• Cultura
  • Cultura: 115 anni fa Emanuele III decretava la nascita della biblioteca ‘Baldassarre Labanca’ di Agnone

    Mentre il Paese celebrava l’alba dell’unità nazionale, nell’antica “Atene del Sannio” nasceva silenziosamente un tempio della conoscenza destinato a durare oltre un secolo. Il Regio Decreto n. 113 del 9 febbraio 1911, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 marzo 1911, sanciva l’istituzione della biblioteca intitolata al suo fondatore, il professor Baldassarre Labanca, filosofo, storico delle religioni di fama europea, figlio illustre di questa terra molisana che donò alla sua città natale l’eredità più preziosa: settecento cinquanta lire di rendita annua per edificare uno scrigno di sapienza.

    Oggi, nelle sale di Palazzo San Francesco – gioiello architettonico che ospita questa istituzione dal valore inestimabile – sono conservati oltre 60.000 volumi. Ma è nel fondo antico, quasi 2.000 opere dal Cinquecento all’Ottocento, che si cela la vera meraviglia: un concentrato di rarità bibliografiche che posiziona Agnone tra i centri culturali più rilevanti del Centro-Sud Italia.

    Tra scaffali di legno che profumano di storia, riposano volumi che altrove farebbero la fortuna di musei nazionali. Il Divini Platonis Opera Omnia del 1567, commentato nientemeno che da Marsilio Ficino, dialoga con le Metamorfosi di Ovidio illustrate (Venezia, 1540) e con l’Opera Omnia di Seneca stampata a Parigi nel 1613 – impreziosita dall’incisione di Léonard Gaultier e presente in sole tre biblioteche italiane. Un primato che si ripete: l’Ab urbe condita di Tito Livio del 1539 conta appena quattro esemplari nella penisola, così come il rarissimo Miraculum naturae di Jan Swammardam del 1672, straordinario trattato sull’anatomia femminile corredato da tavole illustrate di pregio assoluto. Ma è l’unicità a rendere questa collezione veramente speciale: il Traicté des cinq Ordres d’Architecture del 1645, dedicato alle teorie di Andrea Palladio, è l’unica edizione esistente nelle biblioteche italiane.

    Come unico è l’esemplare dell’Isagoge physico-magico medica del 1631, peculiare trattato di astrologia di cui esistono solo due copie in tutta Italia. La Biblioteca di Agnone custodisce anche testimonianze della rivoluzione compiuta da Aldo Manuzio, che a Venezia inventò il libro tascabile moderno. Due edizioni aldine – l’Opera omnia di Giovanni Pontano del 1518 e gli Strozii poetæ del 1513, il volume più antico della collezione – raccontano come il sapere cominciò a viaggiare nelle tasche di studiosi e lettori.

    Accanto a questi, classici in formato ridotto di Pindaro, Orazio, Virgilio, Terenzio, Petrarca e Tasso compongono un catalogo della conoscenza rinascimentale. Chi alza lo sguardo dalle pagine ingiallite scopre un’altra unicità: i soffitti lignei settecenteschi, restaurati nel 2003, ospitano un ciclo di dipinti a tema alchemico commissionati dall’ordine francescano a maestranze napoletane. L’unica testimonianza dell’iconografia alchemica francescana giunta fino a noi, studiata dal professor Mino Gabriele dell’Università di Udine nel saggio “Il primo giorno del mondo” (Adelphi, 2016). Arte e scienza, spirito e materia, convivono sotto le volte affrescate dove il sacro si fa cifra ermetica.

    «Baldassarre Labanca ci ha lasciato un’eredità preziosa, siamo orafi che battono a fino, incidono, lustrano e serbano con materno ardore», dichiarano con orgoglio i custodi di questo tempio librario. Parole che risuonano come un manifesto in tempi di ‘desertificazione culturale’: «Come i monaci medievali, innalziamo la roccaforte dell’intelletto e dello spirito, e respingiamo l’invasione dei barbari». Dal 2004, la Mostra permanente del libro antico permette a studiosi e visitatori di immergersi in secoli di pensiero: filosofia, teologia, medicina, architettura, diritto, scienze naturali.  

    Un viaggio che iniziò 115 anni fa con la firma di un re e la visione di un filosofo, e che continua oggi a Palazzo San Francesco, dove la provincia italiana dimostra che la grandezza culturale non conosce periferie. Quotidianamente ad accogliere i visitatori ed illustrare loro quel viaggio, ci sono Fabrizio Meo ed Antonio Camperchioli, profondi conoscitori dei saperi conservati tra le mura dell’ex convento francescano. In definitiva, tra le montagne del Molise, ad Agnone, batte forte il cuore pulsante della cultura del Mezzogiorno. E lo fa da 115 anni, un giorno dopo l’altro, una pagina dopo l’altra.

    Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

    Lascia un commento