• Cultura
  • Laboratori, convegni e dibattiti: l’Italo Argentino ospita la due giorni del “Festival delle migrazioni”

    Tutto pronto ad Agnone per il ‘Festival delle spartenze. Migrazioni e Cultura’. Una due giorni di laboratori, convegni che verrà ospitata al teatro Italo-Argentino. L’iniziativa rimbalzerà fino a Montreal, in Canada, nel prossimo mese di novembre per poi tornare in territorio altomolisano. Organizzata dall’associazione ‘AsSud’ di Paludi (Bn), l’idea porta la firma del direttore artistico Giuseppe Sommario che in questi anni ha avviato confronti con pensatori e istituzioni contribuendo a portare al centro del dibattito pubblico e mediatico i temi dell’emigrazione attraverso le storie di chi è partito e di chi è rimasto.

    Il direttore artistico dell’evento, Giuseppe Sommario

    Il 22 e il 23 ottobre la cittadina delle campane ospiterà l’evento per affrontare con nuove prospettive e nuove proposte il tema del fenomeno migratorio. Qui il festival farà poi ritorno nuovamente a novembre dopo una sosta a Montreal” affermano gli organizzatori. “Andata e ritorno come in ogni viaggio – aggiungono – Il viaggio resta il tema centrale del Festival che nasce con l’intento di unire e condividere le storie dei migranti e della terra che li ha visti andare via, di creare una rete di persone e di memorie collettive. Spartire, infatti, significa partire, dividere – che è quello che fa l’emigrazione -, ma significa anche condividere. Durante questo primo appuntamento molisano saranno tanti gli eventi che coinvolgeranno il territorio, le scuole e quelle giovani generazioni che sognano spesso di andare via. Negli ultimi anni è sempre più evidente la dicotomia tra l’aumento esponenziale degli italiani al di fuori dell’Italia e sempre più comuni spopolati o quasi abbandonati nelle varie regioni della penisola”.

    Cosa ne sarà di questi luoghi? Secondo Sommario: “Non si capisce chi ha più coraggio. È coraggioso chi resta, è coraggioso chi parte ed è coraggioso chi ritorna. La ‘restanza’ è una categoria antropologica che è speculare alle partenze. In realtà l’identità di chi resta si ridefinisce grazie alle spartenze. Vito Teti diceva che ‘la comunità di chi parte e la comunità di chi resta per tutta la vita si inseguiranno sapendo che mai si potranno ricongiungere e mai si potranno separare. Essere a casa, sentirsi a casa, tornare a casa, chi o che cosa chiamiamo casa? La nostalgia che assale chiunque sia costretto a partire, a emigrare per lasciare il luogo che chiama casa’. Attraverso laboratori, teatro, cinema, convegni, dibattiti si cercherà di dare voce ad un confronto-racconto dei migranti di ieri e di oggi, evidenziando parallelismi e divergenze delle traiettorie narrate. Un raduno di artisti e pensatori offriranno delle nuove prospettive e apriranno nuovi orizzonti sul tema in modo da poter elaborare proposte di intervento e gestione del fenomeno migratorio passato e recente”.

    L’obiettivo del festival è riattivare processi generativi nei borghi in cui si vive un forte spopolamento attraverso il coinvolgimento dei più giovani a cui trasmettere i valori dell’appartenenza al proprio territorio.

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