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  • Centro storico, Andrea Greco: “Tutti si riempiono la bocca, ma nessuno fa niente per renderlo attrattivo”

    Un museo a cielo aperto. Chiese, palazzi nobiliari, botteghe, piazze, vicoli in basole. Fontane scolpite, portali monumentali, rosoni, bifore, leoni veneziani in pietra a guardia delle abitazioni. Saliscendi che conducono al belvedere della Ripa, balcone naturale sulla vallata del Verrino, dove i nibbi reali volano a pochi metri dai tetti. È il centro storico di Agnone: uno dei più affascinanti del Molise, probabilmente il più identitario. Un patrimonio che potrebbe generare economia, lavoro, turismo e servizi e che invece oggi genera silenzio: residenti che se ne vanno, attività che chiudono, immobili serrati da anni e intere porzioni del borgo che progressivamente perdono vitalità. Tra chi ha scelto di restare c’è il consigliere regionale Andrea Greco, che ha acquistato e ristrutturato un’ex farmacia incastonata tra San Pietro – la chiesa più antica – e San Marco, chiesa madre, e oggi vive stabilmente nel borgo antico. “Affacciarsi sulla vallata del Verrino, respirare aria pulita, svegliarsi ogni giorno con colori diversi: questo non ha prezzo. Ma alla bellezza non corrisponde una visione amministrativa all’altezza delle potenzialità di questi luoghi” esordisce.

    Greco, che stato di salute ha oggi il centro storico?
    “Più che di salute parlerei di stato di degrado progressivo. Il centro storico non si è svuotato da solo: per anni si è scelto di costruire altrove, consumando suolo fuori mentre il cuore della città perdeva residenti, servizi e funzioni economiche. Questo ha prodotto uno spostamento della vita quotidiana verso nuove aree urbane e ha lasciato il borgo antico sempre più marginale. Oggi ne paghiamo le conseguenze in termini di spopolamento, perdita di attività commerciali e aumento degli immobili inutilizzati. E non è solo una mia opinione: basta confrontarsi con chi qui continua a viverci per capire che la percezione è diffusa”.

    Un patrimonio straordinario, ma quasi spopolato. Da dove ripartire?
    “Dalla vivibilità quotidiana. Oggi vivere nel borgo significa fare i conti con buio, assenza di servizi e spazi pubblici spesso trascurati. Penso, ad esempio, alla circovallazione di San Pietro, ancora priva di illuminazione, che rappresenta un collegamento fondamentale per residenti e visitatori. Servono interventi concreti: miglioramento dell’illuminazione pubblica, cura degli spazi verdi, percorsi pedonali realmente fruibili e aree gioco adeguate. Accanto a questo occorre prevedere incentivi fiscali per chi decide di abitare stabilmente nel centro storico e misure di sostegno per chi investe nella riqualificazione energetica degli immobili. Senza un mix di servizi e incentivi sarà difficile invertire la tendenza allo svuotamento”.

    Il nodo parcheggi resta irrisolto, soprattutto ad agosto. Lei aveva proposto di abbattere l’ex scuola professionale.
    “È una ferita aperta. Parliamo di un edificio chiuso da anni, un volume inutilizzato nel cuore del centro che oggi produce solo degrado urbano e sottrae spazio a possibili servizi. Da quell’area potrebbero nascere parcheggi sotterranei a servizio dei residenti e dei visitatori e una villa–auditorium capace di restituire uno spazio pubblico multifunzionale alla comunità. Sarebbe un intervento strategico per migliorare l’accessibilità del borgo senza snaturarne l’impianto storico. Non intervenire significa continuare a perdere un’occasione di rigenerazione urbana”.

    Piazza Plebiscito è quotidianamente invasa dalle auto. Serve una Ztl?
    “Le città che hanno scelto di tutelare le piazze storiche hanno fatto una scelta precisa: limitare il traffico veicolare e restituire questi spazi alla fruizione pedonale. Se vogliamo valorizzare la piazza più antica di Agnone dobbiamo proteggerla da un uso improprio come parcheggio. Naturalmente alle attività commerciali va garantita un’alternativa seria, e torniamo ancora una volta al tema dei parcheggi sotterranei. Una Ztl senza soluzioni di sosta rischierebbe di penalizzare il commercio, ma una regolamentazione ben progettata può migliorare la qualità urbana e attrarre visitatori”.

    Il belvedere della Ripa: straordinario ma poco valorizzato.
    “Oggi è percepito come un’appendice marginale del centro storico, mentre potrebbe diventare un punto di richiamo turistico di grande interesse.
    La presenza dei nibbi reali offre la possibilità di realizzare un osservatorio ornitologico con percorsi didattici e attività divulgative. Ma per farlo servono programmazione, servizi e manutenzione costante: interventi estemporanei non bastano a costruire una reale attrattività”.

    Le chiese chiuse danneggiano l’immagine della città. Soluzioni?
    “Serve un accordo stabile con la Curia per garantire aperture programmate, accompagnato da sistemi di videosorveglianza e da forme di accesso regolamentato, anche simbolicamente a pagamento. In molte città questi modelli consentono di mantenere fruibili luoghi di grande valore storico e artistico senza gravare eccessivamente sui costi di gestione creando allo stesso tempo possibilità occupazionali”.

    Troppa burocrazia frena ristrutturazioni e fotovoltaico. Lei ne sa qualcosa.
    “Ho ristrutturato la mia abitazione secondo criteri di sostenibilità energetica e come me altre persone. Eppure ci è stata negata la possibilità di istallare impianti fotovoltaici.  Oggi molti immobili consumano più di quanto dovrebbero. Il paradosso è che dal mio balcone vedo pale eoliche alte oltre 200 metri regolarmente autorizzate. Nei centri storici si scoraggia chi vuole investire seriamente nella riqualificazione energetica mentre altrove si consentono impianti di dimensioni imponenti, deturpando per sempre i nostri paesaggi. È una contraddizione normativa che rischia di penalizzare proprio chi contribuisce alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente”.

    Il centro storico è ormai un deserto commerciale. Come invertire la rotta?
    “Con fiscalità locale agevolata, bonus per chi apre botteghe nel borgo antico e semplificazioni edilizie mirate per gli interventi di ristrutturazione e ampliamento, misure che devono partire dal governo centrale fino ai Comuni. Oggi chi vuole investire qui trova più ostacoli che incentivi, e questo scoraggia iniziative imprenditoriali che potrebbero invece contribuire alla rivitalizzazione economica del centro”.

    Agnone può candidarsi di nuovo a Capitale italiana della Cultura?
    “Si può sognare, ma prima bisogna essere pronti. Oggi non lo siamo. Non possiamo candidarci a grandi traguardi se mancano parcheggi, servizi, una strategia di accoglienza. La cultura non è uno slogan. È organizzazione, investimenti, pianificazione. E su questo serve un cambio di passo immediato”.

    La sensazione, nelle parole di Greco, è chiara: Agnone possiede un capitale storico e paesaggistico enorme ma continua a gestirlo senza una strategia complessiva. “Non è più il tempo delle inaugurazioni simboliche o dei post sui social. Serve una visione di lungo periodo. Altrimenti il centro storico diventerà solo un ricordo fotografico” conclude Greco.

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