prodotti tradizionali del Molise, nasce nel comprensorio dell’Alto Molise, in particolare nei comuni di Agnone, Capracotta, Vastogirardi e Carovilli, dove si produce un latticino fresco a pasta filata a forma di lunga striscia, ottenuto da latte crudo locale. In queste “terre alte” della provincia di Isernia, il latte diventa davvero oro bianco: non solo prodotto identitario, ma leva di marketing territoriale e fonte di occupazione stabile lungo tutta la filiera, dagli allevatori ai casari, fino alla ristorazione e al turismo esperienziale. Tra piccoli caseifici artigianali e aziende familiari più strutturate, l’area ha visto negli ultimi anni una rimonta nel numero di bovine da latte e di laboratori attivi, segno che la scommessa sul binomio qualità-paesaggio può generare sviluppo dove lo spopolamento sembrava l’unico destino possibile. In questo contesto, il nome Di Nucci fa da apripista: un brand storico che traina l’immagine dell’intero distretto, dimostrando che il Molise caseario non è più solo una nicchia per intenditori, ma un attore riconosciuto sulla scena mondiale.
Nella lunghissima lista TasteAtlas, accanto ai colossi del formaggio europeo – dai francesi Saint-Félicien e Brillat-Savarin agli svizzeri Le Gruyère e L’Etivaz, fino ai blue cheese d’oltremanica – compare l’indicazione “Caseificio di Nucci – Agnone, Italia”, che porta il nome della cittadina molisana a dialogare con Naxos, Parma, la Serra da Estrela e i grandi terroir del latte. Il messaggio è chiaro: la competizione non si gioca più soltanto su volumi e denominazioni, ma sulla capacità di raccontare, assieme al prodotto, una storia lunga, coerente e riconoscibile. In questo racconto, l’Alto Molise entra dalla porta principale: così come la Graviera Naxou o il Parmigiano Reggiano incarnano territori-mito, la stracciata e i caciocavalli di Agnone, Capracotta, Vastogirardi e Carovilli possono diventare l’alfabeto con cui un piccolo fazzoletto d’Appennino si scrive nel vocabolario mondiale del gusto. E la presenza di Di Nucci tra i cento formaggi più buoni del pianeta è il segnale che questa narrazione non è più un auspicio, ma una realtà che chiede soltanto di essere colta e valorizzata.